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La saga dei 47 Ronin



Asano Takumi Naganori (1667-1701), capo di un ramo del potente clan Asano, signore del castello di Ako, nella provincia di Harima.
Kira Kozukenosuke Yoshinaka (1641-1702) maestro di protocollo.






La vicenda dei 47 Ronin e' stata magistralmente raccontata da Kuniyoshi Utagawa, uno dei grandi maestri dell'Ukiyo-e, le stampe del "Mondo Fluttuante". Kuniyoshi infatti creo' una raccolta raffigurante tutti i protagonisti della vicenda e le loro storie. Visita la raccolta


La vicenda dei 47 ronin e' una delle piu' famose e celebrate nella lunga storia del Giappone guerriero. Sintetizza l'essenza dello spirito dei Samurai e del pensiero nipponico basato sul dovere e sulla lealta'. Non a caso si dice: "Conoscere la storia dei 47 ronin, vuol dire conoscere il Giappone". Il fatto risulta ancor piu' significativo in quanto avvenne in un periodo di crisi della classe dei guerrieri (bushi).

La vicenda descritta comne "Leggenda Nazionale" e' stata tramandata dal teatro Kabuki, da meravigliose stampe Ukiyo-e, racconti, libri e pellicole cionematografiche.

La Storia

Asano Takumi Naganori (1667-1701), capo di un ramo del potente clan Asano, signore del castello di Ako, nella provincia di Harima, fu scelto dallo Shogun Tokugawa Tsunayoshi, per essere uno dei feudatari (Daimyo) inviati presso la corte di Kyoto in visita ufficiale alla famiglia imperiale.
Per assisterlo in questo compito, e istruirlo sull'etichetta di corte, gli venne affiancato un maestro di protocollo, Kira Kozukenosuke Yoshinaka (1641-1702).
Kira pare si aspettasse di essere ricompensato con denaro e regali di valore per questo incarico, mentre Asano lo riteneva un compito doveroso assegnato dallo shogun.
Tra i due sorsero contrasti, con Kira che cercava di mettere in imbarazzo il suo allievo. Nell'aprile del 1701, nel palazzo dello Shogun, la situazione degenero'.

Kira insulto' Asano pubblicamente, questi sfodero' la spada ferendolo leggermente. Il gesto era molto grave in quanto nella residenza imperiale era assolutamente proibito usare le armi.
Asano nel corso degli interrogatori non cerco' di difendersi. Asseri', invece, di essere dispiaciuto di non essere riuscito ad uccidere Kira.
Per questo, alla fine dell'inchiesta, Asano venne invitato a compiere il suicidio rituale (seppuku) decretando la confisca dei suoi beni, la condanna agli arresti domiciliari del fratello Daigaku e lo scioglimento del suo clan composto da 321 samurai.

Asano naturalmente obbedi' e per salvare il suo onore si suicido'.

Stampa di Kunikazu Utagawa: scena dell'epopea dei 47 ronin

La pozza nel tempio di Sengakuji a Tokyo dove venne lavata la testa di Kira.
La statua di Oishi Kuranosuke Yoshio nel tempio di Sengakuji (collina della primavera), a Tokyo
Le Tombe dei 47 ronin nel tempio di Sengakuji a Tokyo sono ancor oggi oggetto di grande rispetto e venerazione.

Asano Takumi Naganori raffigurato mentre compie il seppuku, il suicidio rituale.

Il piano

Quando la notizia giunse al castello di Asano getto' nello sconforto e nell'incertezza i suoi uomini. Alcuni erano favorevoli a disperdersi mentre un altro gruppo era intenzionato a difendere il castello e a dare battaglia.
Oishi Kuranosuke Yoshio suggeri' di abbandonare il castello e di lasciare che la confisca avvenisse pacificamente aspettando un momento piu' propizio per combattere e vendicarsi di Kira riabilitando il nome della famiglia Asano.
Cosi' il gruppo dei samurai di Asano, ormai diventati ronin (guerrieri senza padrone), cominciarono a studiare un piano di vendetta.
Kira, intando, aspettandosi una reazione aveva notevolmente incrementato la sua guardia personale e le misure di sicurezza del suo palazzo.

Il piano di Oishi, quindi, fu di fare calmare le acque, annullando ogni sospetto. Per questo agi' con calma, astuzia e molta cautela.
I 59 ronin che aderirono al piano di Oishi nas
cosero le loro armi disperdendosi in maniera plateale: alcuni cercarono altri ingaggi mentre altri, tra i quali lo stesso Oishi, si diedero alla vita randagia, come se avessero perso ogni speranza per il futuro.
Oishi, sapendo che quello che stava per fare avrebbe avuto conseguenze gravissime anche per la sua famiglia, divorzio' dalla moglie, ma il suo figlio maggiore, Chikara, decise di combattere a fianco del padre.
Per mascherare le sue reali intenzioni Oishi comincio' a frequentare le case malfamate di Edo gozzovigliando in compagnia di prostitute e facendosi coinvolgere in risse tra ubriachi.
Un giorno un samurai di Satsuma incrocio' Ois
hi, che si fingeva ubriaco in strada, e gli sputo' addosso dicendogli che non era piu' un vero samurai.
Ma quello che contava era solo la loro missione: alcuni travestiti da monaci raccoglievanno informazioni, altri avvicinarono gli uomini di Kira nelle case di piacere. Uno dei ronin arrivo' a sposare la figlia del costruttore del palazzo di Kira per conoscerne tutti i segreti. Dopo circa un anno
Kira penso' di non essere piu' in pericolo e rilasso' la guardia.

Era giunto il momento di colpire.

La Vendetta

Il 14 dicembre del 1702 era una notte fredda e nevosa. I 47 ronin rimasti si riunirono (12 avevano abbandonato il progetto) e dopo aver recuperato dai nascondigli armi ed armature, si recarono al palazzo di Kira, dividendosi in due gruppi di attacco.
Per muoversi indisturbati in gruppo si erano travestiti da spegnitori di incendi
: il primo gruppo, guidato dal figlio di Oshi, scavalco' la recinzione sul lato posteriore del palazzo mentre il secondo, capeggiato dallo stesso Oshi, forzava l'ingresso principale abbattendo il cancello.

L'attacco alla porta principale del palazzo di Kira. Ohotaka Genjo Chushingura uno dei ronin più giovani, sfonda la porta con la mazza.


Un colpo di tamburo avrebbe dato il via all'attacco, mentre un suono di fischietto avrebbe comunicato che Kira era stato trovato.
I 61 samurai di guardia furono presi completamente di sorpresa, tentarono di resistere, ma furono letteralmente travolti. Molti perirono o rimasero a terra feriti, mentre solo uno dei ronin attaccanti perse la vita.


Kira fu scovato nascosto in un ripostiglio, Oishi gli offri' la possibilita' di suicidarsi ma Kira chiese pieta' offrendo denaro in cambio della vita. Oishi gli taglio' la testa con la stessa spada che Asano aveva usato per darsi la morte.
La testa, pulita e lavata, fu riposta in una cesta e portata al tempio dove Asano era stato cremato.
La cesta e la spada di Asano furono poste ai piedi della tomba del signore di Ako per onorarne lo spirito.

"Signore siamo venuti qui oggi per rendervi omaggio. Non avremmo osato presentarci di fronte a voi prima di aver portato a termine la vendetta da voi iniziata. Ogni giorno di forzata attesa ci è parso lungo come tre autunni. Ora, signore, abbiamo scortato Kira fin qui, davanti alla vostra tomba e vi riportiamo anche questa spada che tanto valore ebbe per voi lo scorso anno e che ci avete affidata. Vi preghiamo di impugnarla per colpire una seconda volta la testa del vostro nemico, liberandovi così, per sempre , dal vostro odio."

Oishi mise la spada alla base della lapide con l'impugnatura rivolta alla tomba e la lama verso la testa di Kira e depose uno scritto diretto al suo signore:


L'uccisione di Kira da parte di Oishi Kuranosuke

La tomba di Oishi Kuranosuke Yoshio nel tempio di Sengakuji a Tokyo


L'Epilogo

Questa azione naturalmente suscito' grande clamore e perplessita'.
I 46 ronin superstiti, infatti, non avevano fatto altro che mostrare la lealta' verso il loro signore secondo i dettami del Bushido, ma avevano anche infranto la legge dello Shogun che proibiva le vendette personali.
Inoltre la decisione di costringere Asano al suicidio e di confiscarne i beni senza prendere alcun provvedimento nei confronti di Kira, da molti non era stata accettata con favore risultando impopolare, al punto che uno degli ispettori incaricati delle indagini aveva protestato contro il verdetto ed era stato degradato.

Ma l'ordine doveva essere tutelato cosi' il magistrato (Bakufu) e a tutti i 46 ronin fu ordinato di suicidarsi.
Il 4 febbraio 1703 Oishi e i suoi ronin obbedirono all'ordine, i loro corpi vennero poi cremati tutti assieme e tumulati vicino ad Asano nel tempio di Sengakuji (a Tokyo) che ancora oggi e' meta di visite da parte di coloro che vogliono onorarne la memoria.

La leggenda narra che il samurai di Satsuma si reco' al santuario e si apri' il ventre per espiare la colpa di aver insultato Oishi sputandogli addosso.

Le tombe dei 47 ronin nel tempio di Sengakuji a Tokyo

Questa vicenda ben presto venne narrata in un'apprezzatissima opera, il Chushin-gura, che divenne immediatamente un classico della letteratura giapponese.

Furono soprattutto gli autori degli Ukiyo-e, le stampe del "Mondo fluttuante", a raccontare questa storia con toni drammatici e anche romantici, come nella stampa qui a sinistra dove e' raffigurato il trasporto notturno delle armi lungo il fiume, verso il palazzo di Kira.




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