Cultor College

 

L'autore
Virendra Bangroo è nato a Srinagar, nel Kashmir. Ha studiato a fondo la regione dell'Himalaya esplorandola personalmente. Storico dell'arte, artista egli stesso, ha curato l'organizzazione di numerosi musei ed esposizioni governative. Attualmente effettua le sue ricerche per conto dell'IGNCA (Indira Gandhi National Centre for the Arts).

Virendra Bangroo

Virendra Bangroo ha già collaborato con Cultor raccontando altre realtà uniche dell'India: Malana, la prima democrazia al mondo, la sua situazione dopo l'incendio che ha distrutto buona parte del villaggio e Nagaland, la terra dei tagliatori di teste.

In queste pagine racconta le meraviglie del tempio di Payar in Kashmir.

 

 

 

Il tempio di Payar risale al periodo del re Lalitaditya (724-760)

 

Nessun altro, tra gli antichi templi del Kashmir (750-950AD) è sopravvissuto senza danni. Sebbene non sia possibile provarlo, è probabile che la maggior parte di questi danni sia stata causata da terremoti. Una caratteristica comune è la perdita dei tetti - monolitici - mentre molte mura ciclopiche resistono ancora.

Le pietre di alcuni templi sono state utilizzate successivamente per la ricostruzione (Parihansapura). Alcuni sono stati parzialmente riassemblati dall' Archaeological Survey of India (Shiva e Naranag).

Il recente terremoto - Mw = 7,6 del 2005, sembra non aver provocato nessun danno ulteriore evidente, suggerendo che i terremoti precedenti siano stati più forti.

 

 

 

Presso la religione induista, il Liṅga (letteralmente "marchio" o "segno"; reso anche come Lingam), consiste in un oggetto dalla forma ovale, simbolo fallico considerato una forma di Shiva. L'utilizzo di questo simbolo come oggetto di adorazione è una antichissima tradizione in India.
In termini metafisici, rappresenta la forma dell'Assoluto trascendente senza principio né fine, oppure la forma del relativo formale che si fonde con l'Assoluto senza forma, o Brahman.
Gli studiosi fanno risalire l'origine del Linga all'antica civiltà della valle dell'Indo. Secondo i Purāṇa la sua più grande virtù è la sua semplicità, che si pone a metà tra la venerazione delle murti e la loro assenza – né forma né senza forma, come una colonna di fiamme.
Il grande guerriero Arjuna dell'epica Mahābhārata venerava il Lingam per ottenere il Gandhiva, il potente arco di Shiva; un grande studioso dei Veda, il re Rāvaṇa dell'epica Rāmāyaṇa, venerava Shiva e gli chiese l'Atmalinga per farne dono alla madre; il leggendario Markandeya e innumerevoli altri rishi sparsi in tutte le regioni hanno venerato il Lingam dall'aspetto più semplice. I rishi erano soliti abbandonare ogni materialismo per ottenere la spiritualità, e un pugno di terra nella foresta era tutto ciò di cui necessitavano per meditare e venerare la divinità; secondo il Lingayatismo o Veerashaivismo meditare sull'Ishtalinga (una particolare forma di Lingam), tenendolo sul palmo, aiuta a rapportarsi all'energia cosmica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Tempio di Payar, in Kashmir:
un'armonica canzone in pietra - 2

 

la relazione di Virendra Bangroo

dell'IGNCA (Indira Gandhi National Centre for the Arts)

sullo stato di questo tempio sopravvissuto alle calamità naturali del Kashmir

 

 

Il tempio di Shiva nel villaggio di Payar, distretto di Pulwama, è un risultato squisito della scuola architettonica del Kashmir. Per secoli questa "canzone in pietra" si è innalzata con aria di sfida contro il tempo.
Attualmente è l'unico tempio di pietra, che rimanga con il tetto intatto, nel Kashmir.
E' interessante anche perchè è un esempio di come veniva realizzato il tetto dei templi all'epoca.
Anche se è molto piccolo in confronto all'elegante tempio di Martand, offre un esempio completo di quella che doveva essere la struttura di un tempio.

 

 

Le immagini di Payar scattate da Virenda Bangroo nel corso della sua ultima ispezione:

 

 

 

 

 

passando il mouse su ogni immagine si potrà leggere la didascalia.

 

 

 

Il 20 agosto, l'autore è tornato a visitarlo dopo circa 22 anni.
La strada che collega Payar al resto del distretto è stata prolungata ad altri villaggi del distretto di Pulwama, quindi ora c'è maggior interscambio tra gli insediamente vicini.
C'è stato anche un cambiamento ecologico nel paesaggio a causa dello sviluppo infrastrutturale sull'altopiano di Kerewa: come risultato sono sorti come funghi edifici residenziali.
Nel corso del tempo il villaggio di Payar sembra aver perso il suo carattere. Il vicino torrente Darakol fluiva nel suo pieno vigore ma in qualche modo non sembrava disturbare la serenità del paesaggio.
Avendo visitato questa zona più volte ho potuto rendermi conto dei suoi cambiamenti radicali: ora ogni famiglia può usufruire dell'acqua del rubinetto e l'energia elettrica ha raggiunto ogni villaggio.

La vicina moschea sulla riva del torrente è stata rinnovata e ampliata per ospitare più persone; la paglia che serviva per riparare molte abitazioni è stata sostituita con latte zincate e queste coperture hanno influito negativamente sull'estetica globale del paesaggio.


Insomma, è cambiato quasi tutto ma grazie a Dio il tempio di Shiva è rimasto immune da questi cambiamenti perché è sotto la protezione della sovraintendenza archeologica dell'India.

Il terreno intorno al tempio di Shiva è recintato da un muro di pietra alto circa due metri e mezzo.
Il cancello d'ingresso è stato chiuso e per entrare bisogna chiedere il permesso al guardiano che risiede proprio alle spalle del tempio. L'Archaeological Survey of India attualmente stipendia quattro guardiani per un controllo a tempo pieno. Infatti quando sono arrivato ne è comparso subito uno che mi ha aperto.
Intorno al complesso il prato è curato correttamente e anche i lavori di mantenimento sono eseguiti con regolarità. Sul lato posteriore del sacrario principale c'è una pietra scolpita che risale ad un periodo successivo a quello di costruzione del tempio, ma è ugualmente di grande interesse archeologico.
Durante la mia visita precedente nel corso degli anni ottanta, gli abitanti del villaggio mi avevano mostrato un certo numero di pietre scolpite che erano sparse sulla riva di un ruscello e anche all'interno del villaggio.
Allora avevo persuaso i paesani a prendersi cura di questi reperti e preservarli, ma sarebbe bene che tutti questi reperti venissero raccolti, catalogati e portati vicino al tempio.

Alcuni anni fa, a seguito di atti di vandalismo, furono danneggiate alcune incisioni, ma ora sono state riparate sempre grazie agli sforzi della Sovrintendenza.


Attualmente l'intero tempio è intatto, tranne una piccola parte del Lingam di Shiva che appare tagliato.
Come ho già accennato ci sono stati anche alcuni lavori di restauro e sviluppo per riempire le crepe, sostituire delle pietre rotte o mancanti che avevo visto durante la mia prima visita.

Questo tempio è stato riscoperto e segnalato dai viaggiatori europei e si trova menzionato nella maggior parte delle pubblicazioni sul Kashmir. Proprio a causa delle frequenti visite di stranieri, venne costruita la strada che collega con la sede del distretto. Proprio grazie al tempio, quindi, gli abitanti del villaggio hanno avuto la possibilità di un miglior collegamento con il resto del distretto. all'interno della valle.


Epilogo


Questo tempio è un importante punto di riferimento per lo studio dello sviluppo dell'arte e dell'architettura nel Kashmir.


Inoltre apre nuove prospettive di ricerca per quanto riguarda questi argomenti:

• Poiché il sito era vicino ad un altopiano alluvionale, ci si domanda da dove siano state prese e come siano state trasportate le pietre che servirono ad edificare il tempio.
• Il tetto del tempio è costituito da solo due pietre. Che tipo di meccanismo è stato impiegato per sollevare e fissare le pietre?
• L'area necessita di un'indagine più approfondita, al fine di scoprire altri edifici correlati che, col passare del tempo, possono essere stati ricoperti da strati di terreno.

 

L'importanza di questo tempio come patrimonio architettonico rimarrà inalterata nel tempo.

Si tratta di un patrimonio dell'umanità ed è indispensabile che sia preservato per i posteri. Eventuali danni causeranno una perdita irreparabile.

Si tratta di un'identità unica che ha portato questo paese sulla mappa dei patrimoni culturali e quindi dovrebbe essere un motivo di orgoglio per gli abitanti del villaggio, indipendentemente da qualsiasi casta o credo cui appartengano.


Nel mio ultimo viaggio ho trovato un cartello informativo installato dall'Archaeological Survey of India (ASI); penso si debba installare una bacheca che proponga informazioni dettagliate riguardanti l'importanza del tempio nel contesto del patrimonio del Kashmir, in maniera tale che anche gli abitanti del villaggio ne comprendano l'importanza e ne siano orgogliosi.

 


 

Leggi anche: il primo articolo descrittivo del tempio di Payar - 1

 


 

Video: le meraviglie del Kashmir: