Cultor College



La storia della musica a Torino e dintorni

La liuteria piemontese - dinastia Cappa - 2


Gioffredo Cappa - Violino 1695


Il vero capostipite della liuteria piemontese è certamente Goffredo o Gioffredo Cappa, probabilmente nipote di Giuseppe Francesco, che nasce in Saluzzo nel 1647 e ivi muore nel 1717. Fu allievo dello zio e forse di Nicola Amati con il quale potrebbe aver perfezionato il suo stile. Il suo laboratorio si trovava a Saluzzo nel Palazzo dei conti Saluzzo di Monterosso proprio vicino alla splendida chiesa di San Bernardo.

Fu Maestro di ottima levatura e molte delle sue opere furono vendute come Amati, ragione per la quale oggi è difficilissimo trovarne una con etichetta originale.

I suoi splendidi strumenti si caratterizzano per le “ff” molto strette e le unghie dei filetti che si dirigono con forza al centro degli angoli che risultano avere un carattere più sostenuto rispetto a quello di Amati. La vernice dello strumento è di colore giallo dorato-ambrato e il carattere del suono è robusto e limpido. Particolarmente interessante è stata anche la produzione di violoncelli che, per il loro suono e la grande qualità della vernice, ricordano moltissimo i modelli di Amati.

Nella bottega di Gioffredo Cappa si formarono professionalmente i suoi fratelli, Gioacchino e Giuseppe, ed altri valenti liutai: Giorgi Nicola, Sorsana Spirito, Testore Carlo Giuseppe, Catenari Enrico e Giuseppe Francesco, Celionato Giovanni Francesco, Bombirio Domenico ed anche due personaggi, Sapino ed Acevo, dei quali si sarebbero perse le tracce ma che, secondo alcuni studiosi, non sarebbero mai esistiti.

“Sapino”, la cui firma è stata trovata all’interno di un solo violino, null’altro sarebbe che il termine con il quale veniva e viene tradotta in dialetto piemontese la parola “abete” e cioè il  legno con il quale fu costruita la tavola armonica dello strumento stesso.

“Acevo” , parola manoscritta che fu trovata all’interno di un altro violino, dovrebbe riferirsi al termine “acero”, legno con il quale fu costruito il fondo dello strumento. Il malinteso sarebbe nato dal fatto che negli antichi manoscritti le lettere “r” e “v” erano molto simili e facilmente confondibili fra loro.


Cappa