Cultor College

Cos'è la fotografia documentaristica - 1

di Rod Purcell - Università di Glasgow


L’Autore

Rod Purcell è nato a Londra. Nel corso degli ultimi 20 anni ha viaggiato, studiato e fotografato in Europa, Asia e Nord Africa. 

Attualmente vive in Scozia, lavora presso l'Università di Glasgow, dove scrive, insegna e fotografa nell’ambito della sua specializzazione in azione sociale e cambiamenti culturali.  

E’ anche membro della Royal Geographical Society.


Introduzione

Per spiegare perché è diventato fotografo Joseph Rodriguez ha detto: "Da bambino mi dicevano sempre di stare zitto, di capire quando era il caso di parlare. Pensavo che non avrei mai potuto far sentire la mia voce. Ora la fotografia è la mia voce” (Light: 142).

Anche per molte altre persone questo è il motivo per diventare fotografi: la fotografia è la nostro voce, il nostro modo di capire il mondo, di comunicare con esso e la fotografia documentaria (o documentaristica) risulta quindi essere un forma evidente di questa pratica.

Questo saggio discute un personale progetto fotografico documentaristico realizzato in Tibet, esplorando più in generale la questione: cosa è la Fotografia Documentaristica?
In tal modo vengono discussi un certo numero di temi interconnessi:

· La fotografia documentaristica è una specializzazione a sè
· Qual è il rapporto tra il documentare e il cambiamento sociale
· Qual è il rapporto etico e pratico tra il fotografo e il fotografato
· Quanto è importante l'estetica nella produzione di un lavoro documentaristico
· Qual è il rapporto tra la fotografia documentaria e l'arte

La mia pratica fotografica recente si è basata su ciò che può essere definito un approccio 'flaneur': vagare in luoghi visivamente interessanti, producendo singole fotografie di incontri casuali, guidato dalla qualità estetica piuttosto che dal contenuto, pensando al significato più tardi.
Con parte di questo materiale ho anche prodotto una breve monografia (Purcell 2005).

Il progetto sul Tibet aveva diverse motivazioni. L'intenzione era produrre una narrazione visiva coerente che esplorasse gli effetti della globalizzazione, del turismo di massa e dell'occupazione cinese sulla cultura del Tibet.
Inoltre volevo produrre materiale per una mostra, sollevando la questione del Tibet e dei rifugiati tibetani, analizzando la comprensione dei processi sociali e culturali in gioco, collaudando così anche la mia personale pratica fotografica.

Tutti  obiettivi che rendevano difficile il lavoro che richiedeva indagini approfondite. In Tibet la popolazione cinese è comprensibilmente indifferente agli occidentali. Nelle città la popolazione tibetana è molto cauta, sapendo che le relazione con gli stranieri sono sotto attento controllo delle autorità cinesi.

Nel mese che ho trascorso in Tibet, non sono stato in grado di riallacciare quei rapporti interpersonali che mi avrebbero permesso di esplorare la cultura tibetana ad un livello più profondo.
Sono stato attento a non produrre semplice propaganda sia attraverso la costruzione delle immagini che con la compilazione delle didascalie.

Jacobson ha sottolineato  l’importanza del testo per documentare: "Dovrebbe essere assolutamente chiaro a tutti che le belle immagi non sono sufficienti. È necessario il testo, servono titoli, ottime didascalie, introduzioni chiare, un buon testo per amplificare ed espandere il senso di quello che le foto stanno proponendo, inserendole in un contesto e dando loro significato" (Light: 181).

Le fotografie sono interpretate semioticamente in modi diversi dallo spettatore, a seconda di come vengono proposte, possono influenzare significativamente la lettura della fotografia.

Queste immagini tibetane possono, ad esempio, essere lette come documenti dell'oppressione e dell'imperialismo culturale oppure come prove del successo della modernizzazione e dello sviluppo del paese.
Per questo in una recente mostra di questi lavori le didascalie erano limitate a identificare il luogo dello scatto.
Nel libro (Purcell 2006) le didascalie sono le stesse con un breve testo che fornisce un contesto per le immagini.

Vi è un’ulteriore difficoltà nel cercare di andare oltre la produzione di immagini stereotipate. Le persone ritratte nelle fotografie sono cinesi, tibetani e turisti occidentali. Questo cosa dovrebbe significare, cosa possiamo dire delle fotografie di gruppi etnici?
I tibetani giocano a biliardo, lo hanno imparato dai cinesi che lo hanno appreso dagli Stati Uniti. Giocare a biliardo, per alcuni individui, può  sostituire la  pratica buddista.
Questo è un bene o un male e in base a quali termini esprimiamo questo giudizio?

Anche se le fotografie ci possono mostrare che luoghi specifici del Tibet somigliano a qualcosa di simile a questo, le fotografie ci dicono altro che non confermi ciò che già pensavamo?
Sontang (1977) si spinge ulteriormente avanti su questo punto e usando l'analogia della caverna di Platone suggerisce che la fotografia può costituire soltanto un’“ombra” della realtà.

La discussione che segue sulle fotografie è basata sul tentativo di vederle attraverso la lente della teoria sociale, attingendo idee intorno alla pratica della vita quotidiana (De Certeau 1998), le rappresentazioni dello spazio e lo spazio della rappresentazione (Lefebvre, 1991), lo spettacolo (Dubord 1992, 1998) ed i flussi delle persone, dei capitali, della cultura, ecc (Castells 1977).

Accanto a questa analisi del contenuto c’è la costruzione estetica della fotografia che la fa funzionare come un'immagine. Come possiamo vedere nei contributi della letteratura (vedi seconda parte del saggio), la tensione creativa tra il contenuto e l'estetica è il nucleo di una fotografia di successo (Friday 2002), ma è difficile da raggiungere.

In questa parte del lavoro, a volte, sono stato più preoccupato del contenuto (che racconta la storia) rispetto alla forza delle immagini come opere d'arte. Riflettendoci credo che se avessi adottato il mio solito metodo fotografico forse avrei prodotto fotografie più “forti”, ma un prodotto documentario più debole.

Ciò probabilmente riflette il livello delle mie capacità, sono sicuro infatti che Walker Evans sarebbe riuscito con successo a soddisfare al meglio entrambe le esigenze.


La prima immagine è di Barkhor, che è sia una piazza che una componente importante del circuito del pellegrinaggio. La fotografia è scattata dal tetto del Tempio Jokhang, centro del buddismo tibetano. In lontananza si intravede il Potala, ex residenza del Dalai Lama e del governo del Tibet.

Barkhor è uno luogo significativo: è il punto finale dei pellegrini a Lhasa, è il luogo delle proteste contro l’occupazione della Cina e dove alcuni manifestanti sono stati uccisi, è sotto costante sorveglianza dalle forze di sicurezza con telecamere a circuito chiuso. E' un punto di riferimento per i turisti e un patrimonio dell'umanità, dove finisce la tradizionale Lhasa tibetana e inizia la città nuova di impronta cinese.

La fotografia rappresenta il flusso di gente, della cultura e del potere, la pratica religiosa e l’ingannevole spettacolo per il turista, dove la pratica quotidiana del buddismo tibetano può essere vista come resistenza all'occupazione.

Esteticamente, penso che la fotografia funzioni a causa dei riflessi sulla pietra bagnata, gli schizzi di colori e la rappresentazione delle persone nello stile di Laurence Stephen Lowry.



Al di fuori del tempio Jokhang i pellegrini stanno arrivando e pregano di fronte al cancello principale, come hanno fatto per diverse centinaia di anni.

Questo, per i Tibetani, è un sito e una pratica di notevole importanza sociale, culturale, religiosa e politica.
I cinesi hanno etichettato il sito come 'patrimonio mondiale', promuovendolo come spettacolo turistico.

Nella foto un turista cinese cattura la scena su una fotocamera digitale. La donna al centro dell’inquadratura è piegata quasi a sottomettersi all’egemonia cinese, diventando un simbolo per un più ampio cambiamento  del contesto sociale e del processo politico di oppressione.



Questa è un'altra fotografia all'interno dello spazio di Barkhor. In evidenza c'è un grande bruciatore d’incenso che segna parte del circuito di pellegrinaggio.

Penso che questa imagine sia senza tempo in quanto avrebbe potuto essere scattata uguale (in bianco e nero) nel XIX secolo, anche se la giacca Toshiba dell’operaio pone saldamente la scena nel XXI secolo.

Il fumo dal bruciatore può essere visto come attività rituale tradizionale e resistenza contro i tentativi di repressione del buddismo.
D'altra parte diventa uno spettacolo turistico da fotografare.



Una famiglia raggruppata nel Barkhor: al centro si vedono i tibetani che percorrono la kora (circuito del pellegrinaggio) in modo tradizionale, in senso orario. L’ eccezione è un fotografo cinese che cammina nella direzione opposta (indifferenza o ignoranza?).

Questo spazio era il centro sociale e del commercio a Lhasa, ma il forte controllo esercitato sulla zona dalle forze di sicurezza, ormai lo ha privato di queste caratteristiche.

Ora è gestito come 'patrimonio mondiale' il che gli conferisce un nuova serie di miti e di significati. Le bandiere celebrano i 40 anni dell’annessione del Tibet alla Cina. Hanno sostituito le tradizionali bandiere di preghiera che di solito adornano le costruzioni religiose, creando un nuovo spazio e un’altra forma di repressione e contestazione politica.



Dietro le quinte: un banco di frutta e verdura in un cortile residenziale tibetano con una bandiera cinese che domina la scena, come se fosse una dichiarazione di potere politico.


Nel centro storico e nella tradizionale area commerciale tibetana di Lhasa un lavoratore tibetano col suo nuovo acquisto che risalta nell’inquadratura: un DVD cinese.

Sullo sfondo si vendono oggetti  tradizionali dell’artigianato tibetano, mentre un monaco e ombre di altri tibetani sembrano scomparire dall’inquadratura.

Il DVD suggerisce la predominanza dei nuovi prodotti importati, della sfavillante e superficiale cultura globale rispetto ai solidi prodotti dell'artigianato tradizionale e alle credenze e pratiche religiose.



Cameriere in un night club per turisti occidentali (Lo Yak Crazy) eseguono un mix di danze locali tradizionali con un paesaggio tibetano idealizzato sullo sfondo.

Questo rappresenta una sottomissione al turismo e una svalutazione della cultura tradizionale. Tuttavia, l'espressione facciale del disprezzo da parte della cameriera sulla destra è forse l'unica forma di resistenza a sua disposizione data la realtà economica e politica della sua vita.
La fotografia è stata fatta  con un flash incorporato; in parte per necessità, ma anche giocando sul fatto di realizzare un’immagine proprio come un turista.



Il biliardo è il passatempo da strada principale degli uomini cinesi, un’abitudine acquisita anche dai disoccupati tibetani. Molte botteghe nella zona vecchia di Lhasa si sono trasformate in piccole sale da biliardo. Simboleggiando la penetrazione della cultura globale.

Il biliardo è in contrasto con i manifesti religiosi alle pareti e il simbolo di buon auspicio dipinto sulla porta.

Le condizioni economiche sono indicate dallo stato di degrado dell'edificio e dal divano rotto.

Un'atmosfera di desolazione è create dalla significativa assenza degli stessi tibetani.



Un negozio di vestiti e materiale nella vecchia Lhasa. La maggioranza dei capi è realizzata in fabbriche di proprietà cinese.

I manichini bianchi, occidentali, guardano fuori come un razza aliena in un paese straniero: una metafora per il turismo occidentale?

La disposizione simmetrica, militaresca, dei manichini, conferisce forza alla composizione dell’immagine. 



Questa foto mostra un giovane ragazzo tibetano mentre guarda un DVD su una bancarella di strada.

I DVD in vendita promuovono musica pop e film cinesi. C’è anche una scelta di videogiochi. Nella bancarella a fianco sono venduti falsi occhiali da sole firmati.

Forse le fiamme sul vestito del ragazzo, suggeriscono la distruzione della sua cultura a causa del suo interesse per un futuro elettronico globale?


Questa è la notte a livello di interfaccia tra la vecchia Lhasa e la nuova città cinese.
Le pensiline degli autobus ospitano pubblicità, illuminata e brillante, di merci cinesi, mentre altri prodotti sono promossi con una serie di manifesti. Dietro a questa facciata luminosa si intravede della gente in un negozio e altra in un appartamento al primo piano.  

La foto suggerisce che dietro al consumismo della città nuova, la gente viva esistenze per lo più nascoste: che cosa fanno, come vivono, cosa pensano?

Le fotografie possono porre queste domande, ma non possono dare risposte.



Tibetani in attesa di un autobus. La foto suggerisce povere condizioni ambientali, passività ed impotenza. Anche se questa gente può avere molte cose in comune non vi è alcuna interazione; sono individui persi nelle loro preoccupazioni e nei loro pensieri.

Questa fotografia è stata uno ‘scatto al volo’ dall'interno di una Toyota Landcruiser.
Anche se questo ha comportato un'immagine sfocata, riflette anche la transitorietà e la distanza del coinvolgimento occidentale nella vita dei tibetani.



Una fotografia di un gruppo di monaci in una sessione di dibattito in cui sono discussi e studiati i concetti di filosofia e religione.
La foto suggerisce comunità e fraternità.

I cinesi hanno cercato di controllare le attività dei monasteri imprigionando molti monaci e limitando il loro numero.
Vivere come un Monaco può essere visto come un atto di resistenza e sostegno delle credenze e della cultura tradizionali.



D’altra parte i tibetani hanno adottato ed utilizzano la tecnologia moderna. Questo monaco ha interrotto il suo insegnamento per leggere un messaggio di testo. Si trattava di questioni personali o religiose?

La fotografia pone una domanda sull’interrelazione tra il tradizionale e il nuovo.



Giovani monaci novizi vestiti in abiti da cerimonia si stanno affrettando a praticare una cerimonia tradizionale. La tensione si può chiaramente vedere nei loro volti e le geometrie ripetute dei cappelli e delle braccia conferiscono struttura alla foto.

La cerimonia era per salutare il Panchen Lama (la seconda più alta carica buddista in Tibet). Tuttavia, il 'vero' Panchen Lama è stato arrestato dai cinesi e non si sa dove si trovi.

Il Panchen Lama in visita è il figlio di un funzionario comunista. La cerimonia quindi comporterebbe la legittimazione del potere politico da parte della tradizione religiosa, ma  funziona, invece, come uno spettacolo vuoto.


Nella revisione del lavoro svolto è stato chiaro, per l'autore, che con l'aggiunta di varie etichette, didascalie e testi, le fotografie possono essere riposizionate ed inquadrate come uno studio etnografico della cultura contemporanea tibetana con poco riferimento alle dimensioni politiche più ampie dell'occupazione cinese, o uno studio sociologico visivo sulle reti sociali dei monaci.

Potrebbe anche essere diviso in una serie di tradizionali storie fotogiornalistiche: ad esempio l'adozione del biliardo come principale passatempo tibetano, il crescente utilizzo di DVD e giochi per computer o un pezzo pittoresco sui monaci che usano i telefoni cellulari.

E’ inoltre possibile attuare il gioco dell’arte postmoderna presentando le fotografie come un progetto documentario, usando però didascalie provocatorie per smascherare o smontare un altro insieme di significati impliciti (vedi Grundberg 2003: 169).

Oppure produrre semplicemente una serie limitata di ritratti di monaci per venderli nelle gallerie private.

Dietro a tutti questi approcci ci sono questioni etiche sul consenso e la valorizzazione dei soggetti.


> Cos'è la fotografia documentaristica - 2
Discussione della letteratura - Una panoramica sociologica


Consulta anche:

Last modified:
Friday - June, 23-2011



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