Anamorfismo, Anamorph

Cultor College


Anamorfismo
l'illusione ottica nell'arte e nella vita quotidiana

di Phillip Kent


L'Autore

Phillip Kent è un ricercatore matematico, specializzato in tecnologie dell'informazione, che insegna all'Università del Sussex, in Gran Bretagna.

Lo studio dell'Anamorfosi fa parte di un progetto di ricerca, sviluppato sul sito Art of Anamorphosis, che coinvolge matematica, scienza ed arte, attraverso l'espressione visiva.


Un modo non convenzionale di vedere

Un'anamorfosi è un'immagine deformata che appare nella sua vera forma quando viene visualizzata in qualche modo "non convenzionale".

Secondo il Webster's Dictionary è: "Una proiezione distorta o mostruosa, o la rappresentazione di un'immagine su un piano o una superficie curva, che se vista da un certo punto, o riflessa da uno specchio curvo, o attraverso un poliedro, appare regolare e in proporzione".

In una comune forma di anamorfosi, solitamente definita "obliqua", l'anticonformismo nasce dal fatto che l'immagine deve essere vista da una posizione molto lontana dalla posizione abituale da cui normalmente ci si aspetterebbe di guardare l'immagine. (Consulta come esempio le opere anamorfiche di Eduardo Relero)


In un'altra forma, a volte definita "catottrica" (riflessione della luce), l'immagine deve essere vista riflessa in uno specchio deformante (forme tipiche sono cilindriche, coniche e piramidali).
L'artista ungherese István Orosz
ha prodotto alcuni bellissimi esempi di questo tipo.


Gli ambasciatori

Un esempio particolarmente noto di anamorfosi obliqua si trova nel dipinto: "Ambasciatori" esposto alla National Gallery di Londra.

Nella parte inferiore di questo quadro vi è una forma oblunga, che, se guardata da una particolare angolazione (e solo da quella) appare come un teschio umano.

Il cranio, infatti, è visibile nella sua vera forma solo se lo visto dal lato destro, molto vicino al piano del dipinto.

Consulta lo studio specifico su "Gli Ambasciatori" di Hans Holbein


Gli usi dell'anamorfosi

Di gran lunga l'uso più comune del disegno "anamorfico" (anche se di tipo approssimativo) è nella segnaletica stradale orizzontale.
Il problema è che le iscrizioni devono essere visualizzate dagli utenti della strada con un occhio, "una posizione", anticonvenzionale: da un angolo basso, in cui l'effetto di scorcio (cioè la contrazione apparente di oggetti che si muovono più lontano) è quello di schiacciare in modo significativo la dimensione verticale. Ecco un esempio tipico:

Vista di fronte e da lontano, l'altezza della freccia ha lo stesso aspetto, come l'altezza della parola CAR sotto di essa. Vista di lato, possiamo vedere che la freccia è in realtà lunga più del doppio della parola. (Al contrario, ovviamente, se la freccia fosse della stessa altezza della parola allora apparirebbe molto più piccola, circa la metà).
Nota: la segnaletica è generalmente basata sull'allungamento e quindi strettamente parlando non si tratta di anamorfismo obliquo. L'anamorfismo, infatti, non è semplicemente allungamemnto lineare dei tratti.

Nei secoli passati, i disegni anamorfici sono stati usati anche come "immagini segrete", a volte per nascondere disegni erotici, a volte immagini politicamente proibite, come questo ritratto del re inglese Carlo I che circolava tra i simpatizzanti monarchici dopo l'esecuzione del re nel 1649:


Che cosa ha a che fare col trompe l'oeil ?

L'anamorfosi obliqua è strettamente legata ad una tecnica artistica chiamata trompe l'oeil (in francese "inganna l'occhio"). Entrambe queste due tecniche utilizzano la prospettiva per creare un'immagine "truccata", ma la differenza sta nella natura del trucco.

Con l'anamorfosi, allo spettatore è presentata un'immagine che non ha senso se vista in modo convenzionale, così lo spettatore deve cercare il punto di vista "non convenzionale" da cui risolvere il trucco.

Nel trompe l'oeil, lo spettatore in piedi in una particolare (e di solito convenzionale) posizione, cade nella trappola e vede un'immagine inventata, come se fosse reale. Uno degli esempi più belli di questa tecnica è l'affresco sul soffitto della Chiesa di S. Ignazio a Roma, realizzata da Andrea Pozzo nel 1691-1694. Un tetto semi-circolare, si trasforma in una fantastica immagine del cielo, in cui S. Ignazio ascende al paradiso:

Affresco nel soffitto della Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola in Campo Marzio a Roma (1685) di Andrea Pozzo.


I trompe l'oeil disegnano il "trucco" dal punto di osservazione previsto.
Se viste lontano da quel punto (come nella foto di destra) le architetture immaginarie appaiono distorte in modo allarmante.

Pozzo stesso ha spiegato: "Da quando la prospettiva non è che una contraffazione della verità, il pittore non è obbligato a far sembrare reale ciò che è visto da qualsiasi parte, ma solo da un determinato punto". (M.H. Pirenne, Ottica, pittura e fotografia, p. 90). Infatti l'abilità di Pozzo ha fatto sì che nel dipinto non risultasse l'estrema curvatura del soffitto, in maniera tale che il cervello ha potuto compensare la visualizzazione a distanza dal punto di vista della prospettiva (vedi Michael Kubovy, La psicologia della prospettiva e del Rinascimento, 1986).

Giocando con le convenzioni del vedere, sia trompe l'oeil che l'anamorfosi dovrebbero ricordarci che quello che si vede ha molto a che fare con ciò che si sta cercando, o si vuole vedere.

Quello che vedi è ciò che ottieni?

Ci piace pensare che vedere è una sorta di percezione "diretta" della realtà. Ma in realtà il nostro cervello è chiamato costantemente ad interpretare e dare struttura agli input visivi grezzi trasmessi dai nostri occhi.

Esaminiamo le situazioni quotidiane come vedere una porta aperta, o un edificio mentre camminiamo lungo la strada.
Immediatamente, diamo a questi oggetti una forma stabile, rettangolare, che sorprendentemente non sembra cambiare mentre ci muoviamo rispetto all'oggetto, ma in realtà la forma che vediamo è proprio quella reale ?


Ci sono alcuni piccoli dettagli da considerare (che hanno a che fare con la visione binoculare e anche col fatto che una macchina fotografica non "vede" come l'occhio umano), ma fondamentalmente il cervello sta facendo una scelta: "vede" una forma rettangolare che appare distorta a causa di parti che sono più lontane rispetto ad altre.
Una forma non rettangolare, poteva sembrare uguale, ma noi non ci aspettiamo di vedere tali forme.
L'illusione della "stanza di Ames" espone brillantemente il fatto che il tipo di aspettative che abbiamo si applica automaticamente a quello che vediamo.

"Preferiamo un mondo ordinato, schemi regolari, forme familiari e quando si verificano difetti o distorsioni, purchè non siano troppo gravi, gli occhi della nostra mente li riordinano. Vediamo quello che vogliamo o ci aspettiamo di vedere ..."

"... in un qualsiasi momento noi non vediamo mai l'insieme di qualsiasi oggetto solido, anche per vedere l'intera superficie di un oggetto così semplice come una sfera, sono necessari sei punti di vista successivi ... Ma noi accettiamo con un solo sguardo che sia una sfera:.. completiamo la visione col presupposto che si tratta di una forma coerente e la più semplice possibile, infatti potrebbe essere una qualsiasi delle innumerevoli forme che sono solo in parte sferiche.
C'è una fontana a Granada dove ai visitatori si racconta la storia di un califfo arabo che stava per nominare un Gran Visir: per scegliere invitò i candidati ad identificare un oggetto poggiato o galleggiante in acque poco profonde. Tutti tranne uno dissero subito che si trattava di un'arancia. Uno, invece, prima la raccolse, e identificandola come mezza arancia, ottenne la promozione".
(Lawrence Wright, Prospettiva in prospettiva, pagine 27, 24).




Last modified: Tuesday, March 01 -2011


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