Cultor College



Comprendere il Giappone:

Il tempio Yasukuni
rituale e memoria

di John Breen - Asia-Pacific Journal


Molti sostengono che il luogo più appropriato per comprendere lo spirito tradizionale del Giappone è il tempio shintoista di Yasukuni, dove sono sepolti ed onorati i caduti giapponesi nelle varie guerre. In questo articolo John Breen, della rivista Asia-Pacific Journal, presenta un quadro dettagliato delle caratteristiche e dei contrasti di questo tempio che, per il Giappone, rappresenta molto di più di un semplice luogo sacro.

John Breen è lettore di Giapponese e professore associato alla SOAS Università di Londra, Centro di Ricerche Internazionali sul Giappone.

Yasukuni (letteralmente significa "paese pacifico") è il tempio shintoista dove si onorano i kami (Kami 神 indica gli oggetti di venerazione nella fede shintoista, è un titolo onorifico per spiriti nobili e sacri, che implica un senso di rispetto o adorazione per la loro virtù e autorità), così vengono definiti quegli uomini, donne e anche bambini che hanno sacrificato la loro vita per la causa imperiale.


Il periodo Shōwa (昭和時代 Shōwa jidai, letteralmente "periodo di pace illuminata") è il periodo di storia giapponese corrispondente al regno dell'Imperatore Shōwa, comunemente chiamato Hirohito: va dal 25 dicembre 1926 al 7 gennaio 1989. E' stato il regno più lungo tra tutti quelli degli imperatori giapponesi.



Honden, il santuario principale. Gli stemmi sulle tende all'ingresso, sono quelli imperiali: il crisantemo a sedici petali. (Cortesia del tempio Yasukuni).




L'imperatore Hiroito visita il tempio Yasukuni prima della seconda guerra mondiale.




I visitatori solitamente lasciano un messaggio dedicato specificatamente a un loro caro caduto o più in generale a quello che rappresenta Yasukuni.



Chinkon è un particolare tipo di meditazione che serve "a fermarsi per calmare lo spirito".




La fontana votiva dedicata a "rifocillare" i soldati giapponesi morti per la sete.

Il Tempio

Il più importante tra i vari spazi rituali è l'Honden, il santuario principale. E' all'interno dei suoi recessi scuri che risiedono i kami. Lì, ogni mattina ed ogni sera dell'anno, i sacerdoti presentano le loro offerte.
L'Honden venne costruito nel 1872, l'Haiden (oratorio) nel 1901 mentre l'Archivio, in cementeo armato a prova di terremoto, è stato edificato nel 1972 con una donazione dell'imperatore Showa*, Hirohito.

Il complesso comprende anche altri siti importanti: a nord della sala di culto c'è il museo Yushukan e a sud il santuario Chinreisha o "spirito pacificatore", luogo di notevoli controversie.

Parlando di Yasukuni, è importante riconoscere che il santuario è innanzitutto un luogo rituale e che, proprio per questa ragione, custode di memorie complesse e conflittuali che devono essere approfondite.

Il santuario principale

Tra i riti che i sacerdoti celebrano a Yasukuni durante il corso dell'anno, i più importanti sono le grandi cerimonie di primavera ed autunno. Ciò che le contraddistingue è la presenza di un emissario (chokushi) della corte imperiale. Costui vestito con gli abiti di corte Heian, porta dal palazzo le offerte dell'imperatore: seta in cinque colori da aggiungere alle altre offerte che i sacerdoti piazzano di fronte ai kami all'inizio dei riti: birra, sigarette, acqua e vino di riso.
La dinamica di questo e di tutti i riti a Yasukuni comporta uno scambio: la propiziazione dei kami da parte dell'imperatore (nella persona del suo emissario) e dei sacerdoti con le offerte, mentre in cambio i kami offrono la benedizioni all'imperatore, al Giappone e a tutti i giapponesi.
La costante propiziazione dei kami serve ad evitare che cessino, anche per un momento, di donare la loro benedizione, perchè la loro benevolenza potrebbe trasformarsi in una forza negativa.
I rituali Yasukuni, quindi, hanno molto in comune con quelli di Chinkon, o spirito pacificatore. I riti ancestrali sono i più noti esempi del genere, come il culto degli spiriti collerici iniziato nel periodo Heian. I sacerdoti del santuario, tuttavia, insistono sul fatto che i kami devono essere considerati come antenati dei vivi e non come spiriti collerici.

Come abbiamo già sottolineato la connessione imperiale è fondamentale per comprendere Yasukuni e il significato dei suoi riti. L'emissario imperiale è il simbolo più evidente di questa connessione. Ai giorni nostri i principi imperiali partecipano regolarmente ai riti, anche se l'imperatore attuale, dopo il suo insediamento, non è più venuto e suo padre, l'imperatore Showa, l'ha visitato per l'ultima volta nel 1975, per il 40° anniversario della guerra. Nel 1985 la visita del Primo ministro Yasuhiro Nakasone ha provocato gravi incidenti diplomatici con la Cina, per questo si è ritenuto poco opportuno che l'imperatore visitasse il tempio, così non è più tornato.

Il santuario è contrassegnato con i simboli imperiali: il crisantemo con 16 petali, in rilievo sul cancello di legno, le tende con il simbolo del crisantemo che ornano la sala di preghiera e il santuario principale, lo specchio che domina l'interno del Santuario, regalo personale da parte dell'imperatore Meiji. Yasukuni, inoltre, è designato come chokusaisha o 'santuario imperiale per le offerte'. Infatti il ciclo rituale Yasukuni incorpora riti della corte imperiale: così il santuario esegue la Niiname e riti Kanname, celebra gli anniversari di Jinmu, Meiji, Taisho e Showa. Infine, l'archivio del Santuario è stato costruito dall'imperatore Showa e simboleggia il fatto che i caduti sono morti nelle guerre dell'imperatore. La connessione imperiale costituisce il filo più significativo di continuità con il periodo antecedente al 1945, quando i riti di Yasukuni, a cui partecipava l'imperatore in persona, erano il centro vibrante del culto imperiale. Non dimentichiamo, infatti, che lo stesso imperatore era considerato un'entità divina.

La presenza imperiale, nella persona del suo emissario, attribuisce ai Grandi riti di primavera e d'autunno un'ambiguità intrigante. Questo è accaduto sempre dal momento in cui, nel quinto mese del 1869, l'imperatore Meiji ha segnato la fondazione del santuario, con l'invio di un emissario per onorare i 3588 caduti nella guerra civile. Ora, come allora, l'imperatore propizia i caduti in guerra portando loro conforto con la sua presenza e le sue offerte. Naturalmente sta facendo molto di più: sta onorando i valori del patriottismo, coraggio e spirito di sacrificio che incarnano tutti i caduti con il loro sacrificio. Questi erano i valori che si sono mantenuti e hanno dato senso all'istituzione imperiale: era per l'imperatore che i morti hanno compiuto l'estremo sacrificio, e dall'imperatore ora vengono ricompensati. L'ambiguità riguarda la questione di chi venera chi. Perchè se da una parte l'imperatore fa il suo tributo ai caduti in guerra, dall'altra i kami e coloro che si riuniscono al tempio riconoscono e venerano l'entità imperiale.

Come un sito dinamico della memoria, Yasukuni ricorda e idealizza un periodo in cui l'istituzione imperiale e i suoi valori caratterizzavano la società nipponica, quando tutti gli uomini erano motivati da un senso di patriottismo, coraggio e di altruismo. I riti Yasukuni tramandano la memoria di una guerra fatta solo di atti di coraggio disinteressato per conto dell'istituzione imperiale, di una guerra che è stata sempre e solo nobile e gloriosa.




La locomotiva a vapore della famosa ferrovia della Birmania, per la quale morirono oltre 90.000 uomini.



Nel museo di guerra Yushukan è esposto anche uno dei famosi caccia Zero, anche questi usati dai Kamikaze (i piloti suicidi) quando la guerra era ormai perduta.



Radhabinod Pal (1886 -1967) giurista indiano. Era il membro nominato al Tribunale militare internazionale, per gli studi dell'Estremo Oriente, dei Crimini di guerra commessi dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale.



Nel "Libro delle Anime" l'Archivio dove sono riportati i nomi dei caduti celebrati a Yasukuni, sono iscritte 1.068 persone che furono condannate per crimini di guerra da un tribunale al termine della Seconda guerra mondiale. Tra questi vi sono 14 criminali di guerra cosiddetti di Classe A ovvero condannati per crimini contro la pace.

Il nemico Assente

Tutti coloro che partecipano ai grandi riti di primavera e d'autunno sono attivamente incoraggiati a visitare il museo della guerra Yushukan. Inaugurato nel 1985, e ampliato nel 2003, è considerato come inseparabile dal santuario, i suoi reperti costituiscono una sorta di commento illustrato all'attività rituale del santuario.

Il museo Yushukan ha molto in comune con i musei di guerra delle ex potenze imperialiste: esalta il sacrificio e gli atti di coraggio stupefacente da parte dei soldati che hanno combattuto per l'impero. Impiegano anche la tecnologia per bonificare gli orrori della guerra. La locomotiva a vapore C5631, che accoglie il visitatore nella prima sala è un caso emblematico. La sua targa dice: "Questo motore costruito nel 1936, è stato utilizzato per la ferrovia della Birmania e ha continuato a solcare la stessa strada per un decennio dopo la fine della guerra.'"
"La costruzione della ferrovia [aggiunge] fu di una difficoltà estrema". Che questa "difficoltà" abbia comportato la morte di circa 90.000 prigionieri di guerra e lavoratori locali, così come molti giapponesi, però non è riportato.

I modelli di Oka e Kaiten (usati dai kamikaze) nella sala principale sottolineano lo stesso concetto. Gli Oka erano velivoli imbottiti di esplosivo. Venivano rilasciati dall'aereo madre, quando la flotta nemica era in vista, per schiantarsi su di essa. Il Kaiten era un siluro dotato di motore e il dispositivo di sterzo progettato per essere guidato dal suo pilota suicida contro le carene delle navi nemiche. Le targhe che illustrano queste macchine sono piene di affascinanti dettagli tecnologici, ma non vi è alcun riferimento che ricordi le distruzioni che hanno causato.

Ciò che è forse unico al Museo della guerra Yushukan, certamente in forte contrasto, ad esempio, con il museo della guerra imperiale a Londra, è la curiosa assenza del nemico. Il visitatore delle gallerie sulla guerra cino-giapponese, la guerra russo-giapponese, l'incidente della Manciuria e la guerra del Pacifico cerca invano qualche riferimento del nemico. Non ci sono fotografie di cinesi, russi, coreani, americani o soldati britannici, neppure armi, uniformi, bandiere o altri trofei di guerra.
Un sacerdote Yasukuni ha spiegato che in realtà Yushukan non è un museo come gli altri, ma un
'archivio delle reliquie'. Tuttavia nelle sue pubblicazioni si definisce come 'il più antico museo della guerra in Giappone'.

Il punto è che, come i musei in tutto il mondo, Yushukan ricostruisce un racconto delle guerre moderne del Giappone, ma l'assenza del nemico distorce la narrazione. Si manipolano due fatti profondamente inquietanti relativi alla guerra del Pacifico: il primo è la perpetrazione, il secondo la sconfitta. Reperti cinesi, russi, coreani, americani o britannici non solo potrebbero ricordare le sconfitte subite da parte dell'esercito giapponese, ma potrebbe anche portare alla mente i torti perpetrati dal Giappone. Eliminando il nemico, il museo Yushukan propone una guerra che è stata sempre e solo gloriosa, ma cancella la possibilità che non tutti i caduti giapponesi morirono di morte gloriosa, che la perdita di vite umane (giapponese o altre) sia stata solo uno spreco, e che la guerra sia stata brutale e squallida. Il museo, invece, propone solo esempi di eroismo, lealtà e sacrificio di sè.


Si arriva alla fine della galleria Yushukan sulla guerra del Pacifico per scoprire che, anche se il nemico è totalmente assente, vi è un'importante presenza straniera. La galleria si conclude con una fotografia, ingrandita forse dieci volte, di Radhabinod Pal. Si tratta di un giudice indiano al tribunale istituito per i crimini di guerra a Tokyo alla fine della seconda guerra mondiale: nel dibattimento sostenne che i giapponesi erano innocenti di tutti i crimini di guerra e che gli aggressori in Asia erano stati gli imperialisti britannici e americani. Queste tesi sono riprodotte a fianco del suo ritratto.

La curiosa assenza non solo del nemico, ma pure dei popoli conquistati dalle armate del Giappone, consente a Yushukan di recuperare un vecchio concetto: i soldati giapponesi hanno lottato eroicamente e con successo per liberare l'Asia.






Tre vedute di Chinreisha, Santuario dello Spirito della Pace.



Le lampade con i nomi di coloro che hanno fatto offerte al tempio

Pacificare gli spiriti

I visitatori che partecipano ai grandi riti, invece, non sono incoraggiati a visitare il Santuario Chinreisha o "dello spirito pacificante". In realtà la stragrande maggioranza di essi sono completamente all'oscuro della sua esistenza. Questo perchè è in una posizione defilata, circondato da una recinzione in acciaio. Il santuario è stato costruito nel 1965 e la recinzione un decennio più tardi. La ragione della sua costruzione, come mi è stato spiegato, è che il sommo sacerdote aveva ricevuto notizia che ignoti stavano progettando di farlo saltare in aria. E' chiaro, tuttavia, che l'esistenza stessa del Chinreisha è una questione di grande controversia tra i sacerdoti del Yasukuni. Perchè qualcuno dovrebbe volerlo far saltare in aria, che cosa lo rende così controverso?

Il Chinreisha è una semplice, poco appariscente, struttura in legno che contiene due za o posti per i kami. Uno è dedicato a tutti quei giapponesi che sono morti nelle guerre nazionali dal 1853 e che non sono ospitati nel santuario principale. Così gli uomini che hanno combattuto contro l'esercito imperiale nelle guerre civili del 1868-9 sono ricordati qui in quanto nel santuario principale si venerano solo i morti imperiali. Ospitati nella Chinreisha ci sono personaggi come Eto Shinpei e Saigo Takamori, capi del governo di allora, che si ribellarono contro l'imperatore e si suicidarono prima della cattura.

La seconda za è ancora più controversa perchè è dedicata a tutti i caduti in guerra indipendentemente dalla nazionalità: inglesi, americani, cinesi, coreani, del sud-Est asiatico. Nel santuario principale ci sono anche caduti stranieri: coreani, cinesi e taiwanesi. Ma questi uomini sono morti combattendo per l'esercito imperiale. I morti di Chinreisha invece erano i nemici del Giappone imperiale. Anche se il Chinreisha è isolato e la sua esistenza, sconosciuta alla maggior parte di coloro che frequentano Yasukuni, è un luogo chiave. Ogni 13 luglio vi si celebra un rituale a cui però non partecipa l'emissario imperiale.

Ciò che è interessante per il Chinreisha, nel contesto attuale, è che ha la capacità di ricordare un passato più sfumato, un passato di protagonisti e di vittime, di vincitori e vinti, di orrore e di eroismo. Proprio questo passato che le autorità del santuario sembrano ansiose di nascondere. Il sommo sacerdote precedente, Yuzawa Tadashi, era noto per essere vigorosamente contro la rimozione della recinzione e l'apertura al pubblico di Chinreisha.
Alla fine del 2004 è stato sostituito da Nanbu Toshiaki che, come la maggior parte dei capi sacerdoti di Yasukuni, non è mai stato addestrato come prete shintoista; lui è un aristocratico. I suoi antenati sono particolarmente interessanti, infatti discende dalla famiglia che governò Morioka nel periodo Tokugawa. Morioka è stato uno dei domini della grande coalizione del nord che hanno combattuto contro il governo Meiji nel 1868. I suoi antenati quindi sono ricordati nella Chinreisha. E' ancora presto per sapere se Nanbu adotterà un atteggiamento più aperto verso il Chinreisha, che potrebbe così rendere possibile la formulazione di un ricordo più complesso del passato imperiale del Giappone.



L'Archivio.





consulta la mappa ingrandita del tempio

Conclusione

Ho affrontato la questione della memoria attraverso una sommaria esplorazione dei siti all'interno del tempio Yasukuni. Vale forse la pena di ricordare altri due luoghi memoria di questo grande tempio. Il primo si riferisce all'Archivio (Reiji bo hoanden). Non è un fatto largamente riconosciuto, ma l'archivio contiene i dati senza dubbio più precisi su coloro che sono morti in divisa giapponese durante la guerra del Pacifico.
Per ognuno dei kami venerati nel santuario principale ci sono file, attualmente in corso di digitalizzazione, contenenti i dati personali. Gli ultimi dati del santuario per i morti sono i seguenti:

nell'incidente della Manciuria 17.176,

nella guerra in Cina 191.250

nella guerra del Pacifico 2.133.915.

Dico 'le ultime cifre', perchè quelle della guerra del Pacifico continuano a cambiare. L'anno scorso, ad esempio, il santuario ha consacrato 12 nuovi kami. Le famiglie dei caduti hanno chiesto che i loro congiunti venissero accettati nel santuario, a Yasukuni hanno effettuato controlli e siccome non erano ancora tra quelli registrati, dopo un'apposita cerimonia, detta dell'apoteosi, sono stati inseriti tra i kami.

Un secondo punto da sottolineare è che Yasukuni è anche un luogo di intima memoria personale. Molti dei veterani di guerra che ho intervistato hanno detto che vanno a Yasukuni ogni anno per l'anniversario di un compagno, per mantenere vivi i ricordi personali, per mantenere la promessa che hanno fatto di incontrarsi di nuovo allo Yasukuni o per pregare per la pace.


Le lettere dei caduti

U
na delle componenti maggiormente toccanti, che colpiscono i visitatori, sono i messaggi e le lettere dei caduti.

L'ufficiale pilota Masahisa Uemura caduto il 26/10/1944 a 26 anni scrive a sua figlia Motoko, raffigurata insieme a lui in una fotografia: "Voglio che tu rispetti tua madre e diventi come lei, sempre onesta e gentile ... io non ti rivedrò più in questa vita, così quando vuoi incontrarmi, dovrai venire al Sacrario Yasukuni. Se pregherai intensamente, io sarò lì accanto a te, a condividere la vostra felicità, come se fosse la mia. Non dire mai di non avere più un padre, io sarò sempre con voi, al vostro fianco".

Il tenente Takamitsu Nishida, 22 anni, ha scritto ai suoi genitori, "Vado all'attacco tra quattro ore. Sarò splendente tra le nuvole, alla deriva, cadendo per sempre. Questa è la mia ultima lettera. Vostro figlio che vi ama".

I messaggi non sono solo quelli di chi è caduto in battaglia, ci sono anche quelli di infermieri adolescenti e operatori telefonici che si sono suicidati piuttosto che essere catturati.