Cultor College


La scienza studia l'enigma di Angkor Wat

Riconoscimento biometrico facciale
per svelare i segreti delle Devata
le fanciulle celesti di grande bellezza



questo articolo è stato preparato con la collaborazione di:
The Cambodia Daily

Alla fine di agosto Michelle Vachon sul Magazine del più importante quotidiano della Cambogia ha presentato
questa ricerca. © 2010 The Cambodia Daily
This article was translated and appears
with the permission of the copyright holder.
No further reproduction is permitted.
di Kent Davis

direttore di DatASIA
l'organizzazione specializzata in studi, pubblicazioni e lezioni sul sud est asiatico
e responsabile di www.Devata.org
l'autorevole sito specialistico di ricerche interamente dedicato ad Angkor Wat in Cambogia

Il mistero di Angkor

Per secoli la giungla impenetrabile ha nascosto una civiltà perduta. Una volta riscoperto, il suo tempio più grande ha rivelato un tesoro unico: circa 2.000 incisioni che ritraggono i volti di una generazione scomparsa.
Il mistero? I soggetti sono esclusivamente di sesso femminile.
Utilizzando la tecnologia digitale di riconoscimento facciale, i ricercatori della Michigan State University stanno cominciando a svelare i segreti di queste donne, le "fanciulle di grande bellezza" di Angkor Wat.

Le Devata Khmer

Nella località che oggi è denominata Siem Reap, in Cambogia, il re Suryavarman II, al culmine della potenza dell'Impero Khmer, nel XII secolo, fece costruire Angkor Wat. Ancora oggi è la più grande struttura religiosa sulla terra, cinque volte più grande del Vaticano.

Tesoro nascosto


Dopo il crollo della civiltà Khmer, Angkor Wat venne fagocitata dalla giungla, rimanendo nascosta agli occidentali fino al XIX secolo, quando gli esploratori finalmente riscoprirono questo tempio ed il suo tesoro artistico, unico sulla terra: circa 2.000 ritratti di una generazione scomparsa, tutti rappresentanti esclusivamente donne.


Alcuni esempi delle incisioni raffiguranti Devata ad Angkor Wat.

Gli scienziati presenti alla Conferenza Internazionale su Pattern Recognition (CIPR) riunita ad Instanbul quest'anno hanno valutato un mistero particolarmente affascinante: chi sono le belle donne ritratte nel XII secolo al tempio di Angkor Wat?
La gente in tutto il mondo riconosce le cinque grandi torri, che si impennano per oltre venti piani sulla giungla, caratterizzando questo antico edificio. La vasta area archeologica di Angkor è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, ora è protetta dall'APSARA (autorità for Protection and Management of Angkor and the Region of Siam Rep) e ogni anno accoglie circa due milioni di turisti.


Dalla sua riscoperta, 150 anni fa, Angkor Wat ha affascinato viaggiatori, archeologi e ricercatori ma, nonostante le numerose ricerche, il tesoro più sorprendente del santuario è stato trascurato dagli studiosi, quasi fosse nascosto, e non in piena vista.
Come spiega Kent Davis: "Angkor Wat contiene la più straordinaria galleria di antichi ritratti del mondo, e ognuno di questi soggetti rappresenta una donna".
Per tutta l'immensa struttura in pietra sono raffigurate 1.796 singole donne asiatiche con incisioni molto dettagliate del viso e di tutto il corpo.
Gli studiosi le chiamano Devata o Apsara, in sanscrito significa fanciulle celesti di grande bellezza ed eleganza.



Ma chi erano queste donne? Perché i costruttori Khmer le hanno volute onorare? Perché i progettisti hanno scelto esclusivamente loro per ornare i monumenti più importanti?
Nessuno lo sa. Quando questa civiltà è crollata misteriosamente, sono svaniti anche i suoi architetti e i leader spirituali, senza lasciare documenti scritti che ne spiegassero la progettazione o il significato.




Le ricerche precedenti

Il libro di Saffo Marchal
Finora la spiegazione proposta era che questa complessa collezione di incisioni raffigurava semplicemente delle donne immaginarie o delle figure mitologiche che avrebbero dovuto servire il re nell'aldilà

E' stato scritto anche un breve saggio che sottolineava la somiglianza di alcune sculture con i lineamenti delle donne delle tribù delle colline.

Nel 1927, Saffo Marchal, la figlia di 23 anni di Henri Marchal , supervisiore dei restauri di di Angkor Wat, pubblicò un libro sulle acconciature, gli abiti e i gioielli di 1.737 Devata.

Robert McCarthy ha scritto che le sculture possono essere versioni idealizzate di donne reali che servirono al tempio
Del resto non bisogna neppure ignorare la possibilità che le donne venissero impiegate come guardiane.

Ci sono chiare differenze tra le Devata della galleria occidentale esterna (acconciature più elaborate), quelle dei cortili interni e quelle più grandi dei livelli superiori e della torre centrale (che appaiono con un'espressione più seria).

Si inizia studiando i volti
Dal 2005, Kent Davis ha studiato le Devata, in stretto contatto con lo storico dell'arte Peter Sharrock e l'archeologo Robert McCarthy, per accertare quale sia il loro ruolo, la loro rilevanza e il loro significato per l'impero Khmer che a quel tempo dominava il Sud-Est asiatico.

Nel 2008, Davis ha chiesto l'aiuto del dottor Anil Jain, uno dei maggiori esperti al mondo in computer vision e riconoscimento biometrico.

Per i due anni successivi, il dottor Jain e il suo team del Dipartimento di Informatica e Ingegneria della Michigan State University (MSU), hanno lavorato per creare un modello obiettivo di analisi biometrica informatica, per studiare e differenziare i volti di queste donne.
Due volti valutati dall'esame biometrico con 140 punti di riferimento per ciascuno. Inizialmente questi punti vengono delineati a mano individuando le quattro caratteristiche principali di un viso: occhi, bocca, contorno del viso e naso.
Lo studio iniziale del professor Jain e del suo team ha utilizzato questa tecnologia per individuare caratteristiche naturali simili tra le immagini digitali di un campione di volti di 252 Devata situate nel padiglione di ingresso di Angkor Wat chiamato Gopura Occidentale.

In un primo tempo docenti e studenti della Khmer Arts Academy (nell'immagine a fianco), hanno collaborato selezionando "vincoli a coppie", cioè scegliendo manualmente coppie di ritratti simili.
Tecnica di riconoscimento facciale

Come spiegano nella sintesi del loro studio dal titolo "Sculture di Clustering Face: Esplorando le Devata di Angkor Wat [scarica il PDF in inglese 925k]", Jain e il suo team hanno dovuto ideare un programma per confrontare sia le Devata ben conservate sia quelle rovinate, tenendo anche conto dei diversi tipi di pietra utilizzati. Una situazione che i programmi di riconoscimento biometrico finora esistenti non prevedevano.

Ogni ritratto è unico. Le incisioni mostrano una grande varietà di volti, pose, gioielli, abiti, età e decorazioni differenti. Un altro studio, ancora in corso, ha definito 65 caratteristiche per ogni ritratto, per un totale di 120.000 caratteristiche presenti nelle Devata.

Il metodo studiato dalla Michigan state University mette a confronto 140 punti di riferimento (immagine a fianco) per determinare i diversi gruppi facciali simili.
La prima selezione: otto gruppi di Devata

Lo studio analizza le proporzioni dei volti, la distanza degli occhi, le distanze naso - bocca - occhi, e le caratteristiche specifiche come orecchie e guance.

In ogni caso pur avendo definito tutte queste caratteristiche, lo studio ha preso in esame le quattro componenti principali (occhi, naso, bocca e contorno del viso) definendo così gruppi simili di Devata.


Le analogie emerse dalle immagini facciali hanno permesso la progettazione di algoritmi di selezione che hanno prodotto 8 raggruppamenti base.
Queste prime conclusioni sono state presentate alla Conferenza Internazionale su Pattern Recognition del 22 agosto 2010 a Instanbul, in Turchia.

Robert McCarthy, archeologo che lavora ad Angkor ha commentato: "Il riconoscimento facciale apre nuove vie di ricerca per la classificazione nell'arte e in archeologia.
Questo strumento scientifico elimina in parte l'interpretazione soggettiva e i pregiudizi insiti nella valutazione soggettiva e nei confronti dei tratti".
Le caratteristiche dei lineamenti di alcune Devata sono state danneggiate dall'erosione nel corso dei secoli.
I primi dati hanno definito una serie di etnie diverse che si potevano trovare in questa regione mille anni fa. Studiare le loro caratteristiche può offrire indizi sulle relazioni sociali e politiche di quel periodo, fornendoci un'impronta digitale genetica dell'Impero Khmer.

Il professor Peter Sharrock, della Scuola Universitaria di studi Orientali & Africani di Londra, vede un grande potenziale nello sviluppo di questa metodologia sperimentale: "Queste sculture dominano tutti i livelli del tempio, il più grande monumento di pietra sulla terra, eppure noi non possiamo ancora renderci pienamente conto delle loro diversità e variazione".


Il primo algoritmo di riconoscimento ha definito otto distinti tipi facciali (immagine in alto) in cui suddivuidere le Devata (sotto).
Peter Sharrock, come storico dell'arte, sottolinea il carattere multietnico che aveva Angkor: "C'è un documento cinese del 1225 che racconta come 200 donne straniere danzarono portando doni ed offerte a Buddha nei templi di re Jayavarman VII. Questo dimostra che Angkor era un centro internazionale".


La tecnologia di confronto obiettivo, il riconoscimento biometrico, si è quindi dimostrata strumento ideale per migliorare la comprensione antropologica, sociologica e storica di questa e di altre civiltà antiche.

Così, grazie a questo nuovo studio, le donne di Angkor Wat, hanno fatto un passo avanti per reclamare la loro giusta collocazione nella storia dell'umanità.




Le variazioni delle caratteristiche del viso


Mentre sono stati indivituati e segnati i punti di riferimento per le diverse componenti del volto, in questo studio iniziale sono stati catalogati i quattro dei componenti principali del viso (bocca, occhi, contorno del viso e naso) che hanno portato alla suddivisione delle Devata in 8 gruppi.



Nuove frontiere della cultura

Questo studio interdisciplinare non solo accumuna ricercatori di esperienza e formazione diversa, ma propone l'utilizzzo di nuove tecnologie, finora limitate ad altri campi, mostrando i benefici pratici dell'utilizzo di uno strumento obiettivo per confrontare complesse combinazioni di caratteristiche umane negli antichi ritratti.

Gli archeologi vedono un grande potenziale nel completare l'analisi dei volti di tutte le 1.796 Devata di Angkor Wat, tra cui è già possibile individuare diverse provenienze ed etnie: Khmer (Cambogia), Lao (Thailandia e Laos NE), Thailandia e Lanna (Thailandia North Central), Cinese (Asia orientale), Asia del sud, India, Cham (Vietnam), Primitive (Tribù di montagna) e dell'Arcipelago (Malesia-Indonesia).

Il riconoscimento facciale, dunque, permette di aumentare, interconnettendole, le nostre conoscenze antropologiche, sociologiche e storiche.


Il mistero delle donne di Angkor Wat oggi, finalmente, è vicino alla soluzione.




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