Cultor College




Anna Bianchini - "Annuccia"

(nei dipinti di Caravaggio)

Figlia di prostituta e anche lei prostituta, dall'età di dodici anni, con capelli lunghi e rossi, fu sicuramente la più sfortunata delle quattro amiche che compaiono nella vita del pittore. Il volto di Anna "Annuccia" Bianchini si trova in quattro dipinti di Caravaggio:

Maddalena penitente, 1597,
Riposo durante la fuga in Egitto, 1597,
Marta e Maria Maddalena, ca. 1598,
Morte della Vergine, 1604.
Roma era una città popolata da un gran numero di prostitute. Una circostanza che non faceva scandalo neppure alla Chiesa, che raccomandava loro di frequentare le messe «deputategli a posta» nelle chiese di san Rocco e di sant'Ambrogio e di astenersi dall'attività il venerdì, il sabato e naturalmente «nelli giorni di festa». Tra queste c'era una certa Anna Bianchini «dai capelli rosci e lunghi». Figlia di un'altra cortigiana, toscana, probabilmente senese, arrivata a Roma poco dopo Caravaggio all'inizio del 1593.

Frequentava personaggi potenti al punto che una volta, arrestata con l'amica Fillide, benché le ragazze avessero rispettivamente solo quattordici e tredici anni, il giudice s'era rivolto loro chiamandole rispettosamente «Donna Anna» e «Donna Fillide».
A diciassette anni, Anna era già stata segnalata più di una volta in rapporti di polizia come frequentatrice di pittori.
Una sera d'aprile del 1597, i gendarmi avevano sedato un vivace litigio scoppiato fra Anna e una coppia di colleghe di nome Doralice e Livia. Dopo di che, le tre erano andate all'osteria del Turchetto, uno dei loro ritrovi abituali, per fare la pace su un bicchiere di vino. Lì, seduti ai tavoli, c'erano dei pittori. Evidentemente conoscevano le ragazze piuttosto bene, perché, quando entrarono, uno di loro le accolse dicendo ad alta voce: «Ecco qua Anna bel culo che ha».
Anna ricambiò con un
«forse tu hai il bel culo che io non ci attendo».
A questo punto l'innominato giovane pittore appioppò ad Anna un sonoro ceffone in pieno viso, il che, per ragioni rimaste oscure, ma che forse avevano a che fare con la rivalità fra le giovani, scatenò fra Anna, Doralice e Livia una nuova zuffa, che fece ricomparire i poliziotti che raccontano la vicenda nei loro verbali.

Anna la rossa

Un rapporto di polizia descriveva Annuccia «più presto piccola che grande» e dai «capelli rosci et lunghi». L' anno prima della rissa, mentre gironzolava nei pressi della stessa osteria con un gruppo di prostitute, Prospero Orsi e un altro giovane pittore, era scoppiato un altro incidente. Nel 1600, dopo un paio d'anni in cui sembra non avesse avuto guai con la legge, Annuccia Bianchini tornò a manifestare la sua vivacità una notte d'estate. Era sulla porta di casa con l'amica Livia quando passò di lì, con degli amici, il suo ex protettore. Anna non resistette alla tentazione di fargli una pernacchia, volarono insulti, e le ragazze si misero a prendere gli uomini a sassate.
Quando questi reagirono -
«volevano entrare dentro e me volevano toccare il culo» avrebbe spiegato in seguito Anna al magistrato, lei li aggredì con un coltello, che un testimone vide scintillare alla luce della luna.
L' episodio non è che uno dei tanti, ma il suo interesse sta negli insulti che vennero scambiati.
Uno degli uomini chiamò Anna una
«frustata», lei lo tacciò di bugiardo e contrattaccò gridando che a finire alla gogna, perché prostituiva le donne, era stato piuttosto lui. Far frustare le prostitute e portarle in processione per la città sul dorso di un asino era uno dei mezzi per imporre la morale pubblica di cui Clemente VIII era più entusiasta. Considerata l'improvvisa scomparsa per due anni di Annuccia dai verbali giudiziari, dopo il 1597, viene da pensare che forse nell'insulto lanciato quella notte dall'uomo una qualche verità ci fosse; forse la ragazza era davvero stata «frustata» e, per un po', era sparita dalla circolazione. La graziosa "Maddalena penitente" , con i suoi «capelli rosci et lunghi», poteva essere un'immagine o un ricordo dell'Anna Bianchini, con la quale l'artista aveva scambiato oscenità all'osteria, reduce da un brutale scontro con le forze incaricate di vigilare sul decoro sessuale e la boccetta sul pavimento quella dell'unguento per medicare le ferite provocate dalle frustate.


Maddalena penitente, 1597, olio su tela, 122,5 cm × 98,5 cm, Roma, Galleria Doria Pamphilj.

Il biografo dei pittori del seicento romano, Giovanni Bellori, a proposito del quadro scrive: "Dipinse una fanciulla a sedere sopra una seggiola, con le mani in seno in atto di asciugarsi li capelli, la ritrasse in una camera, ed aggiungendovi in terra un vasello di unguenti, con monili e gemme, la finse per Maddalena".

La fanciulla era Anna Bianchini, non si stava asciugando i capelli e appare dolente, forse proprio per la punizione inflittale dalla giustizia.

L'utilizzo di uno specchio convesso per ritrarre la scena dall'alto dona all'immagine una prospettiva schiacciata, che riduce le gambe ed enfatizza l'ovale che racchiude il busto nella linea conclusa formata dalle braccia conserte e dal capo reclinato.

Anna aveva un desiderio: possedere un quadro che rappresentasse la Maddalena. Come siano andate le cose non è dato sapere, ma i fatti documentati lo possono suggerire. Caravaggio nel 1596 la ritrae come Maddalena, suo primo soggetto religioso. Rispetto all'iconografia classica qui c'è qualcosa di nuovo e di assolutamente diverso: niente più plateali gesti di autopunizione, ma l'atteggiamento umanissimo di una persona che si sente peccatrice e che chiede, oltre al perdono, una Presenza vera accanto a sé. Come scrisse un poeta amico del pittore «questa immagine poteva commuovere Dio». Caravaggio dipinse il quadro ed è facile immaginare che, come ogni sua opera, anche questa finisse nelle mani del cardinal Del Monte, per il quale il pittore in quegli anni lavorava. Anna la ritroviamo due anni dopo, citata in giudizio per aver sottratto un quadro ad un certo Ludovico Bianchetti. Naturalmente si trattava di una Maddalena, con ogni probabilità di una copia di quella del Caravaggio, che in quegli anni contava già un notevole stuolo di imitatori. Voleva talmente quell'immagine cui, immaginiamo, aveva legato una speranza anche per la propria vita, da accettare il rischio di passar per ladra. Questa dunque è la storia vera del primo quadro religioso di Caravaggio.
Il secondo ha una vicenda senz'altro più tranquilla: è la Fuga in Egitto, pure conservata alla Doria Pamphilj di Roma. Dove, va ricordato, la Madonna che, con tanta tenerezza, china il suo capo a proteggere il sonno del bambino, ha ancora le fattezze di Anna Bianchini.


Riposo durante la fuga in Egitto, 1597, olio su tela, 135,5 cm × 166,5 cm, Roma, Galleria Doria Pamphilij.

Bellori riferisce come Caravaggio prendesse i suoi modelli per strada. Forse, qualche volta, accadeva così, ma più probabilmente erano persone che l'artista conosceva da prima di trasferirsi a palazzo Madama, e che aveva continuato a frequentare. Gran parte dei suoi personaggi, quelli che non erano artisti o loro aiutanti o non meglio definiti «galant'huomini», erano prostitute e loro parassiti, ruffiani, affittacamere, protettori, amici e madri che trovavano lavoro nell'orbita delle donne.

Artisti e prostitute, che costituivano due delle pochissime comunità di lavoratori a Roma, avevano molto in comune, non ultima l'intimità con uomini di Chiesa.

Caravaggio dipinge la realtà e per farlo usa i personaggi della sua realtà quotidiana, spesso identificandocisi raffigurando sè stesso nelle sue composizioni, studiate e assemblate come in un set fotografico. Alla domanda dei suoi detrattori: "Come può essere bella o santa una cosa brutta o sporca?" rispondono i suoi lavori con la "bellezza delle emozioni".


Marta e Maria Maddalena, ca. 1598, Olio su tela, 100 cm × 134,5 cm,Detroit, Institute of Arts.

Arrestate insieme nel 1594 per essere state trovate fuori dal quartiere del bordello dopo il tramonto, , Anna e Fillide, le due cortigiane che erano arrivate insieme da Siena, ora erano ritratte insieme dal Caravaggio.



Ulteriori notizie su questo quadro nella pagina di Fillide.


Morte della Vergine, 1604, olio su tela, 369 cm × 245 cm, Parigi, Musée du Louvre.



Il dipinto fu commissionato per la cappella della famiglia Lelmi, nella chiesa di Santa Maria della Scala a Roma.
Venne rifiutato, perchè non rispettava l'iconografia classica della Madonna: priva di qualsiasi tributo mistico, con la faccia terrea, un braccio abbandonato, il ventre gonfio e i piedi nudi.

"Poiché aveva fatto con poco decoro la Madonna gonfia e con le gambe scoperte, fu levata via e la comperò il duca di Mantova e la mise in Mantova nella sua nobilissima galleria” scrive Giovanni Baglione (1642).
Ma c'è qualcosa di ancora più grave: a Roma si diceva che, per dipingere la Madonna, Caravaggio si fosse ispirato a una giovane donna morta affogata o, peggio, che nella Vergine il pittore aveva rappresentato “qualche meretrice sozza degli ortacci qualche sua bagascia, una cortigiana da lui amata” (G. Mancini, 1621).
Nel 1994 due studiosi, Riccardo Bassani e Fiora Bellini, hanno identificato la prostituta con Anna Bianchini. Probabilmente il pittore ha pensato al suo corpo sformato quando ha dipinto la Vergine, innaturalmente giovane e molto bella anche nella morte.

Molti collocano Caravaggio vicino alle posizioni pauperistiche di alcuni movimenti religiosi contemporanei, come gli Oratoriani o il cardinale Federico Borromeo, il quale predicava l'assoluta povertà del clero, e viveva egli stesso in una casa molto misera. Buona parte dei suoi lavori, indubbiamente, sono allineati con questo pensiero anche se le sue presunte varianti iconografiche non vennero necessariamente realizzate tenendo presenti le esigenze devozionali di questi movimenti: la Vergine ritratta come una giovane, perchè rappresenta allegoricamente la Chiesa immortale, mentre il ventre gonfio, rappresenta la grazia divina di cui è "gravida".

Ma forse, in certe valutazioni, si è ancora troppo legati all'antico principio secondo cui l'arte era al servizio del contenuto simbolico e non questo al servizio dell'arte. Per leggere Caravaggio si fa un'operazione diametralmente opposta a quella proposta dal pittore, si cercano iconografie intellettualistiche, perdendo di vista il contenuto estetico generale di comunicazione immediata.

“Compianto sulla vergine morta” adesso si trova a Louvre perché Rubens lo fece arrivare in Francia per sottrarlo alla distruzione a cui era destinato qui in Italia; proprio perché la Vergine, la Madonna morta, era il ritratto di una cortigiana morta, qualcuno aggiunge anche che era stata ripescata dal Tevere, annegata. Non si è mai saputo se si fosse trattato di omicidio o di suicidio, oppure di un incidente, ma questa ragazza – col ventre un po’ gonfio, scalza, coi vestiti e i capelli in disordine era tutto fuorché una vergine.


Anna Bianchini, dopo soli venticinque anni di vita sventurata, morì proprio nel 1604.


Prosegui la consultazione >>>
le ragazze: Fillide




© Contatti