Cultor College|
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Origini: le influenze buddhiste della Corea e della Cina I metodi dell'architettura buddhista vennero introdotti da due mastri provenienti dal regno di Paekche in Corea nel 577. Le loro competenze furono utilizzate per costruire il primo tempio buddhista del Giappone, Asukamura, ad Asuka, nella prefettura di Nara. Nel tardo settimo secolo vennero edificati altri quattro templi: Asukadera, Kawaradera, Yakushji e Daikandaiji, finanziati dal governo e costruiti da operai edili e scultori qualificati. Questi lavoratori avevano appreso i metodi dai delegati che si erano recati nella Cina della dinastia Tang su navi Kentoshi. Nel 710, quando la capitale venne spostata da Fujiwara-kyo all'odierna città di Nara, si registrò un boom edilizio senza precedenti. La stessa città di Nara venne rifatta sul modello di Changan, capitale della Cina della dinastia Tang. |
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| Caratteristiche |
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| Un interno tradizionale giapponese dispone di varie stanze, disposte geometricamente, separate da porte mobili scorrevoli che possono essere aperte per creare grandi spazi aperti o stanze private chiuse. Le mura di carta traslucida tra le stanze permettono di percepire le ombre nelle stanze accanto, senza vedere chiaramente ciò che stanno facendo. L'elemento più espressivo dell'architettura giapponese è il tetto: "La bellezza più visibile dell'edificio è il tetto, con le sue curve e la modellazione scultorea" ha scritto Boorstin "Gli stili dell'architettura Shintoista si distinguono proprio per i tetti e la gerarchia d'importanza degli edifici non è in base alla loro altezza (come in occidente), ma per la conformazione del tetto».
Il tetto, in una struttura tradizionale, è fatto di legni pesanti disposti ad angolo retto, che si reggono grazie al loro peso. Ancora oggi gli ingegneri giapponesi dicono che quanto è più pesante il tetto tanto è più stabile la struttura. Così gli edifici poggiano su colonne a livello del suolo, piuttosto che su fondazioni profonde, in modo che possano ondeggiare e fluttuare durante un terremoto anzichè collassare. Un tetto pesante tiene insieme la struttura e stabilizza l'oscillazione. |
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| Tecniche di costruzione dell'architettura giapponese I carpentieri giapponesi tradizionalmente hanno lavorato maggiormente sulle parti esterne dei loro edifici, mentre gli occidentali si sono preoccupati di più degli arredi interni. Infatti i luoghi di culto e le case giapponesi tradizionalmente hanno pochi mobili. Prima che gli utensili elettrici azionati a mano fossero introdotti nel paese, nel 1943, la cassetta degli attrezzi del falegname giapponese conteneva 179 oggetti, per lo più strumenti di lavorazione del legno. I carpentieri giapponesi e asiatici lavorano sulla parte esterna delle strutture salendo su pali piuttosto che utilizzando ponteggi di tipo occidentale. |
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Falegnami e architetti giapponesi utilizzano le loro competenze non per decorare la superficie del legno, ma piuttosto per massimizzare l'effetto delle superfici disadorne. Le variazioni sono realizzate con legni diversi, cereali e finiture. Nelle falegnamerie giapponesi i pezzi di legno non sono accatastati in pile grandi, come nei depositi occidentali, ma sono organizzate per colore e grana. Gli accostamenti dei vari tipi di legno sono spesso gli stessi che si trovano in natura. Non ci sono libri che insegnino la carpenteria, le abilità sono tramandate solo attraverso il sistema dell'apprendistato. |
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Architettura giapponese, legno, terremoti e fuoco Solitamente si pensa che uno dei motivi principali per cui il legno era dominante nell'architettura giapponese rispetto alla pietra è che le strutture in legno erano meno vulnerabili ai terremoti. Ma non è sempre così: anche strutture in legno sono state spesso distrutte dai terremoti, inoltre sono più vulnerabili al fuoco e ai tifoni rispetto agli edifici in pietra. La pietra utilizzata nei castelli di Osaka, Nagoya e in altri luoghi per respingere la minaccia delle armi da fuoco europea, spesso ha resistito a terremoti meglio di templi e santuari di legno. |
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"Tegole, pareti mobili e anche i soffitti possono essere rapidamente smontati e portati via" ha scritto Morse. "La copertura è rapidamente spogliata di tegole e tavole, e la struttura rimanente è di lenta combustione per le fiamme. Gli sforzi dei vigili del fuoco, nel contrastare il progredire di un incendio, consistono principalmente nell'abbattere queste strutture regolabili e in tal senso è interessante registrare il fatto curioso che spesso i getti d'acqua non sono rivolti sulle fiamme, ma sugli uomini impegnati a smontare l'edificio!"
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| Architettura giapponese e Meteorologia Le case tradizionali sono state costruite più per contrastare il calore estivo piuttosto che il freddo invernale, partendo dal presupposto che i residenti potevano combattere il freddo coprendosi maggiormente. Quindi sono state costruite con materiali leggeri, legno, bambù, paglia e carta che forniscono poco isolamento ma che permettono alle brezze di entrare, favorendo la circolazione dell'aria e la dissipazione del calore. Nei vecchi tempi alcune case, in inverno, erano così fredde che i bambini andavano fuori a giocare per riscaldarsi.
Case e tetti molto sporgenti offrono protezione dalle forti piogge monsoniche. Durante la calda e umida estate giapponese, la gente ama mantenere la calma, creando l'illusione di freschezza con il suono dell'acqua corrente e del vento con campanelli che suonano alla minima brezza. |
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Sviluppo dell'Architettura in legno Le costruzione in pietra non mancano: sono state infatti utilizzate sofisticate tecniche per costruire soprattutto ponti e tombe. Ma nonostante questo, non è rimasto un solo esempio di antico edificio di pietra. "Lo sviluppo precoce della metallurgia giapponese può aiutarci a comprendere il loro uso precoce di legno" scrive Boorstin. La pietra può essere lavorata con la pietra, mentre la lavorazione del legno e delle costruzioni in legno richiede strumenti di ferro. Attrezzi di ferro, basati su prototipi portati dal continente asiatico, erano già ampiamente in uso quando l'architettura giapponese cominciò nell'era primitiva Yayoi (300 aC-300 dC). Un'altra componente importante è stata l'abbondanza di alberi di cipresso, un legno tenero, facile da tagliare. I primi carpentieri giapponesi non hanno nemmeno dovuto sviluppare seghe a taglio trasversale o piano, necessarie nei boschi con grani irregolari. Il cipresso ha anche una trama accattivante ideale per superfici disadorne. Con il 16° secolo la tipica casa giapponese raggiunge elaborati livelli di falegnameria, col pavimento sollevato da terra, poggiato su pali posati sulle fondamenta di pietra, che consentivano alla struttura di fluttuare in caso di un terremoto. Questo stile di casa è ancora dominante oggi nelle aree rurali. |
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I tipi di abitazioni tradizionali sono le case di paglia Minka, le residenze dei samurai, le case da thè, le trattorie tipiche, i rifugi di montagna e i ritiri Haokone. I Kuri sono magazzini tradizionali, riconoscibili dai loro muri spessi, d'intonaco bianco, progettati per proteggere le merci di valore dagli incendi. Stili unici di architettura hanno preso forma nel periodo Heian (794-1185). I palazzi e le case costruite durante questo periodo avevano elaborate sale di ricevimento, giardini scolpiti e travi in legno poggianti su pilastri. L'interno aveva pavimenti in legno con divisori fissi, schermi singoli e pieghevoli, tatami e altri materiali leggeri che permettevano di definire e modificare gli spazi liberamente. La casa giapponese tradizionale, come lo conosciamo oggi, ha le sue origini nelle case dei ricchi agricoltori nei primi anni del periodo Edo (1603-1868) costruite con strumenti e metodi importati dalla Corea e Cina. L'interno ha pavimenti in legno con divisori fissi. Attualmente nelle aree urbane, la ricerca del nuovo e la voglia di riqualificare prevale sulla volontà di conservazione. Molte case tradizionali sono andate perse perché i loro proprietari non possono pagare l'imposta di successione (che può raggiungere il 75 per cento del valore della proprietà) quindi sono costretti a vendere a chi ricostruisce. |
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