Cultor College

 


L'Autore:
JosephBloom, vanta un'esperienza di quarant'anni a New York, e nell'area di San Francisco, come pianista concertista.

Joe Bloom
Joe inoltre è un abile insegnante sia con i principianti, giovani e meno giovani, che con gli studenti di livello avanzato
alla ricerca di una svolta definitiva per la loro carriera professionale nella musica.

Hanno scritto di lui: "Un pianista di prim'ordine" (The New York Times).
"Un maestro al lavoro" (The Washington Post).
"Joe non è solo un grande pianista, ma un maestro che rende l'apprendimento della musica un'esperienza gioiosa "Roy Doughty, scrittore, conduttore radiofonico.
"L'ampiezza e la profondità delle sue competenze musicali e delle sue performance è fenomenale. La sua paziente persistenza tira fuori il meglio di noi" (Dr. Margaret Harrington, San Francisco).

In questo intervento per Cultor, propone il punto di vista di un musicista sullo spazio e la forma, lo stesso presentato nel capitolo X del suo libro: "Un viaggio attraverso le Arti".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Come percepiamo lo spazio
nella maggior parte dei dipinti (e delle fotografie)

di Joseph Bloom

 


1. Pittura, come caso limite della narrazione letteraria
 
Il narratore letterario può prendere tutto il tempo che vuole per descrivere un evento specifico. Se si permette che questo tempo cresca senza limiti e si fa sì che la durata in cui l'evento si è verificato si riduca, si finisce con una narrazione perpetua di un singolo momento nel tempo. Se questa narrazione è in forma visiva, abbiamo un dipinto, o almeno quello che rappresenta un evento.
 
2. Due spazi diversi
 
Come avviene per la pellicola (o per un'immagine digitale), lo spazio di un dipinto è fisicamente impenetrabile. Se proviamo a toccarlo, la realtà che contiene svanisce e si trasforma in qualcosa d'altro: pigmento. Se proviamo a vedere di più, o vederlo da una prospettiva diversa, si scopre che il suo aspetto rimane invariato. Siamo in due spazi differenti.
 
3. La cornice
 
La cornice del quadro media tra questi due spazi. Non è però un limite tra i due, perché neanche lo spazio sembra finire in qualche punto. Lo spazio del dipinto, se il lavoro è una rappresentazione, ha una continuazione implicita sopra e sotto la cornice, a destra come a sinistra.

Sembra anche continui indefinitamente sia lontano da noi che verso di noi. E' solo se ci voltiamo, o guardiamo in una direzione diversa, per confermare questa impressione, che questa estensione viene a mancare, ma in questo caso tutto lo spazio artistico scompare anche se questo punto è discutibile.

Lo spazio di tutti i giorni, a sua volta, sembra includere come parte di sé la porzione di parete occupata dal dipinto, dalla tela e dai colori.

Così entrambi gli spazi sembrano allargarsi all'infinito, né interferiscono l'uno con l'altro, con nessun punto comune ad entrambi.
 
4. La piena espressione di una forma
 
Liberato dal tempo e dalla causalità, un oggetto rappresentato può esibire proprietà che sarebberro impossibili nella realtà quotidiana. Un albero in una foresta fitta non può estendere i suoi rami come farebbe crescendo solitario in un giardino botanico;

la forma insita nel suo DNA non è mai realizzata.

Tuttavia, non importa quanto spazio possa occupare un dipinto, il pittore può rivelare tutti gli aspetti della forma intrinseca del suo soggetto.
 
5. Con il tempo sotto il controllo dello spazio, tempi diversi possono esistere nello stesso spazio
 
Lo spazio nella pittura non è strettamente legato a un dato momento particolare, un tempo unico non si estende coeso in tutto il lavoro. Per esempio, diverse parti di una pittura possono rappresentare diversi eventi o fasi della vita di un soggetto comune. Anche in una singola porzione di spazio, un oggetto può manifestare simultaneamente le proprietà dei diversi stadi della sua evoluzione normale.
 
6. Un altro modo in cui lo spazio ora controlla il tempo.
 
Il dominio dello spazio sul tempo si presenta, in fotografia, nella capacità di rivelarci forme spaziali normalmente nascoste nel tempo di tutti i giorni, come un momento dal percorso di un proiettile o il moto diurno delle stelle nel cielo in ore diverse. I tracciati delle stelle sono puramente spaziali, non danno informazioni su come il percorso è stato creato attraverso il tempo, a quale velocità, in quale direzione, ecc. Una volta che un pittore viene a conoscenza di qualcosa attraverso una fotografia, è libero di rappresentare la stessa cosa.
 
7. Sensazioni immaginarie ci permettono di entrare nello spazio del lavoro
 
Gli unici dati che arrivano direttamente ai nostri sensi dalla pittura passano attraverso la vista. Anche se la vista ci esclude dallo spazio artistico le sensazioni immaginarie del tatto, dell'olfatto o dell'udito, che sono stimolate da ciò che vediamo, ci permette di percepire lo spazio come se fossimo al suo interno.
 
8. Fotografia considerata separatamente dalla pittura



I rapporti tra tempo e spazio nella fotografia riguardano la correlazione tra il tempo di esposizione e i contenuti. Il nero rappresenta il caso limite di tempo minimo di esposizione. Sia la nostra retina che le pellicole e i sensori fotografici richiedono almeno un tempo minimo di esposizione. In caso contrario, il tempo sarebbe scomparso e tutto risulterebbe nero. Per la coscienza, però, il nero è un colore piuttosto che l'assenza di sensazioni.
Con l'aumento del tempo di esposizione è aumentata cessa l'assenza di presenza, la presenza diventa colore, il colore diventa forma e la forma diventa oggetto. Quando si fotografa un oggetto in movimento, quanto aumenta il tempo di esposizione, il percorso statico del moto alla fine prevale sull'identità dell'oggetto in movimento.
 
9. Differenze tra pittura e fotografia
 
Fotografia e pittura occupano la stessa posizione nello spettro perché non ci sono differenze salienti tra loro nel modo in cui abbiamo esperienza del tempo e dello spazio. Invece ci sono differenze interessanti durante la fase di creazione. Una fotografia cattura una scena tutta in una volta ed è poi sviluppata in un certo periodo di tempo e al buio (per quanto riguarda la pellicola, in tempi minori ma sempre in un ambiente scuro, nel digitale). Un dipinto inizia, invisibile, alla luce, si sviluppa gradualmente, ma rimane visibile per tutto il tempo. Qualsiasi effetto che è possibile ottenere attraverso la pittura è possibile ottenerlo attraverso la fotografia, e viceversa. Per esempio, l'esposizione multipla è più facilmente ottenibile nel campo della fotografia, ma l'aspetto che crea è altrettanto rappresentabile dal pittore.