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Zanabazar
il Michelangelo dell'Asia


Ondor Gegeen Zanabazar (Mongolia 1635-1723) è stato definito il "Michelangelo dell'Asia" per aver propiziato la rinascita della spiritualità, della lingua, dell'arte, della medicina e dell'astronomia.

Zanabazar era figlio del Khan Tusheet, uno dei capi della Mongolia, nel XVII secolo, lontano discendente di Gengis Khan, il fondatore dell'Impero Mongolo.

Le sue inclinazioni spirituali furono subito evidenti: nel 1639 venne riconosciuto come capo della setta Sakya del Buddismo.

Nel 1647, a 12 anni, fondò il monastero Shankh.
Ma Zanabazar non fu solo monaco illuminato, fu anche grande artista, uno dei personaggi più rilevanti della storia politica, religiosa e culturale del suo paese.

Fondò la scuola mongola di arte buddhista, che eccelse soprattutto nella scultura.

Nel 1640, nel corso di un viaggio in Tibet, fu riconosciuto sia dal Panchen Lama che dal Dalai Lama come Buddha vivente e considerato la prima incarnazione mongola del Buddha Avalokiteshvara.
Gli venne attribuito il titolo di Bogd Ghegheem e il nome poetico di Undur Ghegheen (il Santo più alto).

Nell'immagine a fianco: l'impronta delle mani di Zanabazar.


Zanabazar si dimostrò anche politico di notevole spessore morale in un periodo molto difficile per il suo popolo.
In Mongolia introdusse molte innovazioni, non solo nei cerimoniali, avviando la costruzione di numerosi templi e monasteri.

Grande e stimato erudito, astrologo, medico, linguista e poeta, scrisse numerose preghiere e composizioni musicali, ma è conosciuto soprattutto per le sue sculture incomparabili, che risultano essere tra le più grandi opere di arte buddista mai create.

Molti pensano che Zanabazar abbia realizzato personalmente molti thankas e statue in bronzo del Buddha, ma molto più probabilmente i lavori che ci sono pervenuti furono prodotti nella sua scuola d'arte dove venivano istruiti i monaci più talentuosi.

In Mongolia sono conservate diverse opere a lui attribuite, che testimoniano la sua conoscenza delle proporzioni canoniche e dell'animo umano.
Tra queste, la Vajirataraa (nel monastero Gandantegcinlin a Ulan Bator), le 21 Taara (dari in mongolo), la stupa dell'Illuminazione (survag) e il dhyani-buddha, conservati nel Museo di belle arti.
Si tratta dei pezzi più significativi e incomparabili dell'arte buddista classica mongola.

A destra: Zanabazar raffigurato su un Thangka.


Risulta evidente dalle opere creative di Zanabazar e dalle altre sculture, eseguite dai seguaci della sua scuola, che questi artisti conoscevano anche i canoni dell'arte e della conoscenza umana della civiltà indiana.

Particolarmente belle sono le proporzioni e i volti dei tibetani ritratti in profonda meditazione, in cui vengono abilmente riprodotte tutte le caratteristiche (trentadue principali e ottantadue secondarie) del corpo ideale.


Successivamente, nelle diverse forme di scultura, tutti cercarono di seguire la scuola di Zanabazar. Alla fine del XIX secolo, questa forma d'arte creava principalmente oggetti per rituali religiosi, in particolare le spaventose e misteriose maschere tsam e quelle di cartapesta.

Nel 1686 Zanabazar scrisse il nuovo alfabeto Soyomb (il cui simbolo compare sulla bandiera mongola, come segno di libertà).

A fianco: la bandiera della Mongolia col simbolo Soyomb che, in sanscrito, significa "segno che si spiega da sè". La fiamma (l'etere) è auspicio di prosperità; il sole e la luna rappresentano la vita, lo yin yang sono il simbolo delle forze contrapposte e complementari dell'universo; i triangoli ricordano le punte di freccia a difesa dei nemici e i rettangoli simboleggiano probità e indipendenza.

Zanabazar, studioso del linguaggio, creò anche altri alfabeti e lo studioso Ragchaagiin Byambaa ha suggerito che siano stati realizzati per scrivere con un linguaggio, composto da tibetano, mongolo e sanscrito, per autilizzare meglio la fonetica di tutte e tre le lingue.

Attualmente vengono utilizzati principalmente dagli studiosi buddisti in Mongolia, per le iscrizioni sacre e ornamentali.





La leggenda della mano della dea

La compagna di Zanabazar era una donna del popolo, figlia di un pastore.

Anche lei era una grande artista e realizzava gioielli di bronzo per i templi.

Però era invisa ai lama tibetani, sia per il suo talento, ma soprattutto perchè avvicinava il marito alla nazione mongola, che loro disprezzavano.

Benchè presagisse che l'avrebbero uccisa, continuò a lavorare con fede e amore, dedicandosi soprattutto alle realizzazioni artistiche.

Ritornando da un lungo viaggio, Zanabazar scoprì che l'amata moglie era morta.

"Voglio vederla", disse, ma il corpo era già stato sbranato dagli animali da preda, secondo il rito funebre tibetano.

Del suo corpo era rimasta solo la sua bella e nobile mano, che splendeva tra l'erba come una gemma.

Distrutto dal dolore, Zanabazar scolpì venti piccole immagini della dea Tara (nell'immagine in alto, a fianco, quattro di queste piccole sculture, custodite nel museo di Ulan Bator; qui a destra un ingrandimento).

Nella ventunesima mise tutta la sua sofferenza e il suo amore.

Era il ritratto della sua compagna.

Particolari della stupa dell'Illuminazione

Qui di seguito il dettaglio della lavorazione di una delle opere più note di Zanabazar, la
stupa del'illuminazione, custodita nel museo di Ulan Bator.
I particolari delle decorazioni si riferiscono al basamento: il trono del leone.

Stupa dell'illuminazione, G. Zanabazar, XVII secolo, bronzo lavorato.

Trono del leone, particolare della Stupa dell'illuminazione di Zanabazar.

Variazioni tradizionali della decorazione del trono del leone decorato con gioielli.

Trono Leone: Vajra al centro della faccia principale.

Particolare del trono del leone che mostra un gioiello che esaudisce i desideri.

Particolare del trono leone che mostra le elaborate decorazioni con il leone bianco.

Particolare del trono leone con altre elaborate decorazioni e il leone bianco.

Particolare del trono del pavone con quattro Lokapala al centro della faccia principale.

Trono del leone con tre gioielli che rappresentano Buddha, Dharma e Shanga.

Shang Shang sulla faccia principale.

Il cavallo sul lato sud delle quattro facce principali.

Trono Shang per Amoghasiddhi che simboleggia la saggezza acquisita superando la gelosia.





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