Cultor College

 

L'autore
Virendra Bangroo è nato a Srinagar, nel Kashmir. Ha studiato a fondo la regione dell'Himalaya esplorandola personalmente. Storico dell'arte, artista egli stesso, ha curato l'organizzazione di numerosi musei ed esposizioni governative. Attualmente effettua le sue ricerche per conto dell'IGNCA (Indira Gandhi National Centre for the Arts).

Virendra Bangroo

Virendra Bangroo ha già collaborato con Cultor raccontando altre realtà uniche dell'India: Malana, la prima democrazia al mondo, la sua situazione dopo l'incendio che ha distrutto buona parte del villaggio e Nagaland, la terra dei tagliatori di teste.

In queste pagine racconta le meraviglie del tempio di Payar in Kashmir.

 

 

 

Tempio di Payar

 

 

Una struttura pukka è composta da materiali resistenti, come pietra o mattoni, piastrelle d'argilla, metallo o altri materiali durevoli, a volte legati con malta, che non ha bisogno di essere
costantemente mantenuta o sostituita. Tali strutture sono costose proprio per il valore dei materiali più il lavoro necessario. Possono essere riccamente decorate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il termine "strada metallica" si riferisce al pietrisco utilizzato per i sottofondi stradali, superfici, 'per tutte le stagioni' passerelle e sentieri, fondazioni, e massicciate ferroviarie. L'uso del metallo risale all'antichità.

 

 

Il Rājatarangiṇī (Rājataraṃgiṇī "Il fiume dei re") è una cronaca metrica del Nord ovest del subcontinente indiano, scritta in sanscrito da Kalhaṇa.
Il Rājatarangiṇī spesso è stato erroneamente indicato come il fiume dei re. In realtà significa "onde di re". Si ritiene che il libro sia stato scritto durante il XII secolo. L'opera registra in generale il patrimonio del Kashmir, ma descrive anche il malgoverno durante il regno di Re Kalas. Sebbene i primi libri siano imprecisi nella loro cronologia, forniscono una preziosa fonte di informazioni sul Kashmir e la parte nord occidentale del subcontinente indiano.

 

Lakulisa (sanscrito: Il Signore
con un bastone) è stato un importante
riformista e precettore della dottrina
del Pashupatas, una delle più antiche sette dello Shivaismo.

 

Cliccare sulle immagini per ingrandirle:

N1

 

N2

 

N3

Khatvanga (sanscrito: खत्वान्ग) è un lungo bastone, creato come arma divina.

 

N4

 

Pandit o pundit (devanagari पण्डित, IAST paṇḍit) è un titolo onorifico col quale in India si indica uno studioso o un insegnante della lingua sanscrita, della religione, della musica o della filosofia.
Il termine significa in sanscrito "dotto, maestro" e spesso viene premesso al nome di importanti personaggi appartenenti alla casta dei brahmani.

 

Pheran kashmirUn bimbo con il pheran la veste tipica del Kashmir.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LakshmiLakshmi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Tempio di Payar, in Kashmir:
un'armonica canzone in pietra

di Virendra Bangroo

 

Pochi mesi fa una catena televisiva che trasmette notizie dal Kashmir si è occupata del tempio di Shiva a Payar e un'intervista ha rivelato che gli abitanti del villaggio sono testimoni impotenti dei danni subiti da questo tempio, per mano dei malfattori dei villaggi vicini.
 
Personalmente avevo studiato minuziosamente questa squisita canzone in pietra, così la notizia è risultata ulteriormente spiacevole.

Molti ricordi mi legano a questo luogo e a ciò che lo rende un gioiello pietra. Consapevoli del fatto che è al di fuori del nostro controllo, possiamo solo augurarci che il buon senso prevalga sui vandali perché, altrimenti, questo patrimonio dell'umanità sarebbe perso per sempre.

templi del KamhirLa mappa dei templi più importanti della regione del Kashmir, in India.



La mia prima visita nel villaggio di Payar è stata nella primavera del 1975, quando venni accompagnato da Shri**** Srikanth Bhat , un residente di Tengpuna. In quell'occasione abbiamo preso una scorciatoia attraverso i campi di riso e, attraversando alcuni corsi d'acqua perenni, abbiamo raggiunto il villaggio.
Qui abbiamo trovato abitazioni di fango, con tetti di paglia, con l'eccezione di una o due case di mattoni cotti al sole. Oltre a questo, tutto quello che mi ricordo di questa mia prima visita sono le strade polverose e due o tre piccole botteghe di alimentari.
 
Tutti gli abitanti del villaggio conoscevano il pandit Srikanth e lungo il cammino verso il tempio tutti si sono dimostrati molto cordiali ed ospitali.
Lungo la strada stretta che, attraversando il villaggio, conduce al torrente abbiamo incontrato diversi grandi massi di pietra cesellata. Sulla riva del corso d'acqua c'è una moschea, una struttura pukka con uno zoccolo di pietra scolpita e una sovrastruttura di mattoni cotti, coperta di fogli di ferro zincato.
Il torrente scorre ai piedi dell'altopiano Udar Koil.
 
Qui tra alberi d'acacia e di noce abbiamo incontrato il "magnifico splendore di pietra". A me appariva proprio come un gioiello e Pandit Srikanth Bhat mi ha raccontato che spesso stranieri visitavano questo luogo. Indicando le pietre tutto intorno ha spiegato che facevano parte dell'antico complesso del tempio.

Payar Kashmir
 
Negli anni successivi ho assistito ad un cambiamento metamorfico delle prospettive del villaggio.
Durante la mia visita nel 1986, era stata pavimentata una "strada metallica" che collegava il villaggio con il capoluogo del Distretto. Le abitazioni di fango erano state sostituite con strutture in mattoni e i tetti di paglia con quelli a fogli di ferro zincato. Erano stati aperti anche negozi di alimentari per soddisfare le crescenti esigenze degli abitanti del villaggio che erano coscienti del fatto che proprio a causa di questo gioiello architettonico, il villaggio aveva potuto usufruire di una strada"metallica".
 
L'area del tempio, dopo essere stata presa in carico dal Centro Studi Archeologici dell'India, nel 1975-76, è stata chiusa per protezione con una recinzione di filo spinato. Inoltre è stato aggiunto un cartello con alcune informazioni sul santuario, che col passare del tempo si è arrugginito e non è mai stato sostituito.
 
 Il villaggio di Payar si trova ai piedi di Koil Udar, alla sua estremità nord-occidentale. Questo posto figura nei resoconti dei viaggiatori europei come Payach. Aurel Stein si riferisce all'Udar come Naunagar Udar, attualmente conosciuto come Koil Udar, ma non è in grado di metterlo in relazione con gli antichi siti menzionati nel Rajatarangini o determinare il nome originale della località, sulla base dell'etimologia popolare.

 

Tempio di Shiva a Payar
 
Payar è un piccolo borgo, a tre chilometri da Pulwama. Il tempio di Shiva è un gioiello in pietra che impreziosisce l'altopiano di Kerava. Il tempio è composto da dieci pietre, è ben conservato e testimonia la bellezza dell'architettura e della scultura di questa regione.
Il santuario è aperto su tutti i quattro lati ed è raggiungibile a piedi dal lato orientale. E' costituito da un doppio tetto piramidale con frontoni triangolari su tutti i quattro lati che racchiudono un arco trilobato.
La nicchia orientale, a trifoglio, contiene l'immagine di Lakulisa. La divinità è seduta a gambe conserte su una sedia di vimini.
Nella nicchia ad ovest un altorilievo di Shiva danzante. Le sei braccia della divinità reggono il tridente e il khatvanga mentre Shiva danza al ritmo di un suonatore maschio di tamburo e di una flautista femmina.
La nicchia a trifoglio sul lato settentrionale ospita un'immagine a tre teste di Shiva.
L'immagine centrale di Shiva ha, alla sua destra, Aghora e Uma sul suo lato sinistro.
La nicchia a sud rappresenta Shiva come Gajasamhara. Shiva in forma di Bhairava uccide il demone-elefante Nila. Il soffitto del tempio è scavato in un singolo blocco di pietra ed è a forma di cupola. I rilievi scolpiti all'esterno includono: oche, tori e fasce decorative.

Tempio di Payar, Kashmir India


La letteratura


G.T. Vigne** (1842) cita il posto come Payach e parla della sua perfetta conservazione considerandolo il tempio più moderno di tutta la regione.
Deriva la sua etimologia da Panduyer-il posto di Pandu. Egli si riferisce anche al tetto parzialmente spostato che, secondo la versione popolare, è stato il risultato di un tentativo da parte dei Pathans di smantellarl, per rimuoverlo e spostarlo in città. Secondo Vigne il tempio era dedicato a Vishnu come Surya e il soffitto irradiato degli interni rappresenta il sole.
L'autore loda questo gioiello architettonico come il più bello e più proporzionato tra gli antichi edifici del Kashmir. Ha pubblicato anche il disegno del tempio che, anche se non molto elaborato, offre un'idea della sua impostazione architettonica.
 
 Cunningham (1848) lo ha attribuito alla fine del V secolo, eretto da Narendrditya. Però nel Rajatarangini si afferma che il tempio di Narendraswamin è un santuario Vaishnavite e quindi non può essere correlato al tempio di Payar, che è indubbiamente dedicato a Shiva.
 
 James Fergusson (1876) lo fa risalire al X secolo e scrive che anche con le sue piccole dimensioni acquisisce una sua dignità per essere stato montato solo con sei pietre, quattro per le pareti e due per il tetto. Infatti è composto da dieci pietre in totale, aggiungendone quattro per i timpani sopra le porte.
 
Arthur Neve (1899) descrive l'architettura e le caratteristiche del tempio in dettaglio e nota la corona della piramide leggermente spostata, lasciando così una spaccatura che è stata successivamente riparata dal "Survey of India".
Neve non è d'accordo sul fatto che i Pathans abbiano tentato di smontare il tempio per portarlo in città, ipotesi citata da molti scrittori contemporanei, ma suggerisce che la ragione più probabile di questo spostamento sia stata un terremoto. Egli identifica le sculture sopra il portale come Brahma, Vishnu, Shiva e la dea Durga e pensa che il tempio sia dedicato a Surya. Neve non menziona Shivlinga.
 
Un altro viaggiatore Ernest Neve (1931) menziona il posto come Payach e lo classifica come il più bello di tutti gli antichi santuari, un vero gioiello architettonico.


Francis Younghusband*** (1909) cita il posto come Payach e lo descrive come il tempio tipico meglio conservato del Kashmir .

 

La ricerca


Il piccolo borgo di Payar è 2 ½ km da Pulwama sede del distretto, ai piedi dell'altopiano Kareva, conosciuto a livello locale come Koil Udar. Darkol è il nome del piccolo fiume che scorre a Payar.
I villaggi di Mugalpora, Tenghar, Koil, Tengpuna e Takibal circondano il borgo di Payar.I villaggi indù più vicini sono Tengpuna e Koil.
Il pandit Vasu Dev residente nel villaggio di Pinglina è stato il sacerdote del tempio fino al 1961. Da allora il tempio non ha più avuto nessun altro sacerdote. Vasu Dev compare in una delle foto pubblicate nel libro di Neve, indossa un turbante e la pheran (veste tipica del Kashmir), ed è seduto sul basamento della tempio. Vicino a lui un samovar e una tazza (khasoo).

Mi sono informato ed ho cercato ogni storia, mito, leggenda legati a questo tempio, anche nei villaggi adiacenti, ma non ho trovato nulla. Si sa che solo che in occasione della festa indù del Navaratra (Navreh) si visitava il tempio offrendo riso giallo cotto (Thar) e tè.
Durante il Navaratra i campi sono coperti dell'oro dei fiori di senape: è il tempo di gioire e pregare Dio per avere raccolti fruttuosi.
Secondo Srikanth Bhat, durante il regno di Pathan tutti gli abitanti di Payar e dei villaggi vicini sono stati convertiti alla religione musulmana. Lo sceicco Gulam Nabi, che gli raccontò questa storia, era anche in possesso di un vecchio oroscopo e un manoscritto indù appartenuti ai suoi bisnonni.
Il modello attuale dell'insediamento del borgo e le pietre scolpite trovate sulla riva del fiume suggeriscono che esisteva un altro tempio più grande che probabilmente doveva essere situato dove ora sorge la moschea.
Pietre cesellate ed intagliate sono visibili nel plinto della Moschea, mentre altre pietre scolpite, giacciono a testa in giù lungo le sponde del ruscello.
Il motivo per cui il tempio è stato attaccato dai vandali è a causa delle sue ridotte dimensioni e per il fatto che è situato fuori dal villaggio. Un'altra causa potrebbe essere che gli abitanti del villaggio sono stati convertiti con la forza durante il periodo Pathan e la regola della loro religione non permette templi di altre religioni.
Nel 1973 il comitato del tempio era alla ricerca di una statua da installare all'interno.
Hazi Abdul Rahman suggerì che la statua di una divinità giaceva proprio sulla riva del torrente. L'immagine scolpita su una grande pietra in bassorilievo era sfigurata, così il comitato non ha approvato la sua installazione.

Secondo Rattan Lal Bhat, gli abitanti di Payar a prescindere dalla loro appartenenza a una religione diversa sono sempre ospitali ed amichevoli con chi si reca nel loro villaggio per visitare il tempio.

 



* Il pandit Srikanth Bhat del villaggio Tengpuna, distretto di Pulwama, è mancato nel febbraio del 2001, all'età di 85 anni, a Jammu.
** Vigne, G.T. "Viaggio in Kashmir, Ladakh, Iskardo, i paesi adiacente il corso dell'Indo e dell'Himalaya,
a nord del Punjab"
, vol .. II, (Londra 1842) pp 39-41.
*** F. Younghusband, "Kashmir", Adam & Charles Black, London.1909.


**** Shri (devanagari श्री, IAST Śrī, talvolta traslitterato in Shree o Sri) è una parola sanscrita usata come titolo di rispetto e venerazione, che deriva dalla concezione vedica di prosperità: in questo senso è attributo della dea Lakshmi, moglie di Vishnu, che simboleggia bellezza, abbondanza e grazia.
L'uso più noto è come epiteto di molte divinità induiste, o come prefisso ai nomi di uomini e donne considerati grandi o santi, o che traggono la loro importanza da qualcosa di santo. Quando è usato come titolo per le divinità, Shri è generalmente tradotto come "Signore", ma è una traduzione inadeguata.
Nello Sri Lanka, Sri è usato col significato di "venerabile".
Shri è anche un prefisso onorifico (simile al "signore" italiano, effendi in turco, o i suffissi san e sama del giapponese). Il titolo sarebbe neutro, ma l'uso popolare ne ha creato una differenziazione per il femminile, Shrimati (abbreviato Smt, simile all'inglese "mrs", l'equivalente per "miss" è invece Kumari, letteralmente "vergine"). Nella lingua tamil è sostituito da Thiru.

Nell'induismo, Lakshmi è la devi dell'abbondanza, della luce, della saggezza e del destino, ma anche (secondariamente) della fortuna, bellezza e fertilità. È comunemente considerata consorte (Shakti) di Viṣṇu, e madre di Kama, deva dell'amore.

 


 

Leggete la relazione di Virendra Bangroo
dell'IGNCA (Indira Gandhi National Centre for the Arts)
sullo stato di questo tempio sopravvissuto alle calamità naturali del Kashmir: Payar 2