Analisi Tecnico - Estetica dell'opera pittorica

Analisi del "Festino degli Dei" un capolavoro a più mani - Tiziano (6)

Tiziano

La partecipazione di Tiziano alla realizzazione del Festino è certa, rimane il dubbio sui tempi del suo intervento: secondo alcuni avvenne quando era ancora nella bottega del Bellini a Venezia, per altri in un secondo tempo a Ferrara per armonizzarlo con le altre tele dello studiolo del duca.


Attualmente sul dipinto, nel cielo, si vedono in trasparenza delle rovine. L'autore di questa parte, Tiziano, non intendeva assolutamente produrre questo effetto, si tratta infatti dell'usura del tempo che, col passare degli anni, ha fatto trasparire parte dell'immagine sottostante. Lo strato di pittura steso da Tiziano è diventato quasi trasparente lasciando intravedere le rovine che secondo questo studio sarebbero state dipinte dal Dosso.



Le rovine dipinte da Dossi sono state coperte da Tiziano, ma sono visibili ai raggi X.
Sul dipinto sono ancora visibili delle tracce delle rovine dipinte da Dossi e coperte da Tiziano.

Qui sono evidenziate in azzurro le rovine così come appaiono ai raggi X e come si intravedono, in traparenza, nel dipinto finale.


La sfida di Tiziano

Nel corso della mostra "Bellini, Giorgione, Tiziano e il Rinascimento della pittura veneziana" tenuta nel 2006 alla National Gallery of Art di Washington, David Alan Brown (curatore dei dipinti italiani per quel museo) pubblicò un saggio che indicava Il Baccanale degli Andrii (1525 circa) di Tiziano come una sfida al Festino degli Dei, non a caso vicini anche nella parete dello Studiolo del duca Alfonso.

Baccanale degli Andrii - Tiziano, Olio su tela 175 cm - 193 cm, Madrid, Museo del Prado

In particolare, per Brown, Tiziano gioca con ironia su tre figure presenti nel Festino: la bella Naiade Lotis, mollemente adagiata nell'angolo destro del quadro di Bellini, si trasforma così da simbolo della castità in bellezza languida e scollacciata (in pratica nuda) mentre il giovane Bacco, coronato di pampini d'uva, diventa un irriverente bambino che fa la pipì senza tanti complessi in mezzo a quelle figure ispirate ai fasti di Ovidio (da Sileno a Mercurio, a Pan) che vorrebbero testimoniare "l'incidente che tanto imbarazzò Priapo".

Tiziano trasforma anche il nobile ed elegante fagiano sull'albero del Festino in una grassa e rubiconda faraona. "Witty": spiritosi, ironici li definisce Brown nel suo saggio. Ma non certo senza motivo: "Quella ninfa sensuale - scrive Brown - non è che la prima di una lunga serie di donne nude che Tiziano dipingerà per compiacere in privato i principi padroni". Vuole insomma divertire il duca, ma anche dimostrare allo stesso tempo che "nessuno è capace di fare quello che fa Tiziano". L' ultimo atto di questa sfida fra Titani inizia nel 1513. Bellini è già molto vecchio e "Tiziano ambisce a prendere il suo posto di leader della scuola veneziana".

Scrive Brown: "Dopo la morte di Giorgione e Sebastiano del Piombo, Bellini rappresenta l'ultimo ostacolo per Tiziano". Passa un anno, Bellini riesce a terminare il Festino per lo studiolo del duca, dove più tardi si troverà accanto a tre capolavori di Tiziano (l'Offerta a Venere; Bacco e Arianna; gli Andrii) che per valorizzare ancora di più la sua opera era intervenuto addirittura sullo sfondo del Festino con l'idea di metterlo in sintonia con il Baccanale.

Brown, nel suo saggio, tende comunque a sottolineare due aspetti: l'insieme godereccio dei personaggi di Tiziano (il suo è "un vero baccanale" dove il vino si sente quasi scorrere) rispetto alla compostezza del Festino. Certo tutto è fatto con ironia: "Questa rilettura allinea Tiziano alla nuova arte del Rinascimento". E poi: Tiziano non dimentica certo la lezione dei classici, tanto apprezzata dal suo maestro Bellini (anche se negli Andrii c'è molto della perduta Battaglia di Cascina di Michelangelo) ma quelle coppe rovesciate davanti alle Ninfe non sono solo "virtuosismi da grande artista" quanto veri e propri segnali. Come a voler dire: caro Duca, tu sei colto e io sono la persona giusta per dimostrare al mondo tutta la tua cultura, perchè sono il più bravo.