Cultor College

Evoluzione del colore nella pittura

Parte I - XII - XVI secolo




In questo studio, diviso in quattro parti, sintetizziamo la storia della pittura occidentale, focalizzandoci sull'evoluzione nell'uso del colore.
Per realizzare questo percorso è bene ricordare che l'analisi del colore, nella pittura, è resa difficoltosa dal deterioramento dei materiali che, col passare degli anni, non solo modificano i valori cromatici, ma si decompogono, oppure sono stati alterati da vernici protettive coprenti, utilizzate nel corso di successivi restauri.
Un altro dato da valutare riguarda il collocamento spaziale delle opere. E' ben diverso, ad esempio, osservare un affresco da lontano, sul soffitto di una chiesa, piuttosto che da vicino o su una riproduzione fotografica, con una notevole variazione dei valori cromatici e prospettici.


Giotto (1267-1337) e i pittori senesi furono i primi a  superare gli schemi precedenti introducendo il senso dello spazio, del volume,  caratterizzando le figure nella forma e nel colore, aprendo la strada alle differenziazioni stilistiche  successive.

Giotto, Natività, Padova, Cappella degli Scrovegni.


Una ricerca effettuata in collaborazione tra i restauratori che hanno lavorato per salvaguardare gli affreschi nella basilica Superiore di Assisi, l'Enea (ente nuove tecnologie, energia e ambiente), l'Istituto centrale per il restauro e il Convento di Assisi, ha stabilito quali dovevano essere i colori originali degli affreschi di Giotto. Il lavoro, frutto di tre anni di studio sui 280 metri quadrati delle Storie di San Francesco, per volere di Giuseppe Basile che ha coordinato il restauro, ha dato vita ad una mostra inaugurata in questi giorni per ammirare i lavori effettuati e verificare, in una sezione virtuale, com'erano quando Giotto li realizzò. Per ottenere i colori originali prima sono state analizzate chimicamente e strutturalmente tutte le sostanze pittoriche della superficie: lo stupefacente cobalto dell'azzurrite dello sfondo, le dorature, i pigmenti rari, le preziose lacche. I tecnici si sono soffermati soprattutto sulla biacca che, alterandosi, ha virato nei secoli verso il marrone scuro alterando totalmente il rapporto cromatico delle composizioni, allontanandole notevolmente dal loro aspetto iniziale. Lo stesso è capitato con l'azzurrite, diventata verdastra. Ritrovate densità e i timbri cromatici originali, ventisette Storie, sono state fotografate in digitale in dimensioni 30 centimetri per 30 circa (un decimo degli originali), quindi ritoccate al computer e poi letteralmente ridipinte a mano con acquerelli e tempere rispettando scrupolosamente le indicazioni certificate dalle analisi dell'Enea e dell'Istituto centrale. Ecco i risultati:

Stato attuale
Ricostruzione virtuale
Giotto, Storie di San Francesco, il Santo dona il suo mantello a un povero, Basilica Superiore di Assisi.
Preghiera di San Damiano
La predica di San Francesco agli uccelli.
I frati vedono San Francesco su un carro di fuoco.
Francesco onorato da un uomo semplice.

Nella prima metà del XV secolo con i fratelli Hubert (1366c.-1426) e Jan van Eyck (1390-1441) i colori divennero un mezzo per caratterizzare le cose naturali. L'altare di Gand è del 1432, e nel 1434 Jan van Eyck creò il più grande ritratto del gotico: quello dei coniugi Arnolfini, ora a Londra. (consulta lo studio specifico: "I coniugi Arnolfini")

Polittico dell'Angello Mistico o Polittico di Gand, 1426-1432, olio su legno, chiesa di San Bavone a Gand. E' composto da dodici pannelli di legno di quercia, otto dei quali sono dipinti anche sul lato posteriore, in maniera da essere visibili quando è chiuso. Aperto misura 258x375 cm.


La striscia cromatica qui sopra riporta i 5 colori principali usati per questo dipinto (a sinistra si vede la loro collocazione specifica).


Piero della Francesca
(c. 1410-1492) dipinse figure dai contorni nitidi usando colori puri e intensi, equilibrati dai loro complementari. Le tinte non sono molto varie, ma hanno un timbro originalissimo.


Piero della Francesca, 1470 - 1475, olio su tavolaTecnica, 124,4 x 122,6 cm, National Gallery, Londra


Leonardo da Vinci (1452-1519) evitò ogni vivacità cromatica e compose quadri su modulazioni tonali straordinariamente sottili. Il "S. Gerolamo" e "l'Adorazione dei Magi" sono ottenuti esclusivamente a chiaroscuro, in toni seppia.

Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi, 1428 c., Firenze, galleria degli Uffizi.

San Girolamo, tempera e olio su tavola (103 x 75 cm) realizzato nel 1480, ma non terminato.

Lo schema dei colori predominanti nella varie parti
della Adorazione dei Magi.

I cerchi indicano i punti dove è stata rilevata la codifica RGB, riportata a destra.


Lo studio della realtà porta Leonardo ad inventare lo sfumato (che gli permette di passare gradualmente da un tono all'altro di colore). Variando la tonalità dello sfumato, tra il punto più vicino e quello più lontano all'osservatore, sviluppa la prospettiva. Un colore è più vivace in primo piano e progressivamente più sfumato verso il fondo, questa variazione è percepita come effetto della distanza; la nitidezza è maggiore in primo piano e meno dettagliata in lontananza. La luce riproduce le diverse condizioni atmosferiche, senza trascurare la resa delle emozioni.

Nell'Annunciazione (immagine in alto), nella Gioconda (particolare in basso) e nella Vergine delle rocce, il paesaggio più lontano perde definizione e nitidezza fino a dissolversi all'orizzonte per la presenza di una sempre maggiore quantità d'aria (di colore azzurrino). Le montagne sullo sfondo sembrano avvolte da una leggera nebbiolina.



Secondo Leonardo l'artista doveva studiare la natura per rappresentarla. Così si dedicò allo studio e al disegno di rocce, nuvole, al movimento delle onde e delle correnti, alla crescita degli alberi, agli effetti della luce e delle ombre sugli oggetti e all'anatomia.



Tiziano (1490-1576) nelle sue prime opere isolò e contrappose larghe zone di colore uniforme; in seguito scompose tali zone in tocchi pittorici sempre piu freddi e caldi, chiari e scuri, opachi e luminosi, come si vede soprattutto nella "Bella" di Palazzo Pitti a Firenze. Nei dipinti della vecchiaia la composizione si imposta su di un unico colore dominante, ricchissimo di effetti chiaroscurali. Può offrire un esempio di quest'ultima maniera "L'incoronazione di spine" della Pinacoteca di Monaco.



"
La bella", Tiziano, cm. 100 x 75, Palazzo Pitti, Firenze.

A destra: "L'Incoronazione di spine", cm. 182, Bayerische Staatsgemldesammlungen, Monaco.


Nel diagramma, sotto a destra, vediamo i 5 colori rilevati sull'Incoronazione, relativamente a cinque valutazioni differenti:
I colori base dell'Incoronazione
i colori più luminosi
i colori più luminosi, meno saturi
i colori più luminosi, parzialmente saturi
i colori più scuri



El Greco (1541-1614) fu discepolo di Tiziano e ne ricondusse il pluritonalismo a grandi e intense campiture cromatiche in funzione espressiva; le sue tipiche macchie, spesso violente, non hanno più il carattere di colore locale, ma appaiono astratte, rispondenti solo alle esigenze psicologiche e drammatiche del soggetto rappresentato. El Greco è perciò uno dei maestri della pittura non figurativa. Le sue zone colorate non hanno più alcun valore descrittivo, ma sono organizzate in funzione di puri accordi di forma e colore.

El Greco, "Cristo il Salvatore", 1610-14, Olio su tela, 99 x 79 cm, Museo El Greco, Toledo

I cinque colori base in questo dipinto di El Greco con la loro posizione relativa sulla ruota dei colori:



El Greco, "La Agoria en el Jardin", 1590.


Il pittore ha usato colori saturi di tonalità opposte per aumentare la gamma dinamica apparente della scena.

Dipinse inoltre linee bianche o nere intorno ai bordi di contorno. Per l'occhio di chi guarda queste linee determinano il contrasto locale, aumentando così il contrasto percepito.


Matthias Grunewald (c. 1475-1528).
Mentre i tocchi cromatici di El Greco sono sempre accordati fra loro in modo assai vivo e personale da grigi e da neri, Grunewald contrappose direttamente colore a colore.
Con una grande padronanza della tavolozza, trovò per ogni motivo pittorico il colore corrispondente. L'altare di Isenheim (sotto) mostra in tutte le sue parti una tal ricchezza di caratteri ed effetti cromatici da potersi definire una composizione di colori spiritualizzata in senso universale.

Le quattro parti del dipinto: L'Annunciazione, il Concerto angelico, la Crocifissione, la Resurrezione sono estremamente diverse l'una dall'altra sia per la forma sia per il colore. Allo spirito del singolo tema rappresentato, Grunewald sacrifica l'unità decorativa dell'insieme: supera le regole scolastiche per mantenersi vero ed obiettivo. La forza psichico-espressiva, l'aderenza simbolico-espressiva e simbolico-concettuale, l'evidenza realistica, insomma tutte le possibilità emotive dei colori, sono unitariamente amalgamate in un contesto più profondo.

El Greco e Grunewald sono i maestri da analizzare per chi voglia studiare la forza psichico-espressiva del colore.



Bibliografia

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