Jane

Jane Reichhold è una personalità nel mondo degli Haiku. E' nata a Lima, Ohio, nel 1937, ha studiato arte e giornalismo al Bluffton College, all'Ohio State University, alla Fresno State University e alla San Francisco State University. Ora vive a Gualala, in California.

Dal 1967 al 1971 ha gestito uno studio-laboratorio di ceramica
in California, poi si è trasferita ad Amburgo, in Germania.
Lì, ha realizzato sculture che sono esposte in tutta Europa. È stata la prima donna-artista americana accettata nel Künstlerbund Deutsche [l'Organizzazione Tedesca degli artisti'].
Dal 1963 scrive articoli e poesie che sono state pubblicate in tutto il mondo.

 

In questo saggio Jane propone e spiega alcune delle tecniche usate per realizzare Haiku.

Haiku_ideogramma

 



Le tecniche dell'Haiku

di Jane Reichhold


Nei miei primi anni di esperienza Haiku, ho accettato con facilità il credo prevalente di come si dovesse scrivere un Haiku.
Era implicito e, occasionalmente, espresso così: se la mente/cuore dell'autore era correttamente allineata nell'atteggiamento corretto, si stava vivendo un cosiddetto "momento Haiku", una sorta di illuminazione, a questo punto bastava una semplice descrizione dell'esperienza per realizzare un buon Haiku. 


Uno dei motivi per accettare questo punto di vista, era che by-passava la tradizionale barriera delle sillabe 5-7-5.
Questo è stato certamente un vantaggio per l'intera scena Haiku degli anni '70 che sembrava in pericolo di impantanarsi nelle dispute sulle modalità e regole compositive. 

Un altro vantaggio di questo sistema di definire un Haiku era che conferiva un'aura quasi religiosa all'autore di un Haiku passabile. Nessuno sapeva esattamente perché un Haiku fosse 'buono', ma era chiaro che l'autore aveva vissuto un momento di illuminazione (o satori per lo Zen ispirato). Se il momento era "benedetto" e la forma in sintonia con la filosofia del gruppo editoriale che pubblicava l'Haiku, veniva considerato eccellente. Questo accadeva più spesso se la persona che giudicava era un buon amico dell'autore dell'Haiku. 


Un altro vantaggio di questo punto di vista è che ha permesso di scrivere un'infinità di articoli sugli aspetti Zen della scrittura Haiku e articoli ancor più confusi su come prepararsi per trovare, riconoscere e pubblicizzare i propri momenti Haiku.
Su questa idea semi-religiosa sono stati scritti anche diversi libri. Tuttavia, molti di noi, hanno riconosciuto che questi "momenti Haiku" erano molto simili ad altri lampi d'ispirazione che, una volta trasportati su altri media, diventavano dipinti, storie, sogni o combinazioni di colori o magari nuove ricette.

Molti altri hanno condiviso la frustrazione di avere momenti di intuizione per poi non essere in grado di scrivere un Haiku decente che esprimesse la meraviglia e la maestà di quel momento. Costoro si chiedevano che cosa c'è di sbagliato in me? Non sono stato abbastanza preparato spiritualmente ? Ero troppo banale? Troppo disattento? Insensibile alle parole? Forse anche molte delle mie convinzioni cristiane mi hanno tenuto lontano dal nirvana Zen dell'Haiku?

La verità è che, probabilmente, tutto quanto detto sopra può indebolire la capacità di scrivere buoni Haiku.
Questo può dare fastidio. Tuttavia, mi sono sentita liberata quando mi sono imbattuta in Aware, scritto e illustrato da Betty Drevniok, che al momento in cui scriveva il libro (primi anni '80, sto andando a memoria) era presidente della Haiku Society of Canada. Tra i numerosi ed ottimi consigli per scrivere Haiku (ottenendo il discutibile stato Zen) ho fatto mio il suo precetto: "Scrivi [Haiku] in tre linee brevi, utilizzando il principio di confronto, contrasto o associazione".
A pagina 39 ha espresso un parere che mancava nel dibattito sugli Haiku: "Questa tecnica offre il perno sul quale il pensiero del lettore si trasforma e si espande".

Tecnica! Quindi ho pensato: ci sono strumenti che si possono usare! 
Così ho seguito il suo metodo con gioia e relativo (per me) successo e quindi divertimento anche maggiore. All'improvviso riuscivo a capire da sola che cosa c'era di sbagliato in un Haiku che non riusciva a prendere forma come pensavo avrebbe dovuto. Potevo chiedermi se c'era un confronto, un contrasto o una associazione tra le immagini e se questo rapporto era chiaro e comprensibile per il lettore. 
Lentamente, nel corso degli anni, ho scoperto leggendo le traduzioni dei vecchi maestri giapponesi e gli Haiku dei miei coetanei che ho ammirato, che ci sono stati più fattori di questi tre, con cui si poteva costruire un Haiku.

Tuttavia mi sembrava ci fosse un certo disinteresse degli altri nel voler studiare questi aspetti che io chiamo tecniche. Forse perché nella scena Haiku continua ad esserci una tale riverenza per il momento Haiku e una certa avversione per i cosiddetti "Haiku da scrivania." La definizione di Haiku da scrivania è che se non si vive un evento con tutti i sensi, non è materiale valido per un Haiku. Uno scrittore con esperienza non poteva che sorridere a tale ingenuità, ma l'etichetta di "Haiku da scrivania" è stata la campana a morto per una composizione dichiarata come tale. Questo ha fatto sì che neofiti hanno avuto paura di lavorare con le tecniche o anche solo con l'idea che le tecniche erano necessarie quando si trattava di mettere sulla carta il "momento sfuggente Haiku". 
A rischio di portare qualcuno nel temuto ambito, quasi un peccato di scrittura, del famigerato "Haiku da scrivania", mi piacerebbe discutere e illustrare alcune delle tecniche di composizione che ho conosciuto e utilizzato. Al fine di evitare che altri vengano accusati di utilizzare queste tecniche, i ku citati sono tutti miei.

La Tecnica del confronto - Nelle parole di Betty Drevniok: "Nell'Haiku il QUALCOSA e il QUALCOSA d'ALTRO sono fissati insieme in immagini chiaramente indicate, si completano e si soddisfano a vicenda come un EVENTO PARTICOLARE" l'autrice lascia al lettore la comprensione che l'idea del confronto sia mostrare come due cose diverse siano simili o condividano aspetti simili.

Un pisolino estivo

a valle
dei ciliegi 
in boccio 


Ciò che viene espresso, ma non detto, è il pensiero che ciò che sboccia su un albero può essere paragonato a fiori che schiacciano un pisolino. Ci si potrebbe anche chiedere a quali altre immagini si possono confrontare dei germogli di ciliegio.
Un lungo elenco di elementi può formarsi nella mente per sostituire la prima riga. Oppure si può ribaltare l'idea e chiedersi cosa, nel paesaggio primaverile, possa essere paragonato a un pisolino, senza nominare le cose che chiudono gli occhi per dormire. Cambiando una di queste immagini si può comporre il proprio Haiku ottenendo un nuovo apprezzamento e la consapevolezza del confronto.

La Tecnica del Contrasto - Ora il lavoro appare più facile. Tutto ciò che si deve fare è il contrasto delle immagini.

Lunga pioggia dura 

appende nei salici 

nuove tenere foglie

La bellezza di questa tecnica è l'emozione creata dagli opposti. Si crea un immediato interesse per il 'momento Haiku' più comune. La maggior parte delle sorprese della vita viene dai contrasti, perciò questa tecnica è importante per l'Haiku.

La Tecnica dell'Associazione - Può essere pensata come "come cose diverse che si riferiscono o si incontrano". Lo Zen di questa tecnica è chiamato "unità" o mostrare come ogni cosa è parte del tutto. Non è necessario essere un buddhista per capirlo: basta essere consapevoli di ciò che è, questo è sufficientemente illuminante.

Antenati
la prugna selvatica 

fiorisce di nuovo 


Se questo è troppo difficile da vedere perché non vi piace paragonare i vostri antenati agli alberi di prugna, forse è più facile da capire con:

spostandosi nel sole
il pony porta con sé 

qualche ombra di montagna

Aiuta spiegare come è nato questo ku? Stavo guardando alcuni pony al pascolo, la mattina presto, su un prato che era ancora in parte coperto dall'ombra della montagna. Mentre i pony si muovevano lentamente pascolando al sole, mi è capitato di concentrarmi sulle ombre, così ho visto alcune delle ombre della montagna seguire un pony, diventando la sua stessa ombra. Si può anche pensare che il cavallo mangi l'erba della montagna diventando montagna e viceversa. Quando scompaiono i confini che separano le cose, è davvero un momento sacro di conoscenza e non c'è da meravigliarsi che gli scrittori Haiku siano educati ad inspirarsi a questi miracoli e alla loro conservazione in ku.

La Tecnica dell'Ambiguità - E' probabilmente una delle tecniche poetiche più antiche. Si pensa che la conoscenza spirituale dei primi tempi fu segretamente conservata e tramandata attraverso enigmi. Perché la poesia, com'è oggi, è la commercializzazione di preghiere religiose, incantesimi e conoscenza, non è una sorpresa che gli enigmi siano ancora parte importante della trasmissione poetica delle idee.

Spiriti
agitano dal cactus
sacchetti di plastica

Il 'trucco' è di porre l'enigma in termini quanto più sconcertanti possibile. Cosa si può dire affinchè il lettore non riesca a intuire la risposta? Quanto più intrigante è l'enigma, tanto maggiore la sorpresa della risposta e migliore l'Haiku. Non si deve però eccedere per non perdere completamente il lettore. Si deve quindi dare un senso alla composizione che deve risultare realistica. Questo è il tipico caso di Haiku da scrivania, ragionato e non istintivo. Se uno ha visto sacchetti di plastica impigliati in un cactus, è facile che giunga alla mia stessa conclusione. Se non lo avessi mai visto, tale evento poteva accadere solo nella mia immaginazione e in quel territorio il lettore si potrebbe perdere. Bisogna quindi rimanere "veri", scrivere cose semplici. Il vecchio trucco preferito dai grandi maestri era del tipo: è un fiore che cade o è una farfalla? o è la neve sul pruno o sono fiori ? sono una farfalla che sogna dii essere un uomo o un uomo che sogna di essere una farfalla ?
Anche in questo caso, se si desidera sperimentare, è possibile porsi la domanda: se ho visto la neve su un ramo, cos'altro potrebbe essere? O se si vede una farfalla che passa ci si chiede cos'altro potrebbe essere oltre a una farfalla ?

La tecnica del cambio di senso - Questa è un'altra delle tecniche preferite dai vecchi maestri giapponesi, che però l'hanno usata parsimoniosamente e con molta discrezione. Si tratta di parlare semplicemente dell''aspetto sensoriale di una cosa e poi passare a un altro organo sensoriale. Di solito si tratta di sentire qualcosa che si vede per poi passare dal vedere al gustare o viceversa.

Lattuga casalinga
il gusto della buona
acqua verd
e

La tecnica di messa a fuoco - E' stata usata molto da Buson perché, essendo un pittore, aveva un approccio molto visivo. Fondamentalmente ciò che si fa è iniziare con un obiettivo grandangolare sul mondo in primo piano, passare a un obiettivo normale per lo sfondo e infine lo zoom per il primo piano. Sembra semplice, ma risulta molto efficace. Leggete alcuni lavori di Buson per vedere quando e come ha usato questa tecnica.

Tutto il cielo 

in un ampio campo di fiori
un tulipano

La Tecnica della metafora - posso già sentire quelli di voi che hanno avuto una qualche formazione sull'Haiku, tirare il fiato per l'orrore. C'è infatti una regola ferrea che impedisce l'uso di metafore.
Basho l'ha usata nel suo più famoso "ku del corvo" Quello che stava dicendo in altre parole (non in un Haiku) era che una sera d'autunno scende come un corvo che atterra su un ramo spoglio. Non ho mai capito questo hokku finché un giorno ero nel mio studio con la porta aperta. Ero in piedi immobile, così ho eccitato la curiosità del corvo che aveva il nido in giardino, facendolo volare giù improvvisamente a terra a circa a due metri dalla mia guancia. In quell'attimo ho sentito come il soffio veloce delle tenebre che si avvicinavano rapide in una sera d'autunno, proprio come l'approssimarsi di questo grosso corvo nero. Il tonfo delle sue zampe che afferravano il ramo ha prodotto lo stesso filo d'ansia che si ha quando si fa buio molto presto in autunno. In quel momento ho sentito e ho capito che cosa Basho aveva vissuto.
E' estremamente difficile trovare un Haiku in grado di essere paragonato a quelli giustamente famosi di Basho, quindi non proporrò nessun esempio di un mio ku. In ogni caso questa è una tecnica valida che può servire per comporre Haiku belli ed interessanti.

La Tecnica della similitudine - Di solito in inglese si sa che è in arrivo una similitudine quando si incontrano le parole "as" e "like" o in italiano "come". Occasionalmente si troverà in un Haiku l'uso di una similitudine presentata ancora con queste parole, ma i giapponesi hanno dimostrato che questo è del tutto inutile. Da loro abbiamo imparato che è sufficiente mettere due immagini in contrapposizione (una accanto all'altra) per consentire al lettore di capire il "come". Quindi, in pratica la regola non detta è che è possibile utilizzare la similitudine (i puristi delle regole però mettono in guardia dal farlo) se siete abbastanza abili da omettere semplicemente il "come". Inoltre, in questo modo si da al lettore una parte attiva in quanto deve scoprire la similitudine.

un lungo viaggio 

alcuni petali di ciliegio 

cominciano a cadere

La tecnica dello schizzo o shasei di Shiki - Anche se questa tecnica viene spesso denominata shasei (schizzo di vita) o shajitsu (realtà) è stata in uso fin dall'inizio della poesia in Oriente. Il principio poetico è "descrivere com'è".
Shiki era, per sua natura, contro tutto ciò che rappresentava lo status quo. Se i poeti utilizzavano troppo qualche idea, o metodo, il suo obiettivo personale era quello di farlo notare e suggerire qualcosa di diverso. Questo sembra il modo in cui gli stili poetici vanno, e passano, di moda. Shiki odiava giochi di parole, indovinelli e tutte le cose di cui abbiamo parlato finora; preferiva la semplice quiete di dire quello che vedeva senza aggiungere niente d'altro. Trovò la bellezza più grande guardando le cose semplici e raccontandole semplicemente. Il 99% dei suoi Haiku sono stati scritti con questo stile.
Molti seguono il suo pensiero ancora oggi: ci sono alcuni momenti che forse appaiono ancora migliori se descritti nel modo più semplice possibile. Eppure, nel 1893 egli si rese conto, dopo aver scritto molti Haiku, che anche la sua nuova idea poteva diventare noiosa. Quindi il metodo è una risposta, ma non è mai la risposta completa di come scrivere un Haiku.

Sera 

onde vengono nella baia 

una alla volta

La tecnica del doppio senso (o dei doppi sensi) - Chiunque abbia letto le traduzioni di poesia giapponese ha visto quanti poeti si siano dilettati dicendo una cosa significando qualcosa d'altro. Solo gli addetti ai lavori conoscevano il linguaggio segreto e ne comprendevano il senso. In alcuni casi il gioco di parole era quello di coprire un riferimento sessuale riferendosi, invece, a qualcosa di banale. Ci sono liste di parole con doppi sensi: pioggia primaverile = emissioni sessuale, la montagna di giada = il Monte di Venere, giusto per darvi un esempio. Ma questi doppi sensi ci sono anche in altre lingue e possono quindi venire utilizzati utilmente.

Occhi in luoghi segreti
nel bel mezzo viola 

di un iris

La tecnica dei giochi di parole - Ancora una volta possiamo solo imparare dai maestri in questo campo, i giapponesi.
Si usano anche in occidente, ma non possiamo essere così ben collaudati come i giapponesi in questo uso, perché ci sono stati periodi della storia della letteratura occidentale in cui questa abilità è stata guardata dall'alto in basso.
Anche se "Hai" di Haiku vuol dire scherzo, o divertimento, o inusuale, ci sono ancora scrittori i cui volti si congelano in un cipiglio quando s'incontra un gioco di parole in tre linee.

La Tecnica delle Parole doppie - Ancora una volta, dobbiamo ammettere che sono i giapponesi a farlo meglio. Il loro lavoro è reso più facile dal fatto che molti termini hanno doppio significato o molte delle loro parole hanno lo stesso suono. In ogni caso questo è un buon pretesto per imparare ad esplorare e conoscere meglio la nostra lingua.

La Tecnica del cambio verbo / sostantivo - Questo è un modo molto gentile per realizzare un gioco di parole oppure ottenere un doppio significato dalla stessa parola. In inglese abbiamo molte parole che funzionano sia come verbi che sostantivi.

Pioggia di primavera
il salice appende
gocce di pioggia

La Tecnica del collegamento forte - Fondamentalmente questo potrebbe fare parte della tecnica dell'associazione, ma funziona anche con contrasto e confronto. Nel fare qualsiasi connessione tra le due parti di un Haiku, il salto può essere di diversi tipi. Di solito i principianti acquisiscono facilmente questa tecnica che spesso è la prima ad essere usata.

Freddo inverno
trovare su una spiaggia 

un coltello aperto

La tecnica del salto di collegamento - Quando aumentano le capacità di uno scrittore, i collegamenti 'facili' tra le due parti della composizione non bastano più all'autore. Come esseri umani siamo portati a cercare il successivo livello di difficoltà per sperimentare nuove emozioni. Così lo scrittore comincia a tentare salti che un lettore inesperto non può seguire e apprezzare. La cosa bella di questo aspetto è che quando si comincia a leggere Haiku di un certo autore, alcune delle sue composizioni ci lasciano freddi. Ma se anni dopo, con maggiore esperienza, tornerà sullo stesso libro, il lettore scoprirà la verità o la poesia o la bellezza in un Haiku che in precedenza sembrava incomprensibile.
Credo che il punto importante nell'utilizzare questa tecnica è che lo scrittore sia sempre del tutto consapevole della sua 'verità'. Poeti che realizzano salti surreali spesso sembrano impossibili da seguire (penso a Paul Celan). Però se si pensa al ku abbastanza a lungo e abbastanza profondamente, si può trovare la verità dell'autore.

Fiori di campo
il sole d'inizio primavera
nella mia
 mano

La tecnica di miscelazione - Significa mescolare l'azione in modo che il lettore non sappia se è la natura ad agire oppure l'essere umano. Un modo per usare questa tecnica è usare il gerundio in combinazione con un'azione che sembra ragionevole sia per un essere umano che per la natura. Molto spesso quando uso un gerundio in un Haiku fondamentalmente sto dicendo: "Io sono..." quello che compie un'azione, ma lasciando non detto "Io sono".
E' un buon modo per combinare l'azione umana con la natura in modo da minimizzare l'impatto dell' autore, consentendo appunto una interazione tra uomo e natura.

Fine inverno 

coprendo la prima fila 

di semi di lattuga

La Tecnica del Sabi - Ho quasi esitato a portare questa idea come una tecnica, perché la parola sabi ha avuto così tanti significati nel corso degli anni. Gli occidentali sono stati affascinati da questa parola che i giapponesi hanno mantenuto per secoli, al punto che risulta difficile comprendere realmente comprendere ciò che voglia veramente significare sabi.
William Higginson, nel suo manuale definisce sabi "patina / solitudine bellezza con un senso di solitudine nel tempo, simile ma più profonda alla nostalgia."
Suzuki sostiene che sabi è "solitudine" ma che può anche essere "miserabile", "insignificante","pietosa", "asimmetria" e "povertà".
Donald Keene la definisce come "un eufemismo che allude a grandi profondità".
Io lo interpreto come una qualità delle immagini usata in poesia che esprime qualcosa dell'età o del tempo con un pizzico di tristezza.

Rocciosa primavera
labbra prendono un sorso 

da una bocca di pietra

o

Tornando a casa
fiore
da fiore

La Tecnica del Wabi - Il fratello gemello del Sabi, che può essere definito come bellezza della povertà, risultato di una vita semplice. Nell'esempio seguente il wabi popone una scena di austera bellezza e intensità.

Nebbia d'addio
il vento, prati aridi 

nascita di un agnello.

La Tecnica dello Yugen - "Profondità inconoscibile" un altro degli stati della poesia giapponese, che di solito è definito come "mistero". In qualche modo ha evitato le polemiche degli altri due termini, ma decidere quale Haiku esemplifica questa qualità dipende dal giudizio personale. Per me si potrebbe dire che un volto femminile seminascosto dietro un ventaglio ha yugen.
Molti scrittori usano l'atmosfera creata dallo yugen per indurre i loro lettori a pensare e approfondire la sacralità quotidiana delle cose comuni.

Legata al molo 

la puzza di pesce 

di barche vuote

La tecnica del paradosso - Uno degli obiettivi dell'Haiku è quello di confondere il lettore quel tanto che basta per attirare il suo interesse. Usando un paradosso si attiverà interesse, dando al lettore molto su cui pensare. Anche in questo caso, non si può usare senza senso, ma si deve costruire un vero e proprio paradosso (collegato alla realtà).

Salendo il monte del tempio 

i muscoli delle gambe stringono
in gola

La tecnica del mondo improbabile - Questa è molto vicino al paradosso, ma ha una leggera differenza. Anche questo è un vecchio strumento giapponese che è spesso utilizzato per rendere la poesia semplice, quasi infantile. Spesso dimostra una visione distorta della scienza, quello che 'sa' non è vero, ma ha sempre la possibilità di essere vero (come nella fisica quantistica).

Vento della sera
i colori del giorno
spazzati via 


oppure 


Sala d'attesa 

una chiazza di sole 

consuma le sedie

La Tecnica dello humor - Questa è materia pericolosa. Perché uno non ha modo di giudicare la tolleranza di un'altra persona alle battute, barzellette ecc. Perciò si dovrebbe entrare nel territorio dell'umorismo come se fosse cosparso di mine.
Tuttavia, se si sta leggendo davanti a un pubblico dal vivo nulla attira l'attensione e gli applausi come alcuni Haiku umoristici. Molto spesso l'umorismo di un Haiku proviene dalle reazioni spontanee della gente. E' bene scegliere i termini con cura e adattarli alla situazione con salti appropriati.

Come sopra sotto - Sembra essere un precetto religioso, ma questa tecnica funziona per rendere il piccolo Haiku un pensiero a tutto tondo. In poche parole: la prima linea e la terza linea presentano una connessione o una completezza. Alcuni dicono che si dovrebbe essere in grado di leggere la prima riga e la terza linea trovando un pensiero completo.
A volte non si sa in quale ordine siano poste le immagini in un Haiku. Quando le immagini nella prima e terza riga sono in forte relazione tra loro, l'Haiku di solito risulta 'completo''. Per esercizio, prendete un qualsiasi Haiku e cambiate l'ordine delle linee per vedere come opera questo fattore oppure provate a leggere l'Haiku omettendo la seconda linea.

Nella ricerca di questi esempi, ho trovato molti altri dei miei Haiku che non rientrano in nessuna delle categorie elencate, il che mi dice che ci sono sicuramente molte altre tecniche che sono in uso, ma ancora in attesa di scoperta, definizione e denominazione. Mi fermo qui, sperando di avervi dato abbastanza per stuzzicare il vostro interesse nella ricerca e nuovi modi di esplorare i miracoli degli Haiku.



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Copyright © 2011-12 Jane Reichhold



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