Cultor College
Verso l'astrazione - 1
i colori della pittura del XIX e XX secolo
Matisse i Fauve aprono le nuove strade dell'Arte
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| Il cammino verso l’astrazione George Field fabbricante di colori, a metà dell'Ottocento, osservò che i maestri del passato erano stati costretti a «cercare un'armonia molto più limitata di quella della natura» perché i pigmenti di cui disponevano all'epoca non erano abbastanza brillanti. |
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Hermann von Helmholtz era dello stesso parere: «La rappresentazione che il pittore deve dare della luce e dei colori dell' oggetto ... non può fornirne una copia esatta in tutti i dettagli. In molti casi la scala di brillanza alterata che l'artista deve usare gli è di ostacolo» |
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| Una nuova corrente: il movimento Fauve Nel XX secolo l’uso del colore deve essere messo in relazione a Matisse, così come l'uso della forma è in relazione a Cézanne. Picasso affermò: «Se tutti i grandi coloristi di questo secolo avessero potuto comporre una bandiera che contenesse i colori preferiti da ciascuno, il risultato sarebbe stato un Matisse». Colori che rappresentano la gioia e il piacere puri, allietati dalle nuove tinte cobalto, cromo e cadmio della chimica del XIX secolo. Nel 1897 Matisse sostituì la sua precedente tavolozza spenta con una che danzava con gli azzurri, i verdi e i rossi brillanti dei pigmenti inventati da poco: una tavolozza molto simile a quella degli Impressionisti, benché egli non escludesse le terre, quali l'ocra gialla e il Siena. Usò il violetto cobalto, che appare solo di rado nell'Impressionismo, e adottò i nuovi rossi cadmio in sfumature chiare e purpuree.
Il rosso cadmio era stato la prima importante innovazione nei pigmenti rossi dopo l'introduzione della lacca carminio ottenuta dalla cocciniglia risalente al XVI secolo.
Il rosso Marte (ossido sintetico di ferro) era un perfezionamento dell'ocra rossa dell'antichità; la fabbricazione della lacca rossa fu migliorata agli inizi del XIX secolo, ma non portò colori nuovi; i rossi all'anilina non si affermarono mai per dipingere, e l'alizarina sintetica era la stessa che gli Egizi estraevano dalla radice di robbia.
Il rosso cadmio è fondamentalmente giallo cadmio (solfuro di cadmio) con un'aggiunta di selenio. Il selenio (chiamato in omaggio alla Luna) fu scoperto nel 1817. |
![]() La cameriera (the maid), Henry Matisse, 1896, olio su tela, cm. 90x74, Collezione privata. ![]() Il muro rosa, Henry Matisse, 1898, olio su tela, collezione privata. Due quadri che evidenziano il cambiamento dei colori sulla tavolozza di Matisse: in alto un lavoro del 1896, con toni smorzati, in basso un dipinto del 1898 dove si iniziano a vedere i toni accesi . |
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| Il rosso cadmio non fu in commercio fino al 1910. Nel 1919 l'industria chimica Bayer escogitò un mezzo affidabile ed economico per produrlo: modificando la quantità di selenio, il colore può essere regolato da arancio a rosso cupo. Matisse fu conquistato da questo nuovo rosso intenso, che aveva una grande stabilità. Riferisce che tentò, senza successo, di convincere Renoir ad adottare un rosso cadmio invece del tradizionale vermiglione |
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| Il colore è la struttura Matisse, come Cézanne, riteneva che fosse il rapporto tra i colori di un dipinto, non le forme, a dargli una struttura: «La composizione è l'arte di sistemare in maniera decorativa i vari elementi a disposizione del pittore per esprimere i suoi sentimenti ... Lo scopo principale del colore dovrebbe essere quello di servire l'espressione il meglio possibile». Questa espressività, pensava, non si poteva progettare in base a teorie sull'uso del colore, ma doveva provenire dalla sensibilità dell'artista: «La mia scelta di colori non poggia su una teoria scientifica; si basa sull'osservazione, sul sentimento, sulla natura stessa di ogni esperienza ... Cerco semplicemente di trovare un colore che si addica alle mie sensazioni». |
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| Tuttavia quando i coloristi istintivi parlano del proprio uso del colore, raramente sono coerenti. Matisse confessò di essere «per una buona metà scienziato» e fra i colleghi godeva della reputazione di pittore ligio alla teoria. Sicuramente derivò da Ogden Rood la nozione che rosso, verde e azzurro possono da soli «creare l'equivalente dello spettro» il che può realizzarsi nelle sintesi additive studiate da Rood, ma non nei pigmenti. Qui, tuttavia, può trovarsi il seme di La danza (in basso le due versioni) e La musica (a lato), entrambi del 1910, in cui questi colori appaiono in contrapposizioni uniformi, ognuno assegnato a un elemento in maniera quasi aristotelica: cielo azzurro, terra verde, carne rossa. |
![]() La musica, Henry Matisse, 1910, Museo dell'Hermitage, San Pietroburgo. |
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| La danza (prima versione), 1909, New York, Museum of Modern Art. | La danza, 1909-10, Museo dell'Hermitage, San Pietroburgo. | ||||||
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Alla fine del secolo, quando l'Impressionismo minacciava di creare un nuovo establishment, il Neoimpressionismo era moribondo e Van Gogh morto, vi era ampio spazio per una nuova avanguardia. Apparve dapprima nel movimento noto come Fauvismo, con Matisse come faro. |
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| Un dipinto della serie "Le ninfee" di Claude Monet | "The Roe Deer's Shelter in Winter," ("Remise De Chevreulis en hiver"), Gustave Courbet , 1866c., olio su tela. Musée des Beaux-Arts, Lione, Francia. |
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| L'eredità Impressionista Come ogni altro movimento di primaria importanza nel XX secolo, il Fauvismo era un discendente diretto dell'Impressionismo. Nell'atelier parigino di Gustave Moreau, Matisse aveva ricevuto una formazione classica, ma di larghe vedute, nell'ultimo decennio dell'Ottocento, subendo però nel 1896 il fascino dell'Impressionismo. Il giovane pittore ebbe la fortuna di essere riconosciuto dal più generoso e intuitivo degli Impressionisti, Camille Pissarro, che incoraggiò anche Gauguin e Cézanne e patrocinò il genio di Van Gogh. |
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| L’entusiasmo di Matisse lo portò verso un'altra direzione. Nelle opere di Cézanne non trovò solo una resurrezione dell'idea - sepolta fin dai tempi degli antichi maestri veneti - del colore come mezzo costruttivo, ma anche l'accento posto sull'importanza dell'armonia e dell'equilibrio dei toni, a cui alcuni altri fauve prestavano scarsa attenzione. Da Gauguin, intanto, Matisse imparò a conoscere l'impatto e la forza emotiva dell'arte primitiva e anche ad apprezzare l'uso del colore piatto invece che modellato. Come Van Gogh e Gauguin, venne fortemente influenzato dalle stampe giapponesi in voga in Francia verso la fine del XIX secolo. Egli riconobbe gli influssi subiti: «Dire che il colore è divenuto ancora una volta espressivo è riassumerne la storia ... Da Delacroix a Van Gogh e specialmente a Gauguin, attraverso gli Impressionisti, che sgombrarono la via, e Cézanne, che diede l'impulso finale e introdusse i volumi colorati, possiamo seguire questa riabilitazione della funzione del colore, questa restaurazione del suo potere emotivo». Ma mentre per Gauguin il colore aveva sottintesi mistici e simbolici, per Matisse era semplicemente la sostanza con cui si compongono i quadri. |
![]() Papà Tanguy, Vincent Van Gogh, 1887-8, cm. 92x75, museo Rodin Parigi. Questo dipinto raffigura il mercante di colori Julien Francois Tanguy (che riforniva buona parte dei pittori di quel periodo) davanti ad alcune stampe giapponesi. |
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In molti dei suoi dipinti bandisce dalla tela la profondità, costruendo una copertura bidimensionale di spazi colorati, quasi come un arazzo. «Ciò che impedisce a Gauguin di essere assimilato ai fauve» affermò «è il mancato uso del colore per costruire lo spazio e l'uso che ne fa come mezzo d'espressione emotiva». |
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| Derain parlò in questi termini della sua frequentazione di Vlaminck a quell' epoca nel sobborgo parigino di Chatou: «Eravamo sempre ebbri di colore, di parole che descrivono il colore e del sole che dà vita al colore». La tavolozza di Derain era persino più ampia di quella di Matisse, mancante solo di un primario o secondario: ha tutti gli altri colori cadmio, col cromato di bario (giallo limone) e il giallo Marte. L’impetuoso ed egocentrico Vlaminck usò i colori moderni senza mescolarli, producendo opere squillanti e stridenti, come Paesaggio con alberi rossi (1906), che abbagliavano, ma alla fine lo resero incapace di sviluppare uno stile personale (nel 1910 non faceva altro se non imitare Cézanne). |
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Paesaggio con alberi rossi, Maurice De Vlaminck, 1906, |
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| Si dice che Raoul Dufy (1877-1953), anch'egli appartenente al gruppo, rifuggisse da tutti i marroni e utilizzasse l'intera gamma dei colori di Marte (dal giallo al violetto), nonché il nuovo azzurro ceruleo. Si può sostenere che il Fauvismo, e non l'Impressionismo, rappresenti il frutto più glorioso dei progressi ottocenteschi della tecnologia del colore: la sua definitiva emancipazione dalla tradizione. Il Fauvismo balzò all'attenzione del pubblico nel 1905, quando il movimento fu battezzato in questo modo. Nella primavera di quell'anno, Matisse presentò al Salon des Indépendents (istituito dai neoimpressionisti) il quadro Lusso, calma e voluttà, di ritorno dal soggiorno a SaintTropez con Paul Signac. Suscitò molte discussioni e ispirò altri fauve verso il "divisionismo" al quale era approdato lo stile puntinista di Seurat. |
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| Raoul Dufy, Regatta at Cowes, (1934), Washington D.C. National Gallery of Art. | |
| Signac però insistette affinché il suo stile restasse legato da regole di contrasti e complementarietà di colore, che alla fine frustrarono ed estraniarono l'istintivo Matisse. In Lusso, calma e voluttà questi si preoccupa ben poco dell'esattezza scientifica: i suoi punti di colore sono troppo grandi per "funzionare" per sintesi ottica nel modo inteso da Seurat. Molto del divisionismo praticato da Matisse, Derain, Georges Braque e altri fosse semplicemente una scomposizione di colore in macchie non fuse (taches). Matisse rivela spesso una risolutezza quasi medievale nel preservare l'integrità del colore puro, criticando i neoimpressionisti per averlo indebolito con le loro miscele ottiche. |
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| Lusso, calma e voluttà (Luxe, Calme et Volupté), Henry Matissse, 1904, olio su tela, 98 x 118 cm, Museo d’Orsay, Parigi. | |
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Nell’estate del 1905, Matisse ritornò nel Sud della Francia con Derain, nella cittadina di Collioure. Lì perfezionarono lo stile che sarebbe stato considerato quello definitivo del Fauvismo. Vedendo la collezione di quadri di Gauguin, compresero che il futuro non era rappresentato dal divisionismo ma dal colore piatto: «Un'armonia di superfici intensamente colorate». Barche da pesca a Collioure, André Derain, 1905, olio su tela, 81 x 100.3,The Metropolitan Museum of Art, New York
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Le belve |
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| Ma il Fauvismo alimentava anche altri germogli. Il Ritratto con una striscia verde di Matisse, un omaggio alla moglie, dipinto verso la fine del 1905, sembra indicare la strada dell'Espressionismo, proclamando implicitamente la ridondanza delle teorie coloristiche dell'Impressionismo. Qui i complementari vengono sacrificati e si nota invece una forte dissonanza: vermiglione contro violetto, verde contro rosa e ocra. Retrospettivamente, sembra che col Nudo blu (1907) egli prepari il pubblico alle incredibili figure nude di Picasso. |
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![]() Sopra: Nudo blu (Souvenir de Biskra), Henry Matisse, 1907, olio su tela, Museum of Art, Baltimora.
A sinistra: Ritratto con riga verde (madame Matisse), |
| Forse perché troppo fertile, il Fauvismo ebbe una vita tanto breve: nel 1908 aveva già cessato di esistere come movimento coerente. In soli quattro anni attirò, seppure fuggevolmente, Kandinskij e Braque, il quale collaborò poi con Picasso nel dare inizio al Cubismo. Può forse essere visto come una specie di periodo di ripresa, un'assimilazione delle possibilità dei nuovi colori che gli Impressionisti avevano scorto solo in parte. Dopo Matisse, non fu più possibile tornare indietro. |
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