Cultor College"Cecco" - Francesco Boneri "Caravaggino"
(nei dipinti di Caravaggio)
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Francesco "Cecco" Boneri, in seguito conosciuto come il "Caravaggino" anche lui di origini lombarde, fu allievo, modello, compagno di avventure e secondo molti anche amante del Caravaggio.
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Francesco Boneri [Cecco del Caravaggio]: cacciata dei mercanti dal tempio, 1610-1615, Berlino, Staatliche Museen |
In molti dipinti Caravaggio sembra aver usato come modello Cecco, in "Amor vincitore" il biografo dell'epoca Giovanni Bellori (Roma, 1613 - 1696) lo cita espressamente. Il suo viso si può riconoscere in altre opere che proponiamo di seguito mettendo in evidenza il volto del protagonista per facilitare un confronto. Lo studio dell'identità dei modelli del pittore può aiutare a comprendere meglio la personalità dell'artista, la sua storia e le sue motivazioni.
I dipinti in cui si può essere presente Cecco sono:
San Giovanni Battista (Giovanni nel deserto), c. 1598
Sacrificio di Isacco, 1598 c.
Conversione di Saulo, 1601
San Matteo e l'angelo, 1602,
Amor vincitore - Amor omnia vincit, 1602,
San Giovanni Battista (Giovane con un montone), 1602,
Sacrificio di Isacco, 1603,
San Giovanni Battista 1604,
Davide e Golia, 1599,
Davide con la testa di Golia, 1609-1610
Davide con la testa di Golia, 1607,
San Giovanni Battista, 1610 c.
Qual era il ruolo di Cecco?
Tra il 1649 e il 1651, un inglese appassionato d'arte, Richard Symonds, visitò il palazzo Giustiniani per studiarne i dipinti. Sul suo diario riportò alcune note descrittive e le quotazioni (elevatissime) dell'epoca. Aggiunse anche qualche spiegazione suggerita da un membro (o da un impiegato) della famiglia Giustiniani.
Nelle sue pagine, soprattutto quelle dedicate al dipinto "Amor vincitore" si può leggere una testimonianza diretta del ruolo di Cecco, «Checco», il nome trascritto foneticamente da Symonds.
Nell'ultima riga della sua annotazione Symonds spiega cosa intendesse dire con l'affermazione che Cecco «era il suo ragazzo»: era cioè il ragazzo o servo di Caravaggio che giaceva con lui, «his owne boy or servant thait laid with him».
In un censimento parrocchiale del 1605, tre anni dopo che l'artista aveva dipinto questo quadro, vi era elencato un certo «Francesco» che viveva con Caravaggio nelle sue stanze d'affitto a Roma, descritto come «garzone» di età non specificata.
Il lavoro del garzone di un pittore comportava il macinare i colori, montare le tele sui telai e applicarvi l'imprimitura. Era una sorta di apprendistato durante il quale un giovane si familiarizzava con le basi del mestiere.
La relazione tra il maestro e l'apprendista non era necessariamente formalizzata e vincolante dal punto di vista finanziario, in quanto servo, non era esattamente un allievo. Posare come modello per il maestro faceva parte dei normali doveri del garzone e dormire con il proprio padrone - in casa erano da soli - non era una cosa rara fra i servi e i modelli degli artisti.
Pittore e ragazzo, secondo il documento parrocchiale, facevano regolarmente la comunione durante la messa.

| Amor vincitore - Amor omnia vincit, 1602, olio su tela, 156 cm × 113 cm, Berlino, Staatliche Museen. | ||||||||||
Vincenzo e suo fratello Benedetto Giustiniani, genovesi, erano tra i personaggi più in vista della città papale. I due fratelli non si scandalizzavano delle figure “pasoliniane” che popolavano le tele del grande artista, e mentre Benedetto si preoccupava di aiutare le prostitute, Vincenzo (che aveva la cortigiana Fillide tra le sue ragazze preferite) si precipitava a comprare le opere di Caravaggio rifiutate dalla committenza ufficiale. |
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| Confronta il viso in questo quadro con quello in San Giovanni Battista: |
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Qualcuno, però, asserisce che il drappo verde servisse a nascondere un'immagine che la morale riteneva indecente. Il quadro rimase a Palazzo Giustiniani fino a quando fu inviato a Parigi nel 1812 insieme a gran parte della collezione comprata dal pittore Chevalier Fered Bonnamaison, poi acquistata in blocco dal re di Prussia per il museo di Berlino dove si trova ancora oggi.
Tutto questo, però, avvenne molto tempo dopo. Nel 1602 Cecco è in piena adolescenza, e se "Amor vincitore" sfruttava la sua condizione ancora acerba, l'altro dipinto in cui venne ritratto quell'anno (quello illustrato qui sotto) mostrava il suo corpo più maturo, le membra più allungate e i muscoli più tesi. Questo quadro aumentava la sua provocazione visiva a livelli molto pericolosi. Il 1602 fu l'anno in cui Caravaggio, forte dei suoi protettori, pensava di riuscire a passarla sempre liscia, qualsiasi cosa facesse. Oppure semplicemente non si curava delle conseguenze. |
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| San Giovanni Battista (Giovane con un montone), 1602, olio su tela, 129 × 94 cm, Roma, Pinacoteca Capitolina | |
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L'erotismo non è negato dai critici (sopratttutto dagli stranieri), tanto è sconcertante, così com'è sconcertante la sostituzione dell'agnello, simbolo del sacrificio di Cristo, con un montone o ariete, che se nei primissimi secoli del cristianesimo fu sì simbolo del Cristo, in epoca più recente è stato visto semmai come simbolo della lussuria e addirittura del demonio. |
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| Confronta il viso in questo quadro con quello in Amor vincitore: |
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Iconografia controversa Secondo una lettura cristiana S.Giovanni Battista sarebbe ritratto mentre abbraccia un ariete, simbolo del sacrificio di Cristo, giacché le sue corna venivano interpretate come un disegno "astratto" della croce. L'ariete veniva inoltre associato alla figura di Isacco nelle pitture delle catacombe paleocristiane; l'identificazione con Isacco è una recente via di attribuzione dell'opera: alcuni particolari sarebbero in tal senso rivelatori, quali l'espressione sollevata del giovane, nudo in quanto pronto per il sacrificio, il suo abbracciare l'ariete, ulteriore identificazione con la vittima sacrificale, il poggiare di entrambi i soggetti su una catasta di legna (la pira sacrificale), e insieme l'assenza degli attributi tipici del Battista, in primis la croce. Ancora una volta troviamo letture contrastanti quasi la tela fosse un test di Rorschach dove ognuno ci può vedere quello che vuole. La ricerca esasperata dei simbolismi a vollte può essere fuorviante, non è possibile che la bellezza in sè non possa essere un simbolo adeguato? |
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| In definitiva, ai sensi dell'arte, le preferenze sessuali di Caravaggio interessano poco, magari solo per individuare e comprendere scelte, sensibilità e motivazioni. Come ha affermato il critico Vittorio Sgarbi nel 2001: "Caravaggio sopporta ogni tipo di lettura. (...) [anche] quella omosessuale: non m'importa conoscere la vita privata di Caravaggio (...) però mi colpisce la sua ambiguità. Mi colpiscono quei giovani modelli, i suoi Bacco e i suoi Giovanni Battista, allusivi e lascivi come i ragazzi fotografati da von Gloeden. Una omosessualità intinta di cattolicesimo, come quella di Pasolini e di Testori e di altri maledetti nostri contemporanei quali Fassbinder e Genet". | |
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| Davide e Golia, 1599, olio su tela, 116 cm × 91 cm, Madrid, Museo del Prado |
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Questo quadro è quasi una premonizione, è infatti antecedente di sette anni alla serie in cui il Caravaggio ritrae sè stesso con la testa mozzata, a seguito della condanna a morte comminatagli a Roma. La figura di Davide, ancora una volta, appare quella di Cecco. Ulteriori notizie su questo quadro nella pagina degli autoritratti. |
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| Davide con la testa di Golia, 1609-1610, olio su tela, 125 cm × 101 cm, Roma, Galleria Borghese | |
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Era Cecco, senza dubbio, per quanto il viso e il corpo improvvisamente fragili e oscurati fossero cambiati rispetto a quelli del rubicondo angelo bambino dai capelli d'oro di cinque anni prima, e rispetto a quelli dell'esultante e insolente adolescente successivo. Cecco era comunque riconoscibile. I lineamenti erano i suoi, e soprattutto l'orecchio era lo stesso grande, arrossato e sporgente, generosamente incurvato, onnipresente nei ritratti del ragazzo, e più visibile fra tutti nel nudo raffigurante San Giovannino. |
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| Confronta il viso in questo quadro con quello in Amor vincitore: |
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Ulteriori notizie su questo quadro nella pagina degli autoritratti: |
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| Davide con la testa di Golia, 1607, olio su tela, 90,5 cm × 116,5 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum |
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Un quadro che non porta fortuna
Questo dipinto fu acquistato dal Conte di Villamediana a Napoli tra il 1611 ed il 1617. Lo sappiamo basandoci sulla notizia riportata da Giovanni Bellori che Villamediana tornò in Spagna con un David di Caravaggio. |
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Ulteriori notizie su questo quadro nella pagina degli autoritratti: |
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San Giovanni Battista, 1610 c., Galleria Borghese - Roma, Olio su tela cm. 159 x 124 |
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Probabilmente il quadro è stato commissionato dal cardinale Scipione Borghese e ancora oggi si trova nella collezione formata dal prelato. |
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| Confronta il viso in questo quadro con quello in Davide con la testa di Golia (1609-10): |
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La componente omosessuale di questi quadri è stata recisamente respinta da alcuni critici, soprattutto da Maurizio Calvesi: "In realtà la presunta omosessualità del Caravaggio, utile ad aggiungere un tocco al quadro del suo maledettismo, è probabilmente solo un abbaglio; e questo discende soprattutto da una discutibile esegesi di alcuni quadri del primo periodo romano, che presentano figure effeminate o ritenute provocanti"
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