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Il Chiaroscuro


Il Chiaroscuro

Chiaroscuro descrive il contrasto di luci e ombre in un dipinto, disegno o stampa e anche la tecnica usata dall’artista nella manipolazione delle ombre per creare l’illusione di forme tridimensionali.


Storia

Il chiaroscuro fu un mezzo stilistico per conseguire il pieno naturalismo e venne utilizzato, per la prima volta, nell'antica Grecia.
Rispetto agli artisti precedenti, i greci abbandonarono l’uso dei colori di fondo (campiture) uniformi per adottare l’uso di colori graduali. I primi chiaroscuro a tre dimensioni appaiono così a partire dal sec. V a. C. con Apollodoro, detto skiagráphos (pittore delle ombre) e quindi con Polignoto di Thasos (che fondò la scuola attica di pittura, introducendo sfondi spaziali e la definizione dei caratteri psicologici mediante lo studio delle espressioni del volto e dei movimenti del corpo).
Anche se non sopravvivono lavori di questo periodo, la loro influenza può essere rilevata in opere del IV secolo aC come i mosaici di Pella, in Macedonia, in particolare la "Caccia al cervo", nella Casa del rapimento di Elena, con l'iscrizione ‘gnosis epoesen‘, ' fatto dalla luce ‘.

Famoso anche il chiaroscuro monocromo (il cosiddetto “fregio giallo”) della casa detta di Livia, sul Palatino.

Utilizzata in forma primitiva, durante l’epoca bizantina (c.400-1400), questa tecnica è stata affinata in Occidente durante il tardo Medioevo e dal 1400 diventa una caratteristica usuale nei manoscritti miniati.
Gli autori delle miniature la usarono, come molte altre, a titolo sperimentale, nel tentativo ambizioso di catturare gli effetti della luce. In ogni caso la loro opera rimase accessibile sono a quei pochi che potevano ammirare i loro lavori.

Nel Medioevo il chiaroscuro rimase così un semplice attributo tecnico, per essere poi recuperato nel suo uso originario dai pittori del Trecento: Cavallini, Giotto, Duccio e Masaccio, ne approfondirono lo studio facendo sì che entrasse a far parte integrante dell'espressione e del linguaggio degli artisti rinascimentali, in modo particolare dei fiorentini.

Il termine nacque per definire un tipo di disegno rinascimentale su carta colorata (derivante dai lavori dei miniaturisti) in cui l’artista lavorava partendo dal tono base della carta schiarendo, con tempera bianca, o scurendo, con inchiostro, colore o acquerello.


La luce divina

Il chiaroscuro nel XV secolo in Nord Europa divenne una tecnica essenziale per tutti i pittori religiosi, dopo le visioni di Santa Brigida di Svezia, che aveva affermato di aver visto la luce emessa dal Cristo Gesù Bambino.


Natività di Geertgen tot Sint Jans, c. 1490. Fonti di luce sono il bambino Gesù, il fuoco dei pastori sulla collina alle spalle, e l'angelo che appare nel cielo scuro. National Gallery, Londra.

Nella loro conseguente rappresentazione della Natività e nelle altre scene col bambino Gesù, gli artisti del Rinascimento come Hugo van der Goes (1440c-1482) spesso hanno fatto di questa luce "santa" la fonte principale di illuminazione, grazie soprattutto al chiaroscuro. Hugo van der Goes e i suoi seguaci dipinsero molte scene illuminate solo da candele o dalla luce divina emanata dal Cristo infante. Come avvenne anche più tardi, nella maggior parte dei dipinti religiosi, l'effetto è di quiete e tranquillità, piuttosto di quello che , nel barocco, sarà drammatico.

Questo approccio venne esteso anche a Gesù adulto in scene dell’Ultima Cena di numerosi pittori tra cui Tintoretto (1518-94).



Ultima cena, Tintoretto, 1592-1594 olio su tela, 365 cm × 568 cm Venezia, Basilica di San Giorgio Maggiore


Anche nel Manierismo pittori come Caravaggio, Paolo Veronese (1528-88), Giovanni Baglione (1566-1643), Georges de La Tour (1593-1652) e altri hanno avuto la tendenza a utilizzare il chiaroscuro per ottenere un effetto più drammatico.


Un genere particolare che si è sviluppato è stato quello della scena notturna illuminata a lume di candela, che si rifaceva alle precedenti esperienze degli artisti del nord, come Jans tot Sint Jans e più immediatamente alle innovazioni di Caravaggio e Elsheimer.

Questo tema venne utilizzato da numerosi artisti dei Paesi Bassi nei primi decenni del XVII secolo: i caravaggisti di Utrecht come Gerrit van Honthorst e Dirck van Baburen, e dai pittori fiamminghi barocchi come Jacob Jordaens.

Nei suoi primi lavori Rembrandt ,dal 1620 adottò la candela come singola fonte di luce. La candela che illumina una scena notturna venne usata anche in Olanda, su scala minore, a metà del secolo XVII, nelle opere dei fijnschilders (i pittori dell'ètà dell'oro olandese che, che dal 1630 circa al 1710, si sforzarono di creare riproduzioni della realtà eseguendo con estrema meticolosità piccole opere in scala) come Gerrit Dou e Gottfried Schalken.

Maria Maddalena, 1625-1650, Georges de la Tour,
New York.

Coloristi e Luministi

Si apre intanto anche il dibattito tra sostenitori del chiaroscuro e sostenitori del colore.

I Senesi, per esempio, tendono a ridurre il rilievo proprio per non turbare l’intarsio degli sfondi, mentre il Correggio scioglie la forma in un chiaroscuro vibrante. I Veneziani alla fine del sec. XV composero il dissidio con la scoperta del tono, cioè con la tecnica volta ad ottenere il chiaroscuro mediante la qualità del colore. Questa poi fu la strada dei “coloristi”, mentre i “luministi” subordinarono il colore a una visione della realtà impostata sui forti effetti di contrasto tra luce e ombra. Per la lunga stagione pittorica dei luministi fu determinante la lezione caravaggesca.
Col tempo il chiaroscuro divenne un artificio accademico e solo la pittura impressionista gli diede nuovo vigore e altri sviluppi, che giungono con conseguenze diverse fino a Cézanne, Picasso e Klee.

I Maestri

Anche se gli artisti del Rinascimento Leonardo da Vinci (1452-1519) e Raffaello (1483-1520) sono comunemente considerati pionieri nell’uso del chiaroscuro per creare l’illusione del rilievo - in particolare nel modellare il corpo umano - il termine è più spesso applicato alle opere create durante il manierismo e il barocco, in particolare a partire da Caravaggio (1571-1610) (e dai suoi seguaci) e Rembrandt (1606-69).


Leonardo teorizzò il concetto del chiaroscuro trasfondendolo in quello di “sfumato”.
Per Michelangelo il chiaroscuro serviva invece a staccare violentemente le figure dal fondo.




Sfumato e Chiaroscuro

Chiaroscuro implica l’uso combinato di luce e ombra. Tuttavia, il punto d’incontro di questi due valori può dar luogo a linee taglienti o contorni netti.

Leonardo da Vinci fu un pioniere della tecnica dello sfumato, proprio al fine di ammorbidire il passaggio dalla luce al buio. Nelle sue note sulla pittura, dice che la luce e l’ombra dovrebbero miscelarsi “senza linee o confini, nel modo di fumo“.

Lo sfumato implica normalmente l’impiego di diversi smalti traslucidi per creare uno spettro tonale graduale dal buio alla luce, in modo da eliminare indesiderati contorni nitidi.

Questa tecnica si vede applicata nelle ombre leggere sul volto e sulle mani della Gioconda (c.1503, Louvre - particolari nelle immagini a sinistra).

La tecnica dello sfumato è stata usata brillantemente anche da Giorgione (1477 - 1510) e Correggio (1490-1534).




Il mistero della Fornarina

“La Fornarina” di Raffaello, mostra un delicato chiaroscuro che modella il corpo del soggetto, risaltando la spalla e il braccio sinistro.

Il dipinto di Raffaello, con la luce proveniente da sinistra, dimostra quanto sia delicata la modellizzazione del chiaroscuro al fine di dare volume al corpo del soggetto.

E' considerato chiaroscuro forte anche il contrasto tra il modello, ben illuminato, e lo sfondo del fogliame molto scuro anche se questo tipo di contrapposizione netta, tra il soggetto e lo sfondo, in teoria non dovrebbe essere valutata come chiaroscuro, in quanto i due elementi sono quasi completamente separati.

Alcuni ritengono che questo dipinto sia stato realizzato dai seguaci di Raffaello benchè il lavoro sia firmato, in latino, "Raffaello da Urbino". La firma è incisa sul nastro sottile che la ragazza indossa proprio sotto la spalla sinistra.

La tradizione identifica la ragazza con Margherita Luti, donna senese che Raffaello amava, figlia di un panettiere del quartiere romano di Santa Dorotea. La rigidità delle sue caratteristiche e il chiaroscuro pesante fanno quindi pensare a un lavoro della bottega di Raffaello, con il suo contributo, in quanto i lavori di questo periodo dell'artista sono molto più delicati.

Ci sono parecchie vecchie copie di questo dipinto, la più famosa nella Galleria Borghese a Roma.

Ritratto di giovane donna (La Fornarina) di Raffaello Sanzio, 1518–1519, olio su tavola, 85 cm × 60 cm Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica.

Caravaggio


Il chiaroscuro forte divenne un effetto importante nel corso del XVI secolo, nel manierismo e poi nel barocco. La luce divina ha continuato a illuminare le composizioni di Tintoretto, Veronese e dei loro numerosi seguaci. Soggetti scuri drammaticamente investiti da un fascio di luce proveniente da una singola fonte ristretta e spesso invisibile sono stati usati spesso da Ugo da Carpi (c. 1455-c. 1523), Giovanni Baglione (1566-1643) e Caravaggio (1573-1610), l’ultimo dei quali è stata fondamentale nello sviluppo di quello che è stato definito anche tenebrismo, dove il chiaroscuro drammatico diventa una dominante stilistica.

La strada del tenebrismo (che esaminiamo più avanti) fu intrapresa, nel XVII secolo, da artisti spagnoli come Francisco de Zurbaran (1598-1664) e Jusepe de Ribera (1591-1652) e anche dal tedesco Adam Elsheimer (1578-1610), le cui scene notturne sono a metà tra il chiaroscuro e il tenebrismo.

Caravaggio ha cominciato ad usare, per molti dei suoi dipinti, profondi sfondi scuri, facendo sì che alcuni volti dei suoi personaggi risultassero illuminati come da un riflettore.
Questo crea un contrasto elevato con effetti intensamente potenti e drammatici.


Negazione di San Pietro, c. 1610. Olio su tela, 94 x 125 cm. Metropolitan Museum of Art, New York. Nel chiaroscuro la luce indirizzata sulle dita della donna che accusa Pietro, sul soldato e sul volto e le mani di Pietro crea un simbolismo con cui Caravaggio racconta la storia di Pietro che rinnega Cristo tre volte .

Le innovazioni di Caravaggio ispirarono il barocco, ma questo nuovo stile utiizzò il dramma del chiaroscuro, senza il suo realismo psicologico.

Cattura di Cristo, 1602. National Gallery d'Irlanda, Dublino. L'applicazione di Caravaggio della tecnica del chiaroscuro si evidenzia con la luce sui volti e le armature nonostante la mancanza di una fonte visibile luce. La figura sulla destra è un autoritratto del pittore.


Furono poi due altri grandi pittori europei del Nord, il fiammingo Peter Paul Rubens e l'olandese Rembrandt van Rijn a portare il chiaroscuro a nuove altezze di drammatica tridimensionalità: Rubens, in opere come la Deposizione dalla Croce (1608-12, Onze-Lieve -Vrouve-Kerk, Anversa) e le conseguenze della guerra (1638, Palazzo Pitti), Rembrandt in dipinti come La lezione di anatomia del dottor Nicolaes Tulip (1632, Mauritshuis), Il Sacrificio di Isacco (1635, LErmitage), La ronda di notte (1642, Rijksmusem) e Betsabea (1654, Louvre).

Altri esponenti notevoli del chiaroscuro barocco nel XVII secolo furono i realisti
olandesi Gerrit van Honthorst (1592-1656) e Gerrit Dou (1613-75), il fiammingo Jacob Jordaens (1593-1678) e il bolognese Guercino (Giovanni Francesco Barbieri ) (1591-1666).


XVII secolo

Il pannello centrale di Peter Paul Rubens "Deposizione dalla Croce" (1610-1611) (a sinistra, sopra: il particolare della parte centrale - sotto il trittico completo) è modellato con chiaroscuro dinamico.


Fu commisionato a Rubens nel 1611. Nelle parti esterne è raffigurato san Cristoforo, protettore della confraternita che aveva commissionato la pala, per la figura del quale si ispirò all'Ercole Farnese e all'Adamo di Michelangelo nel Giudizio Universale.

Nell'affrontare il tema della Deposizione Rubens aveva ben presenti i modelli italiani che aveva voluto studiare durante il suo soggiorno nella penisola, oltre ad esempi di Daniele da Volterra e di Federico Barrocci

Fu influenzato soprattutto dalla pala di Ludovico Cigoli esposta nella Galleria Palatina di Firenze. La drammatica ma pacata solennita' della scena, ambientata in un'atmosfera notturna e' ben diversa da quella della "Deposizione" di Caravaggio (in basso a sinistra), opera esemplare della produzione matura dell'artista, segnata da una vena classica, come si vede nel braccio calato sulla pietra tombale.

Il corpo livido del Cristo e' sostenuto da San Giovanni e Nicodemo. In secondo piano la Vergine, la Maddalena e una delle pie donne , sono raffigurate in una composizione piramidale che ha il vertice nelle braccia della pia donna, col volto stravolto dal dolore rivolto verso il cielo


Lo spigolo della pietra in primo piano costituisce illusoriamente la base che sostiene tutto il gruppo.
I personaggi di questo capolavoro sono esseri umili: hanno i piedi sporchi, le vesti lise, volti spesso volgari ma molto intensi.

Molto diversi dai raffinati ed aristocratici personaggi che compongono l'opera di Rubens (in basso a destra).

Caravaggio
Rubens

Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1571-1610):

Deposizione dalla Croce (1602-1604),
olio su tela 300x203 cm, Pinacoteca del Vaticano

Pieter Paul Rubens (1577-1640):

Deposizione nel Sepolcro (1611-1612),
olio su tavola, 88x66 cm, National Gallery, Ottawa.

Rembrandt e la tecnica del chiaroscuro

I lavori di Rembrandt attraverso i meravigliosi risultati conseguiti con l'uso del chiaroscuro gli hanno valso, a pieno titolo, l'appellativo di "maestro della luce e dell'ombra.

Nel corso della sua carriera ha utilizzato questa tecnica per produrre alcuni dei dipinti visivamente e psicologicamente più suggestivi nella storia dell'arte. Grazie alla sua abilità nel contrasto, e nella manipolazione di luce e ombra, è stato in grado di raggiungere tre effetti specifici che sono diventati caratteristici del suo stile: intensità drammatica, ritmica armonia visiva e profondità psicologica.

L'uso del chiaroscuro per ottenere una intensificazione drammatica dell'azione o dell'atmosfera è qualcosa che Rembrandt ha appreso dallo studio di Leonardo e Caravaggio. Posizionando il punto di illuminazione su una grande figura centrale, attiva, e mettendo simultaneamente in sordina gli elementi dello sfondo, Rembrandt e i suoi predecessori italiani focalizzano l'attenzione dello spettatore su una specifica azione in una maniera simile al modo in cui viene usata l'lluminazione a teatro.

"Il filosofo in meditazione", Rembrandt

Inoltre, la manipolazione calcolata di luce ed ombra crea spesso stati d'animo che pervadono le sue figure, in modo da infondere loro un senso di entusiasmo ardente, o (più sovente) un senso di malinconia e di mistero. 

Allo stesso tempo, l'armonia ritmica visiva di luce e di ombra, caratteristica di molti dei dipinti di Rembrandt, crea un senso di movimento. In dipinti come La ronda di notte, la tela è increspata, con ritmi di contrappunto di luce, dando vita a una poesia visiva di ombre che si alternano con riflessi ricchi e lussureggianti di colori.

Lo spettatore non è invitato a leggere i contenuti significativi in modelli dinamici di luce e ombra, ma semplicemente a dilettarsi con le armonie formali, quasi-arrangiamenti musicali di tali schemi.

"Lezione di anatomia del dottor Nicolaes Tulp", Rembrandt, 1632, Royal Picture Gallery Mauritshuis, L'Aia





Autoritratto, Rembrandt, 1659 - National Gallery of Art Washington

Con la dimensione della profondità psicologica evocata da Rembrandt con l'uso del chiaroscuro, si arriva ad apprezzare il punto più alto della maestria indiscutibile di questo artista e di questa tecnica.

Nei suoi ritratti troviamo che i suoi visi, resi brillantemente, sono profondamente segnati con le ombre. Questo li rende simili a un testo da decifrare da parte dello spettatore.

L'ombreggiatura espressiva in questi ritratti tende a convergere attorno agli occhi e le altre cavità facciali (guance, bocca, ecc), dando ai dipinti uno spazio così come un senso di profondità psicologica.

Gli occhi, in particolare, sembrano particolarmente remoti e distaccati dalla scena del ritratto, creando l'idea che siano focalizzati interiormente su qualche particolare idea o emozione.

Inoltre, le sfumature del viso tendono a riprendere normalmente le ombre che circondano la figura nei ritratti di Rembrandt, collegando visivamente queste ombre in maniera tale che il volto assuma un'aria introspettiva di distacco.

Il risultato è che i ritratti sembrano offrire uno squarcio nella mente delle figure di Rembrandt, anche se il contenuto del loro pensiero resta avvolto nell'ombra.
Pertanto, la profondità psicologica aperta dal chiaroscuro di Rembrandt è apparentemente senza fondo. Abbiamo cioè una forte sensazione che qualcosa di serio accada nella mente di questi personaggi, ma l'esatta natura dei loro pensieri e sentimenti è, nella migliore delle ipotesi, solo oscuramente implicita.    


Uomo con elmetto dorato, Rembrandt, c. 1650, Gemldegalerie, Berlino,


XVII - XVIII secolo

La tradizione del chiaroscuro è stata mantenuta durante il periodo rococò da pittori come Jean Honoré Fragonard (1732-1806) in opere come L'Altalena e la vite (1777, Louvre), e da Jean Antoine Watteau (1684-1721) con i chiaroscuri tenui degli sfondi verdi delle sue feste galanti. È stato inoltre esemplificato nella morte di Marat del neoclassico Jacques-Louis David (1748-1825) e in La Grande Odalisca (1814, Louvre) da parte del classicista Jean Ingres. In Inghilterra, il chiaroscuro è stato usato dall'espressionista romantico John Henry Fuseli (1741-1825) in Lady Macbeth sonnambula (1784, Louvre), da Joseph Wright of Derby (1734-97) nella bottega del fabbro (1771, Derby Art Gallery) e in diversi gruppi di grandi dimensioni con forti chiaroscuri, come il Planetario .

L'Altalena e la vite (in francese: L'escarpolette), Jean-Honoré Fragonard, 1767, Wallace Collection, London

“La Grande odalisca” Jean Ingres (1814); Parigi, Louvre

La morte di Marat Jacques-Louis David, 1793, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts

La bottega del fabbro, 1772, Joseph Wright of Derby, Tate Collection
Jean-Antoine Watteau, Love in the Italian Theatre (1714)
Lady Macbeth sonnambula, John Henry Fuseli, 1772, Louvre, Parigi

In Spagna Francisco Goya utilizzò una varietà di chiaroscuro leggeri e pesanti in opere come Cristo sulla croce (1780, Museo del Prado) , Maja desnuda (1800, Prado), Saturno che divora il suo Figlio (1821, Prado).

"Cristo sulla croce" 1780, Francisco Goya, Museo Nacional del Prado,Madrid

"La Maja Desnuda", 1799-1800, Francisco Goya, Museo del Prado, Madrid

"Saturno divora suo figlio" 1819-1823, Francisco Goya, Museo Nacional del Prado, Madrid


Chiaroscuro e Tenebrismo

Tenebrismo è stato definito lo stile pittorico manierista, influenzato da Caravaggio, usato da un gruppo di artisti del Nord Europa e della Spagna. .

Il Tenebrismo fu particolarmente praticato in Spagna da artisti come Francisco Ribalta, Jusepe de Ribera e dei loro seguaci.

Adam
Elsheimer (1578-1610), tedesco residente a Roma, fu
un innovatore importante delle scene notturne, con alcune zone illuminate.
Le sue zone scure sono sempre piene di dettagli e di interesse,
rischiarate principalmente dal fuoco, e, talvolta, dal chiaro di luna. A differenza di Caravaggio, le sue zone d'ombra contengono particolari molto sottili ed interessanti.



Sia chiaroscuro che tenebrismo si occupano del trattamento della luce e dell’ombra in una pittura o un disegno bidimensionali.
A prima vista un dipinto tenebrista potrebbe sembrare molto simile a quella che contiene forti effetti chiaroscurali.

Tuttavia, vi è una chiara differenza teorica tra i due termini. Come descritto in precedenza, chiaroscuro è una tecnica pittorica di ombreggiatura utilizzata specificamente per conferire ad oggetti piani un senso del volume: renderli, cioè, tridimensionali. Il tenebrismo è una tecnica compositiva di scuro e luce per cui alcune zone del dipinto sono mantenute scure (anche completamente nere), consentedo a una o due aree di essere fortemente illuminate in maniera tale da creare un confronto molto netto.

Il martirio di San Bartolomeo, Jusepe de Ribera, 1634, National Gallery of Art, Washington.
Fuga in Egitto, Adam Elsheimer, Alte Pinakothek, Monaco


Il Tenebrismo viene utilizzato esclusivamente per l’effetto drammatico (a volte è chiamato “illuminazione drammatica”). Non vi sono modelli coinvolti: nessun tentativo di fornire un senso di tridimensionalità. In effetti,
l'oscurità tenebrista è puramente negativa, mentre l’ombra del chiaroscuro contribuisce a creare una forma positiva.

La differenza tra tenebrismo e altre forme di chiaroscuro è stata espressa da Rudolf Wittkower:

"Con la luce di Caravaggio isola, non crea nè spazio nè atmosfera. L'oscurità nei suoi quadri è qualcosa di negativo, è buio dove la luce non è, ed è per questo motivo che la sua luce colpisce le figure e oggetti come fossero dei solidi, forme impenetrabili, e non le dissolve, come avviene nell'opera di Tiziano, Tintoretto e Rembrandt. "

Artemisia Gentileschi, uno dei pochi artisti di sesso femminile del Barocco, anche lei seguace di Caravaggio, fu esponente del tenebrismo.

Il termine di solito è applicato agli artisti a partire dal XVII secolo, anche se Tintoretto e El Greco a volte sono descritti come tali.
El Greco ha dipinto tre versioni di una composizione con un ragazzo, un uomo e una scimmia raggruppati nel buio intorno a un'unica fiamma.

A Caravaggio è generalmente attribuita l'invenzione dello stile, ma il termine "tenebrista" è più probabile che si applicasse a pittori posteriori che seguirono la sua influenza.

Scimmia, ragazzo che accende una candela e uomo, El Greco, 1587 National Gallery of Scotland, Edimburgo

La Tecnica

Con questa tecnica, che consiste nel graduare un colore da un tono chiaro ad uno scuro in base all’angolazione rispetto alla fonte luminosa, si riesce a rendere la sensazione tridimensionale, dando risalto plastico alle immagini mediante la transizione dei chiari e degli scuri e il gioco dei riflessi.

Tutto ciò presuppone una luce temperata e diffusa, per dar luogo alla progressione dagli scuri più intensi, che non giungono mai al nero, ai massimi chiari, che non arrivano mai al bianco puro.

Nello studio della figura, la tecnica del chiaroscuro ha un valore importantissimo in quanto conferisce il vero volume e leffetto della tridimensionalità e questo vale anche in fotografia.

L'effetto deve essere applicato con una certa gradualità, distribuendo correttamente luci ed ombre, in maniera tale da imitare la realtà, senza nuocere alla leggibilità della forma.

Qualunque figura è visibile solo se investita dalla luce, diretta o indiretta, forte o debole, netta o diffusa. E' la luce a dare rilievo a forme e volumi producendo ombre e penombre.

Analizziamo quindi le varie tipologie di ombre:
• la parte in ombra di un oggetto che viene investita dalla luce, si dice: ombra propria;
• lombra proiettata dalloggetto sul fondo o su altri oggetti: ombra portata;
• gli effetti ottenuti dal contrasto che lombra propria crea al confine con la zona di luce (in cui raggiunge il massimo delloscurità ed appare attenuata dallaltra parte), dove compare una specie di luminosità riflessa, si chiamano appunto riflessi.


Se la luce proviene da ununica sorgente, illumina gli oggetti in base ad un specifico insieme di regole.

Chiaroscuro di un oggetto non trasparente

Un oggetto non trasparente illuminato da un'unica sorgente luminosa genera 5 diverse tonalità:

- punto massima luce (highlight);
- zona illuminata (light);
- zona in ombra (shadow);
- luce riflessa (reflected light);
- ombra portata (cast shadow).


L’uso del termine

Luso del termine francese, obscur-clair, è stato introdotto per larte nel XVII secolo dal critico Roger de Piles, nel corso di una celebre discussione sulle caratteristiche del disegno e del colore in pittura (Débat sur le coloris). In inglese la parola è stata utilizzata, in italiano, verso la fine del secolo XVII.
Il termine venne usato meno dopo la fine del XIX secolo, anche se i movimenti espressionista e di altri moderni utilizzarono ampiamente questa tecnica. Soprattutto dopo il grande rilancio della reputazione di Caravaggio, nel XX secolo, viene usato principalmente per gli effetti di chiaroscuro forte come il suo, o come quelli di Rembrandt.


Psicologia

L’uso che gli artisti fanno della luce e dell’ombra, del chiaroscuro, dei forti contrasti assume anche grande importanza psicologica. L’ombra può rappresentare un dubbio, un falso, una pulsione o una proibizione.


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