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| Mario Minniti, allievo, amico e compagno di Caravaggio, era un giovane siciliano quando giunse a Roma nel 1593. Visse con Caravaggio e si trova raffigurato in almeno dieci personaggi nei quadri del Merisi arrivati fino a noi:
Fanciullo con canestro di frutta, 1593c., A destra: ritratto di Marco Minniti, da Memorie dei pittori messinesi, C.Grosso, 1821, Messina. |
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Mario Minniti di Siracusa, nato l'8 dicembre 1577. Arrivò a Roma quando Caravaggio lavorava per il cavalier d'Arpino, non aveva ancora sedici anni ed era una versione più giovane, dell'artista stesso, già con un curriculum tempestoso alle spalle. Orfano da un anno, s'era imbarcato «fugiasco sulle galee della religione di Malta per involarsi da un intrico occorsogli a Siracusa», poi aveva raggiunto Roma, «asilo di sicurezza». Anche lui aspirante pittore pieno di speranze, aveva trovato lavoro «con un siciliano pittore, che vendeva quadri a dozzina». Lo stesso siciliano per il quale Caravaggio stava facendo lo stesso: quel Lorenzo che lo portò all'ospedale quando si ammalò o fu ferito dal calcio di un cavallo. Merisi, ventidue anni, e Minniti, sedici, erano tutti e due poveri, sconosciuti e ambiziosi. Mario stava in piedi la notte a lavorare ai suoi disegni, rifacendosi del tempo perso a guadagnarsi il pane di giorno e l'amico «servivagli di sprone ai fianchi». Entrambi avevano in odio il lavoro nella bottega ed erano «risoluti perciò allontanarsi dalle goffaggini di un tal maestro» per vivere e lavorare insieme. Forse Prospero Orsi li aiutò a trovare la «commodità d'una stanza» nel vicino palazzo di monsignor Petrignani, dove nel 1595 l'artista «fece molti quadri».

| I Bari, 1594, olio su tela, 94 cm × 131 cm, Fort Worth, Kimbell Art Museum | ||
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![]() Mario qui è ritratto due volte, fece infatti da modello per i due giovani che si fronteggiano. |
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| Concerto, 1595, olio su tela, 87,9 cm × 115,9 cm,New York, Metropolitan Museum of Art | |
Concerto di giovani era un formato da mezza figura composto da quattro ragazzi, parzialmente nudi, con camicie cascanti e drappi pendenti dalle spalle tenuti precariamente attorno ai corpi da occasionali e molli fiocchi. Tutto chiaramente allegorico. Il ragazzo più giovane (Mario) che nell'angolo in fondo a sinistra, alato, con la faretra piena di frecce, si stava staccando qualche acino d'uva, era Eros stesso.
Il ragazzo in primo piano che, visto di spalle e seminudo, teneva in mano la musica del madrigale sembrava premere il ginocchio della sua gamba sinistra, nuda, contro l'inforca tura delle gambe, con le ginocchia nude, del suonatore di liuto. Non c'era spazio immaginabile per la gamba sinistra di quest'ultimo. |
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Caravaggio aveva fatto posare i suoi modelli separatamente e poi li aveva sovrapposti sulla tela. Nel tentativo di attenersi alle prescrizioni allegoriche del cardinale, si era infilato in un labirinto visivo perdendo di vista la realtà dello spazio. Parte del messaggio sarebbe andata comunque perduta, nella successiva tempestosa vita del dipinto, quando la musica sarebbe stata parzialmente cancellata. Questo tirarsi indietro dalla realtà si rivelava, a un altro livello, nel suo raffigurarsi (avendo ventitré o ventiquattro anni) nel ragazzo sullo sfondo, che si sarebbe detto avere quasi otto anni di meno o al massimo l'età di Mario e degli altri modelli, mentre in realtà ne aveva sei di più. Se, com'è probabile, l'artista rimediò in questo modo a una carenza di modelli, era comunque sconcertante vederlo identificarsi tanto appassionatamente, tanto spudoratamente, con i suoi oggetti di desiderio. Eppure, se questa soffocante scena musicale, che prima di danneggiarsi doveva essere un bellissimo dipinto, rappresentava un'involuzione rispetto al mondo della strada delle tele che avevano catturato l'occhio di Del Monte, la riconoscibilità dei volti dei ragazzi portava a chiedersi che cosa esattamente stessero combinando nel mondo reale, e anche che cosa ci facesse lo spettatore in quello spazio chiuso, quale fosse l'invito. Un ulteriore tocco di voyeurismo che i guasti del tempo non avrebbe cancellato. |
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| Suonatore di liuto, 1595 -1596 | ||
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Suonatore di liuto 1, 1595 1596, olio su tela, 94 cm × 119 cm, San Pietroburgo, Ermitage |
Il modello del 2° quadro, per alcuni potrebbe essere Pedro Montoya, cantore castrato della cappella sistina |
Suonatore di liuto 2, 1595 1596, olio su tela, 100 cm × 126,5 cm, New York, Metropolitan Museum |
| Verifica il confronto grafico delle immagini: |
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Mario si sposa e torna in Sicilia A ventitrè anni Mario: Dopo la condanna di Caravaggio anche Mario, che secondo alcuni (erroneamente) era il quarto uomo (con Onorio Longhi e Petronio Troppa, che rimase gravemente ferito) nel gruppo che partecipò alla zuffa omicida, riparò a Siracusa con la moglie. Un biografo siciliano racconta: “in essa per un omicidio casualmente commesso non poteva andar libero, quindi convennegli star rifuggiato nel convento de Padri Carmelitani”. Il suo stile naturalmente si ispira a quello del maestro, realizzando però un sistema pittorico più discreto riuscendo a fondere i due tipi di pittura in una formula che sarà accolta con favore dagli artisti e dalle committenze siciliane. |
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Le cinque piaghe del Signore, di Mario Minniti, Agira (Enna), chiesa di Sant’Antonio |
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